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LUGANODue foreign fighters ticinesi, pentiti ma non troppo

27.05.22 - 06:00
Negli ultimi tre anni due ticinesi sono stati condannati per avere combattuto all'estero. Li abbiamo intervistati
Reuters
Due foreign fighters ticinesi, pentiti ma non troppo
Negli ultimi tre anni due ticinesi sono stati condannati per avere combattuto all'estero. Li abbiamo intervistati
Un 28enne del Luganese si è arruolato nel 2015 in una milizia filo-russa nel Donbass. Un 35enne luganese invece si è arruolato nella Legione straniera francese dopo l'attentato del Bataclan.

LUGANO - Andrea* oggi è un elettricista. Ha terminato da poco l'apprendistato, è felice e soddisfatto. Non si direbbe: ma qualche anno fa il 28enne del Luganese imbracciava un fucile nel Donbass a fianco della brigata internazionale Pjatnaska, nei luoghi dove ora piovono le bombe. 

La sua vicenda è ricostruita nel dettaglio nel decreto d'accusa della giustizia militare, risalente a due anni fa. La partenza di soppiatto dalla stazione di Lugano nel marzo 2015, accompagnato da un amico, mentre i genitori erano in vacanza. Il treno per Malpensa e poi due voli fino a Rostov sul Don. «Volevo fare la mia parte in una causa che sentivo come giusta» racconta oggi Andrea. «Mi sono unito alle forze filo-russe». 

Non è noto se altri giovani ticinesi abbiano seguito le sue orme dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Certo è che il fenomeno dei "foreign fighters" ha attraversato il Ticino solo di striscio finora. Il caso più famoso è quello di Johan Cosar, il sergente unitosi a una milizia anti-Isis in Siria nel 2012: rientrato in Ticino il locarnese è stato condannato in primo e secondo grado, e ha presentato ricorso in cassazione. In seguito nella Svizzera italiana solo altre due persone sono state condannate ai sensi dell'articolo 94 del codice penale militare, che vieta l'arruolamento in eserciti stranieri. 

Uno è Andrea. L'altro è Mario, un insospettabile ingegnere impiegato presso un'azienda para-pubblica del Luganese. Nel 2018 ha lasciato il suo precedente impiego per arruolarsi nella Legione Straniera francese. «Avevo una casa, un'auto, una vita normale» ricorda oggi il 35enne. «Ma non mi bastava. Volevo fare qualcosa per gli altri». 

È la «voglia di fare la propria parte», maturata lentamente e in segreto, ad accomunare i due ex "fighters" ticinesi. Come anche la passione per l'attualità e la storia. Gli eventi scatenanti: per Andrea il referendum separatista del 2014 nel Donbass, per Mario gli attentati del Bataclan e di Bruxelles. E le somiglianze finiscono qui. Il giovane elettricista è partito senza una formazione militare: «Nel Donetsk ho ricevuto un addestramento molto leggero, e svolto compiti di sorveglianza. La guerra che cercavo in realtà non c'era ancora» dice. L'ingegnere luganese invece era inquadrato come sergente nell'esercito svizzero: la scelta di partire è arrivata «dopo essere stato scartato dalle forze speciali svizzere». 

La selezione in Francia «è stata molto dura» racconta. Sei mesi in un centro di addestramento senza contatti telefonici con l'esterno, poi Mario viene mandato con un nuovo nome e nuovi documenti in Corsica con compiti di pattugliamento. «Le voci che circolano sulla Legione straniera sono in gran parte vere. C'è molto nonnismo, la violenza è tollerata e addirittura incentivata dai sottufficiali». Prima di partire per una missione nella Nuova Caledonia il ticinese ha deciso che bastava, ed è tornato a casa. 

Il rientro in Ticino non è stato facile, in entrambi i casi. Durante la sua assenza, il giovane elettricista è stato oggetto di una denuncia di scomparsa presentata dai genitori in Polizia. Sui rapporti con i famigliari preferisce sorvolare: «Sono andato a vivere da solo adesso» dice. L'ingegnere si è auto-denunciato alla giustizia militare e ha affrontato un processo, a suo tempo riferito dalla stampa. «Volevo regolare i conti - racconta - sapevo di avere fatto un torto alla Svizzera. E poi comunque avrei dovuto spiegare quel vuoto di due anni nel curriculum».

Le due sentenze sono arrivate durante la pandemia: una multa e una pena pecuniaria sospesa per Andrea nel marzo 2020, una multa per Mario a settembre 2021. Entrambi oggi si dicono in parte delusi. Andrea sente «di non avere aiutato poi molto», Mario parla di «un'esperienza con molti lati negativi, ma arricchente». Il primo non giudica chi oggi parte per combattere in Ucraina, in uno o nell'altro schieramento. «Ognuno fa le sue scelte e se le porta dietro per sempre». Il secondo sconsiglia vivamente a chiunque di partire. «Soldati non ci si improvvisa e la guerra non è uno scherzo».  

* nomi noti alla redazione

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