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22.09.2021 - 12:270
Aggiornamento : 15:04

Cos’è successo nella camera 501? La ricostruzione della difesa

L’avvocato Ravi ha chiesto una condanna per omicidio colposo e la scarcerazione immediata.

LUGANO - La morte è conseguenza di un gioco erotico finito male. E si tratta di omicidio colposo. Un reato che il 32enne, in carcere dal 9 aprile del 2019, ha già pagato. Al termine del processo va quindi immediatamente liberato. È quanto chiesto dai difensori del 32enne che in questi giorni compare davanti alla Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani per il delitto di Muralto.

Nelle prime ore del 9 aprile 2019 cosa è dunque successo nella camera 501 dell'Hotel La Palma di Muralto? «I due sono rientrati in albergo alle 2.30 del mattino, entrambi avevano bevuto parecchio» ha esordito l’avvocato difensore Yasar Ravi, ricostruendo i fatti sfociati nella morte della giovane britannica di 22 anni.

Il «presunto» litigio - Nella camera d’albergo c’è stata una discussione, un «presunto litigio», i cui contenuti non sono chiari. «I due sono rientrati in camera in piena notte, quando nell’hotel regnava il silenzio e i rumori possono quindi risultare amplificati. Entrambi erano ubriachi e hanno magari parlato in maniera più animata, ma non sappiamo di cosa» ha osservato l’avvocato Ravi, aggiungendo: «Il presunto litigio non ha però allarmato chi riferisce di averlo udito, che non ha nemmeno richiesto l’intervento dei dipendenti della struttura».

Il difensore si è dunque chinato sui due elementi riportati nell’atto d’accusa che fanno pensare a una violenta lite: la presenza, nella camera, di una bottiglia di vetro rotta e il cavo del telefono fisso strappato dalla presa. Secondo l’avvocato non è possibile stabilire quando sia avvenuta la rottura della bottiglia. «Di certo non è stata usata sulla vittima, in quanto non presentava lesioni in tal senso». Per quanto riguarda il cavo del telefono, anche in questo caso si contano molte ipotesi non confermate. Potrebbe anche essere stato staccato da un ospite precedente, in quanto non è chiaro se i due abbiano richiesto il servizio in camera telefonicamente o alla reception.

Quella notte ci sono stati rapporti sessuali? Sì, ha detto Ravi, rifacendosi alle prove raccolte nella camera: si tratta di liquido seminale dell’imputato, trovato anche sugli abiti che la vittima aveva indossato quella notte. E ha ribadito che il rapporto tra i due «andava a gonfie vele» e che non vi erano le basi per «il movente economico» (come spiegato in mattinata dalla collega Luisa Polli).

Lo strangolamento - Secondo quanto emerge dalla perizia del medico legale, ha quindi sottolineato il difensore, è possibile che la vittima sia deceduta a seguito di una pratica sessuale asfittica. Nella relazione si legge, inoltre, che «gli effetti potenzialmente letali di tali pratiche sono note». Una perizia allestita da esperti dell’Università di Losanna, sottolinea inoltre che «i decessi nello strangolamento erotico sopraggiungono in modo improvviso». Gli elementi disponibili «non permettono comunque di stabilire la durata dell’azione compressiva letale» ha sottolineato Ravi.

L’imputato - ha spiegato l’avvocato - ha raccontato di aver agito su richiesta della vittima, che stringendogli la mano avrebbe chiesto di «aumentare la compressione». Una compressione che è proseguita, «finché lei stringeva la mano, poi ha mollato ed è svenuta». Era in cerca di un piacere, che è diventata «una morte inaspettata e improvvisa».

Da qui la richiesta della difesa di condannare il 32enne per omicidio colposo, non assassinio.

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