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LOCARNO«Non guardava in faccia a nessuno, era un giornalista di razza»

29.03.24 - 14:39
Così l'editore Giò Rezzonico ricorda Lillo Alaimo, ex direttore del "Caffè" scomparso a 67 anni: «Aveva una cura del dettaglio pazzesca».
Ti-Press (archivio)
Alaimo ai tempi del "Caso Verda".
Alaimo ai tempi del "Caso Verda".
Fonte tio.ch
«Non guardava in faccia a nessuno, era un giornalista di razza»
Così l'editore Giò Rezzonico ricorda Lillo Alaimo, ex direttore del "Caffè" scomparso a 67 anni: «Aveva una cura del dettaglio pazzesca».

LOCARNO - Ha collaborato con Lillo Alaimo per oltre 40 anni. Dal 1980 al 2021. L'editore Giò Rezzonico aveva un rapporto speciale con l'ex direttore del "Caffè", scomparso la scorsa notte all'età di 67 anni in seguito a un malore. A tio.ch racconta il suo ricordo personale. «Lillo era un giornalista di razza, non guardava in faccia a nessuno. E per questo in molti gli erano ostili».

Rezzonico e Alaimo avevano lavorato insieme all'Eco di Locarno e in seguito alla Regione. Poi nel 1995 il duo aveva creato "Il Caffè". Dapprima in forma quindicinale e in seguito, dal 1998, come settimanale della domenica.

«Io e Lillo – riprende commosso Rezzonico – abbiamo condiviso l'idea del giornalismo inteso davvero come cane da guardia della democrazia. Lillo non si è mai nascosto dietro l'ipocrita etichetta di "oggettività". Ha sempre voluto un giornalismo indipendente. D'altra parte però siamo sempre stati aperti a tutti».

Le capacità d'inchiesta di Alaimo, che dopo essere andato in pensione per un breve periodo aveva collaborato anche con Ticinonline, erano note a tutti. «Il Ticinogate, con le successive dimissioni di un magistrato, è stato probabilmente il caso più clamoroso sollevato da Lillo al timone del Caffè. Ma ce ne sono stati tanti altri».

Infine Rezzonico precisa alcuni tratti inconfondibili per chi ha vissuto Alaimo da vicino. «Lui era uno che aveva una grandissima cura del dettaglio. Leggeva e rileggeva ogni virgola. "Studiava" il prodotto. Anche a livello di percezione grafica da parte del lettore. Ci teneva all'armonia tra testo e immagine. Posso davvero dire che Lillo era unico».

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