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«In centinaia stanno firmando per il dialetto»

CANTONE«In centinaia stanno firmando per il dialetto»

11.08.23 - 06:30
La crociata dell'attore Yor Milano in difesa della lingua ticinese prosegue. E la gente che ne pensa? Il video per le vie di Lugano.
Foto di Davide Giordano
«In centinaia stanno firmando per il dialetto»
La crociata dell'attore Yor Milano in difesa della lingua ticinese prosegue. E la gente che ne pensa? Il video per le vie di Lugano.

CUREGLIA - A 84 anni non ha alcuna voglia di fermarsi. Yor Milano sembra instancabile. La sua crociata in favore del dialetto ticinese continua. Imperterrita. Il fondatore del Teatro popolare della Svizzera italiana (TEPSI) aveva provato a coinvolgere i Comuni. «I cittadini avrebbero poi dovuto recarsi in Municipio per firmare un documento in cui certificavano che ci tenevano al dialetto».

Non è andata benissimo…
«I Comuni erano entusiasti. La gente invece è un po’ pigra».

E quindi?
«E quindi ho deciso di andare io verso la gente. Porto i nostri film doppiati in dialetto nelle varie località. A quel punto le persone firmano anche volentieri».

Quante firme ha raccolto?
«Oltre 2’ 000. Tutte persone che tengono al dialetto. Però per avere davvero voce in capitolo dobbiamo arrivare almeno a 5' 000. A quel punto potremo davvero rimettere in piedi qualcosa di bello. Magari anche qualche spettacolo».

Ma chi glielo fa fare?
«L’entusiasmo. La gente che tiene al dialetto esiste. Però bisogna andare a cercarla. Purtroppo non tutti lo capiscono. Ad esempio mi aspetterei più appoggio dalle filodrammatiche. In fondo mi batto anche per loro. Col loro sostegno sarebbe tutto più facile».  

Nel frattempo lei sta per doppiare un nuovo filmone…
«Sì. E siamo alla ricerca di nuove voci. Da metà agosto partirà anche un corso di doppiaggio presso lo studio Lemura di Montagnola». 

Tanti monumenti del grande teatro dialettale ticinese sono deceduti. Ha nostalgia?
«No. La nostalgia rovina tutto. È come se non ci fossimo lasciati mai. Abbiamo registrato commedie che restano indelebili. Io ho una grande fede. La squadra resta sempre, anche se non lavoriamo più insieme». 

Lei in passato ha avuto qualche screzio con Flavio Sala. La sua Compagnia ora va forte. In che rapporti è oggi con lui? 
«Con Flavio oggi va benissimo. C'è un bel rapporto. Gli screzi sembrano acqua passata. Ogni anno cerca di portare in scena uno spettacolo. Gli va dato atto che si impegna parecchio. Gli ho proposto una fusione tra la sua Compagnia e il TEPSI. La nuova creatura diventerebbe una super potenza».  

Voci dalla strada
Per voi il dialetto è importante? È la domanda che abbiamo posto a diverse persone incontrate per le vie di Lugano. Si incontra un po' di tutto. C'è Valentina, 29 anni, che ammette: «Il dialetto mi piace. Io non lo parlo, ma la mia famiglia sì. Una firma per il dialetto la metterei sicuramente». «Il dialetto non è una cosa da difendere – dice Laura, 34 anni –. Io non lo parlo. E nemmeno la mia famiglia. Andrebbero imparate altre lingue più utili, questo sì». Una signora bleniese spiega: «Parlo il dialetto della Valle di Blenio. Con tutta la famiglia. Le figlie però rispondono in italiano. A poco a poco hanno smesso di parlarlo». «Il dialetto è assolutamente da proteggere – sostiene Manuel, 41 anni –. La cultura mi è stata insegnata dai nonni. Fa parte della nostra storia». Valeria, pittoresca esercente del centro, aggiunge: «Il dialetto è la mia lingua madre. Ne sono fiera. Conosco quello del Luganese, ma anche quello della Leventina e della Val Bedretto».

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