Keystone
Nella sua auto la polizia ha fotografato copie del Corano (immagine generica)
VAUD
08.12.2020 - 14:480

Allontanato dal centro perché faceva proselitismo: Mon Repos gli dà ragione

Non c'erano prove che i passanti si sentissero molestati né che si trattasse di un estremista.

LOSANNA - La polizia cantonale turgoviese ha allontanato senza una spiegazione sufficiente dal centro di Kreuzlingen un uomo che voleva parlare dell'Islam con i passanti. Lo ha stabilito il Tribunale federale, che per la seconda volta ha accettato un ricorso dell'interessato.

Il caso risale al novembre 2017. Il ricorrente e un altro uomo sono stati fermati dalla cantonale mentre si avvicinavano ai passanti e distribuivano volantini. La polizia ha anche controllato la sua auto e fotografato copie del Corano, opuscoli e CD dedicati all'Islam che erano all'interno.

Gli agenti hanno ordinato ai due uomini di stare lontani da una zona delimitata per 48 ore sostenendo che molestavano i passanti e distribuivano volantini illegali.

Primo ricorso accettato - Nel novembre 2018, Mon Repos ha accolto un primo ricorso del denunciante. I fascicoli forniti dalla polizia del canton Turgovia non contenevano alcuna indicazione che il volantinaggio fosse collegato all'azione "Lies!" ("Leggi!") o all'organizzazione estremista "Die wahre Religion" ("La vera religione"), entrambe bandite in Germania.

Il Tribunale amministrativo del canton di Turgovia ha dovuto quindi occuparsi nuovamente del caso e, per la seconda volta, ha respinto il ricorso dell'uomo contro l'espulsione dal centro città. Quest'ultimo si è nuovamente rivolto all'Alta corte.

Nella sua seconda sentenza, pubblicata oggi, il TF ha accolto le argomentazioni del ricorrente. Il semplice possesso di un CD con la scritta "Lies!", qualunque sia il suo contenuto, non è la prova di un atteggiamento estremista e quindi di una minaccia per l'ordine pubblico.

Inoltre, secondo i giudici federali, l'atteggiamento del denunciante non ha permesso alla polizia di concludere che i passanti fossero stati molestati. Come nella prima sentenza, il Tribunale federale sottolinea che l'onere della prova spetta allo Stato.


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