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BELLINZONA«Mille cambiamenti e un calcio nel sedere»

14.08.23 - 08:40
Anni di incertezze per un venditore di un'azienda. Per poi essere licenziato. Il sindacalista: «Provvigioni, serve una riflessione seria».
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«Mille cambiamenti e un calcio nel sedere»
Anni di incertezze per un venditore di un'azienda. Per poi essere licenziato. Il sindacalista: «Provvigioni, serve una riflessione seria».

BELLINZONA - «Per quell'azienda ho fatturato 6 milioni di franchi all'anno. Il 60% del fatturato lo facevo da solo. Ho stretto accordi con grandi partner in tutta la Svizzera. E oggi questa stessa ditta mi scarica con un calcio nel sedere». È l'esperienza professionale amara vissuta da un venditore 49enne del Luganese. La sua vicenda al momento si trova sulle scrivanie del sindacato OCST. «Per fare chiarezza si è reso necessario contattare l'ispettorato del lavoro – sottolinea il sindacalista Carlo Vanoni –. Temo vi siano diverse irregolarità che devono essere corrette».

All'inizio solo mille franchi al mese – Quella più lampante è che l'azienda in questione non ha mai versato le provvigioni dovute al venditore. Sin da subito. Per motivi poco chiari. «Io per questa azienda ho dato l'anima – racconta il lavoratore –. Avevo iniziato a marzo 2017. Senza provvigioni, appunto. Ricevendo solo mille franchi al mese. Non coprivo nemmeno le spese della benzina. Speravo che le cose migliorassero. Poi siamo saliti a 3'000 franchi al mese. Anche lì senza provvigioni e senza rimborso spese».

O così, o te ne vai – Solo qualche anno più tardi, vista l'enorme mole di clienti portata, il venditore riceverà un salario da quadro: 9'000 franchi mensili. Ma la pacchia dura poco. Ad agosto 2022 l'azienda parla di vendite in calo. E rimescola le carte contrattuali. «Hanno deciso di passare a uno stipendio fisso più un anticipo sulle provvigioni mensili. Provvigioni che io non ho praticamente mai visto. Il calo di clientela c'era, ma non riguardava me. Io andavo sempre a gonfie vele e lo testimoniavano le cifre. Ho cercato di fare valere i miei diritti e mi hanno detto che se non mi andava bene avrei potuto andarmene».

Il margine – Il 49enne si trova per l'ennesima volta ad accettare qualcosa di poco limpido. «Le provvigioni erano fissate al 10%. A un certo punto mi sono sentito dire che su certi prodotti non c'era abbastanza margine di guadagno e quindi mi dovevo accontentare di un irrisorio 1%. Le condizioni venivano cambiate in continuazione. Non ne potevo più».

La lettera – Qualche giorno fa il 49enne ha ricevuto la lettera di licenziamento. Lo scritto parla di negligenza e di irreperibilità nei confronti dei clienti. «Assurdo. Un pretesto campato per aria. Volevano cacciarmi perché non accettavo più questo continuo precariato», sostiene il venditore. Il nostro interlocutore aggiunge un dettaglio difficilmente comprensibile: «Ora che mi hanno allontanato, si stanno prendendo anche i miei clienti. Non è giusto».

«Condizioni che mutano in continuo» – Vanoni è battagliero: «Siamo di fronte a una situazione poco chiara con repentini e ingiustificati cambiamenti delle condizioni di lavoro. Va comunque fatta una riflessione in generale sulle aziende che prevedono retribuzioni a provvigione. Possono essere anche allettanti all’inizio, ma poi spesso conducono a preoccupazioni e precariato. Le condizioni lavorative mutano continuamente e se non viene concesso un compenso dignitoso, col tempo la situazione diventa insostenibile».

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