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CANTONE«Il telelavoro per tutto marzo è un'esagerazione. Ci aspettiamo una revoca anticipata se la situazione migliora»

12.01.22 - 17:03
La bocciatura di Stefano Modenini dell'obbligo che Berna propone di estendere fino a inizio primavera
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CANTONE
12.01.22 - 17:03
«Il telelavoro per tutto marzo è un'esagerazione. Ci aspettiamo una revoca anticipata se la situazione migliora»
La bocciatura di Stefano Modenini dell'obbligo che Berna propone di estendere fino a inizio primavera
Per il direttore dell'Associazione industrie ticinesi l'efficacia è anche dubbia: «Chi si è ammalato in queste settimane era probabilmente a casa e non in azienda».

LUGANO - A fronte di una quarantena che si accorcia, c’è un telelavoro che si allunga di parecchio. La proposta di estenderne l’obbligo sino a fine marzo raggela infatti la primavera del mondo produttivo: «Non riteniamo che sia una misura giustificata - afferma Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi. Per AITI il fatto di obbligare le persone a lavorare da casa, «anche dal punto di vista dei contagi, non è detto che sia meglio dell’impiego in azienda. Auspichiamo quindi che si faccia il telelavoro, ma per diverse attività non è comunque fattibile e in ogni caso giustificato dal punto di vista epidemiologico».

«Ci si ammala anche a casa» - Il boom di contagi nel periodo natalizio e post natalizio, secondo il direttore di AITI, ne sarebbero una prova. «Chi si è ammalato in queste settimane era probabilmente a casa e non al lavoro». L’efficacia delle misure di protezione attuate dai datori di lavoro non sarebbe stata finora smentita dai fatti: «La SUVA - ricorda Modenini - controlla regolarmente i posti di lavoro e sinora non ci sono mai stati grossi focolai nelle aziende. Significa che il lavoro fuori casa resta da abbastanza a complessivamente sicuro».

«Almeno si preveda una revoca» - Alla luce di queste considerazioni, secondo Modenini, «l'obbligo di telelavoro, che per noi non dovrebbe esserci, non si giustifica comunque sino a fine marzo. È un’esagerazione. Vediamo ora cosa diranno i Cantoni. Posso capire che non vogliano consultare le parti ogni due settimane, ma per lo meno dovrebbero prevedere una revoca anticipata dell’obbligo in caso di situazione sanitaria non preoccupante». Per Berna si tratta di una misura a costo zero, non così invece per i datori di lavoro: «Il telelavoro crea dei problemi organizzativi, poiché a chi è assente per malattia si aggiungono coloro che devono lavorare da casa». Sarebbe insomma particolarmente pesante in questo momento. «Ma penso che - aggiunge - non sia semplice nemmeno per gli enti pubblici visto che ci sono diversi servizi ai quali il cittadino deve poter accedere».

«Non accettiamo prediche dallo Stato» - Secondo AITI l’obbligo di telelavoro non viene preso attualmente alla leggera: «Tutte quelle attività che ragionevolmente si possono svolgere a casa vengono eseguite in modalità di telelavoro. Non è però detto che poi il dipendente passi tutta la settimana tra le mura domestiche. Perché ci sono attività che possono giustificare il ritorno in azienda». Quanto al fatto che i controlli paiono non esserci, Modenini nota che «anche nei negozi non mi sembra che qualcuno controlli quanta gente è effettivamente presente negli spazi di vendita». Il finale è una punzecchiatura allo Stato: «Il Cantone concede in maniera molto restrittiva i tempi di lavoro parziale, il telelavoro non è gradito e persino non concede, come invece la legge prevede per il privato, ai propri dipendenti di usufruire di giorni per assistere i familiari in cura. La predica dall’alto sinceramente la rispediamo al mittente».

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