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LuganoIl viadotto dimenticato: «che fine ha fatto il progetto preliminare?».

12.08.22 - 15:33
Il "Brentino", la cattedrale nel deserto del Ticino. L'opera, inaugurata nel 1970, non è mai stata terminata.
Foto Davide Giordano
Il viadotto dimenticato: «che fine ha fatto il progetto preliminare?».
Il "Brentino", la cattedrale nel deserto del Ticino. L'opera, inaugurata nel 1970, non è mai stata terminata.
Sara Beretta Piccoli, consigliera di Movimento Ticino e Lavoro: «questi studi affidati ai progettisti hanno un costo anche rilevante. E i risultati?».

LUGANO - Viene al mondo formalmente per via del "concepimento" di un piano regolatore datato 1964. Siamo in pieno boom edilizio e l'euforia del mattone prende la mano di geometri, costruttori, archistar e non, che sognano e soprattutto progettano all'americana. Il viadotto dimenticato a Lugano Sud è figlio di quel sogno americano: i presenti alla sua inaugurazione - avvenuta 6 anni dopo l'approvazione del piano regolatore - ricordano ancora i commenti sul quel monumento di ponte che per l'epoca incarnava il modello urbanistico Usa-style. 

Ponte all'americana ma che non porta da nessuna parte. Solo che per quanto tu voglia fare transfert di sopraelevate evocando concept e architetture della Grande Mela, un cavalcavia senza prolungamenti di strade che conducano da qualche parte non sembra proprio una grande trovata viabilistica. Si eresse sì il passante ma senza nessuna carrozzabile.

Lo stop del Gran Consiglio che boccia il credito. E così le buone intenzioni di chi propose l'opera - che sarebbe dovuta servire per permettere un ingresso in città più ordinato convogliandolo dalla circonvallazione - si infranse contro l'alt intimato dal Gran Consiglio su una questione che - per fama - in un Paese come questo non dovrebbe rappresentare quasi mai un problema: i soldi. Siamo nel 1985 quando i rappresentanti del Governo bocciano il credito che sarebbe dovuto servire per coprire i costi della prima rampa di strada.

La deputata leghista che chiede di abbatterlo. Fine del sogno americano e di quello più modesto elvetico di ambire per quel ponte a delle semplici carreggiate da adibire al transito. Il viadotto sembra destinato a vita monca, ma un cavalcavia costato anche una bella cifretta di franchi che non porta da nessuna parte non si può proprio vedere. Scoppia un finimondo di polemiche e la prima ad armarsi con la sua sciabola di polemiche è una deputata leghista, Amanda Rucker, che chiede di cancellare quella cattedrale nel deserto: «abbattetela». Facile immaginare cosa deve averla spinta a prendere la via di quelle dichiarazioni: siamo in Svizzera, mica in un cantiere della Salerno-Reggio Calabria.

Il ping-pong di passaggi di proprietà tra Confederazione e Cantone. Ma a complicare la vita al povero viadotto dimenticato ci si mette anche il ping-pon di passaggi di proprietà ingaggiato da Confederazione e Cantone: passa da una mano governativa a un'altra. Nel 2015 la pallina - superata la rete del tavolo - finisce sul campo del cantone: a Bellinzona non corrono a ordinare bottiglie di champagne se l'allora direttore della Divisione costruzioni Giovanni Pettinari in una intervista alla televisione non si trattiene e dice rassegnato «per noi è piuttosto una gabola che un piacere».

Il progetto preliminare del 2015. Ai nuovi proprietari tocca l'onere di gestire l'opera e il Brentino «entra nell'ordine di idee di risanare il tronco di strada che da Paradiso va alla Stazione di Lugano». Entrare nell'ordine di idee è già qualcosa, entrarci per non uscirne più può diventare frustrante, al pari di sentirsi un ponte senza arte né parte. Così si cerca di trovargli un posto o meglio una destinazione d'uso: un sindaco all'epoca alla guida del Comune di Paradiso lo destina a parcheggio per autobus, qualcun altro pensa sia un luogo adatto a ricavarne uno spazio per giovani, sorta di viadotto di svago che si addice a certe nuove tendenze metropolitane.

L'interrogazione della consigliera Sara Beretta Piccoli che chiede lumi. Si gioca anche la carta del concorso di idee, ma nulla, il ponte - a distanza di decenni - continua a non andare da nessuna parte. Ci prova, ancora una volta, a dare una svolta al caso "Brentino" Sara Beretta Piccoli, consigliera di Movimento Ticino e Lavoro. E lo fa con un'interpellanza presentata in Municipio. La consigliera, fra le altre cose, chiede lumi sul famoso progetto preliminare del 2015, che avrebbe dovuto essere pronto per il 2018.

«Sa, questi studi affidati ai progettisti hanno anche un costo anche rilevante - dice - quello che chiedo è di sapere cosa ne è stato di quel progetto preliminare che ricordiamolo si sarebbe dovuto concludere quattro anni fa». E si sofferma anche su un fatto non proprio trascurabile, quello della sicurezza.

L'ultimo controllo al viadotto risale al 2013. «L'ultimo controllo di questa infrastruttura risale al 2013» afferma.

Un finale di storia. 1970-2022: la storia del ponte che non porta da nessuna parte attende che qualcuno si decida a scrivere il suo finale. 

 

 

 

 

 

 

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