Tio/20Minuti - Davide Giordano
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17.05.2021 - 08:110
Aggiornamento : 09:20

Esplode la mania del sushi, per "colpa" del lockdown

Il lato "positivo" della pandemia. Nascono diverse nuove attività. In particolare nel Sopraceneri.

Il video di Tio/20Minuti. Dietro le quinte del fenomeno con tre imprenditori che hanno scommesso sulla cucina giapponese. Critico Massimo Suter, presidente di GastroTicino: «Già troppi attori in gioco».

BELLINZONA - Probabilmente tra i primi a fiutare aria di affari c'è stato l'imprenditore Michael Lämmler, fondatore di Sushi Ticino, già attivo agli albori della pandemia. Con le frontiere chiuse diversi esercenti ticinesi si sono dati alla cucina giapponese. Con successo. Il fenomeno lo si nota soprattutto nel Sopraceneri. «Il sushi diventerà come la pizza – sostiene Lämmler –. Negli anni '80 in pochi la conoscevano qui da noi. Poi è esplosa e ora ce l'hanno tutti». 

Una luce nel buio – In passato, salvo eccezioni lodevoli, per mangiare sushi e affini i ticinesi erano soliti recarsi in Italia. Le frontiere chiuse probabilmente hanno portato alcuni ristoratori a fare qualche riflessione. «La pandemia ci ha dato la possibilità di sviluppare questo concetto – riprende Lämmler –. Inizialmente con una piattaforma online. Lì ci siamo accorti che c'era tanto interesse e abbiamo scommesso su più punti di vendita in Ticino. La ritengo una cucina anche molto sana».

Distanti dal confine – Domenico Trunfio, gerente della Terrazza Lounge di Bellinzona, è sulla stessa lunghezza d'onda. «Il primo lockdown ci ha aperto gli occhi su quello che si poteva fare nel Bellinzonese e nelle valli. In seguito ci siamo attivati». Al momento si punta ancora tanto su take away e delivery. «Le dogane chiuse hanno rappresentato un vantaggio. E poi noi siamo comunque lontani dal confine. Visto come la cosa ha preso piede, penso che i clienti ci rimarranno fedeli anche una volta che si potrà tornare in Italia». 

«Un desiderio dei ticinesi» – Da pochi mesi ha aperto anche il Fusion Sushi di Gordola, situato all'interno dello stabile della Rotonda. Gianluca Di Donna, collaboratore del locale, è chiaro: «Abbiamo constatato che la gente aveva voglia di sushi. E non poteva andare in Italia a mangiarlo». Chi non ricorda il caso del sushi ritirato in dogana a Ponte Tresa da decine e decine di ticinesi, con polemiche a non finire? Cronaca di qualche mese fa. «Abbiamo esaudito un desiderio dei ticinesi».

Giovani, ma non solo – Dagli uramaki ai nigiri. Con materie prime di qualità, stando a quello che raccontano i diretti interessati. Dal tonno al salmone, passando dal gambero rosso. E poi ancora riso, alghe, verdure... «I nostri clienti sono principalmente giovani – dice Trunfio –. Ma ultimamente anche le persone più in là con gli anni si stanno avvicinando a questa cucina». 

Impossibile la formula dell'All You Can Eat – Quella che in Ticino non è praticabile però è la forma dell'All You Can Eat. Tradotto: paghi una cifra e mangi quanto vuoi. «I costi di gestione – precisa Di Donna – sono totalmente diversi da quelli che ci sono in Italia. Impossibile competere su questo». 

Polemiche da GastroTicino – Critico Massimo Suter, presidente di GastroTicino. «Si sta cavalcando un'onda. Sembra che tutto il Ticino adesso voglia mangiare sushi, un tipo di cucina che non fa nemmeno parte della nostra cultura a ben guardare. Ma va benissimo, siamo un Paese multietnico e ci può stare. È lodevole che da un punto di vista imprenditoriale certi ristoratori abbiano cercato soluzioni alternative. Però a mio avviso ora gli attori in gioco sono già troppi. Non so quanto durerà».

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