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VAUD
24.06.2021 - 16:000
Aggiornamento : 17:38

«Il mio licenziamento? Abusivo»

L'attacco a Unia Vaud da parte di Anaïs Timofte, che si è anche rivolta a un tribunale

Ma il sindacato non ci sta e ribatte: «Siamo sereni. Il ricambio tra il personale non è diverso da quelle di altre sezioni regionali».

LOSANNA - Gatta da pelare per Unia Vaud, accusata da una ex dipendente di licenziamento abusivo. Per di più, ad aver coinvolto la giustizia non è una sconosciuta, bensì la presidente del Partito operaio popolare cantonale Anaïs Timofte, già candidata al Consiglio di Stato, che parla di gestione autocratica da parte dei vertici.

Timofte era stata silurata l'anno scorso dal suo posto di segretaria sindacale. La giovane politica ha illustrato oggi davanti alla stampa le modalità dell'allontanamento. Accompagnata da altri due ex segretari sindacali di Unia, a loro volta licenziati o indotti a dimettersi, ha puntato il dito contro i «problemi gravi e ripetuti» in seno alla sezione vodese, dove si moltiplicano esaurimenti, tagli e partenze anticipate.

Già nel 2018, l'ispettorato del lavoro aveva riscontrato rischi psicosociali importanti. Su un organico di una ventina di segretari sindacali, Unia Vaud ha registrato tre licenziamenti e quattro dimissioni nel 2019, uno e sette nel 2020, seguiti da uno e due nel 2021, ha snocciolato Timofte, che oltre due anni fa si era candidata per l'elezione suppletiva del governo cantonale, racimolando però solo il 3,2% delle preferenze durante il primo turno.

Per quanto riguarda il suo caso personale, la rappresentante della formazione di estrema sinistra ha spiegato che il sostegno da lei fornito a Komla Kpogli nella corsa al posto di nuovo segretario regionale è stato considerato dalla direzione come uno dei motivi del licenziamento. I piani alti l'avrebbero in effetti definito un comportamento «anti-sindacato».

Kpogli, presente all'incontro odierno con i media, ha detto di essere finito nella bufera e di essere stato spinto alle dimissioni per aver redatto un programma che riassumeva la sua visione sindacale. «Ho osato scrivere e dire le cose che non funzionavano», ha aggiunto.

Secondo Timofte, un'altra ragione del benservito ricevuto sarebbe la sua partecipazione a una riunione di un nuovo sindacato degli elettricisti fondato da Laurent Tettamanti. Quest'ultimo era pure stato congedato nel 2019 insieme ad altri impiegati per aver contestato la propria classificazione salariale.

Timofte denuncia inoltre un trattamento discriminatorio per quel che concerne il suo impegno politico. Da subito le era stato fatto sapere che il suo contratto sarebbe stato risolto qualora fosse stata eletta, anche solo in un legislativo comunale. Invece, ha protestato la presidente del POP vodese, altri segretari, spesso socialisti, adempiono tranquillamente a mandati politici, a volte persino a livello cantonale o federale.

Globalmente, i tre ex segretari hanno lamentato una gestione autocratica e violenta da parte di Unia, «degna delle peggiori multinazionali». Essi criticano anche «l'incapacità della direzione di accettare una diversità di opinioni».

Timofte ha precisato di non avere nel mirino una persona in particolare. «È un sistema che bisogna cambiare, una maniera di agire». La 29enne losannese si è rivolta ieri a un tribunale, sperando di ottenere il riconoscimento del carattere abusivo del suo licenziamento.

Unia non ci sta - Arrivato recentemente - in gennaio - alla testa di Unia Vaud, Arnaud Bouverat si è definito «sereno» per il funzionamento dell'organizzazione. «Diamo lavoro a circa 70 impiegati e il ricambio fra il personale non è diverso da quello di altre sezioni regionali», ha dichiarato a Keystone-ATS.

Serge Gnos, responsabile della comunicazione di Unia a livello nazionale, contesta dal canto suo formalmente ogni riferimento a un management dispotico. Per ragioni di privacy non ha però potuto esprimersi su casi precisi.

Le inchieste regolari condotte fra i dipendenti non hanno portato a galla alcun problema concernente l'atmosfera lavorativa, ha proseguito. «Applichiamo la tolleranza zero su questioni di mobbing e discriminazione».

L'addetto stampa ha riconosciuto che in casa Unia esistono conflitti, come d'altronde un po' ovunque. «Se un collaboratore ha l'impressione che i nostri valori non siano rispettati esistono procedure chiare e trasparenti per stabilire i fatti», ha evidenziato.

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