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Coronavirus: mentre si aspetta il vaccino, parte la discussione su un eventuale obbligo

ZURIGOCoronavirus: mentre si aspetta il vaccino, parte la discussione su un eventuale obbligo

02.04.20 - 08:00
I "no-vax" salgono sulle barricate. Politici, in particolare borghesi, a favore. Ma non tutti: «Meglio se volontario».
Keystone
Fonte 20 Minuten/Bettina Zanni
Coronavirus: mentre si aspetta il vaccino, parte la discussione su un eventuale obbligo
I "no-vax" salgono sulle barricate. Politici, in particolare borghesi, a favore. Ma non tutti: «Meglio se volontario».

ZURIGO - Nella speranza di lasciarsi l’emergenza coronavirus definitivamente alle spalle, in molti attendono con ansia l’arrivo di un vaccino che possa consegnare il Covid-19 alla storia come avvenuto per altre temibili malattie infettive del passato. Perché sia disponibile, però, ci vorranno ancora 12-18 mesi, ha recentemente ricordato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). La discussione su un eventuale obbligo di vaccinazione, tuttavia, è già avviata.

I “no-vax” svizzeri mettono le mani avanti: «Mai nella vita mi farei vaccinare contro il coronavirus», assicura Josef Zahner, membro di “Rete Info Vaccini” (“Netzwerk Impfentscheid”), un’associazione che si propone di «sensibilizzare» la popolazione sui possibili danni di questa procedura. «L’utilità delle vaccinazioni è dubbia», sostiene andando contro la posizione dell’OMS. «Con l’isteria legata al coronavirus la gente è stata messa in ansia», aggiunge.

Zahner teme in particolare per le «sostanze velenose» che i vaccini conterrebbero, come la formaldeide. Secondo le autorità sanitarie internazionali, però, quest'ultima è presente in quantità minime e non tali da causare danni alla salute. “Rete Info Vaccini” considera gli avvertimenti diffusi dal Consiglio federale in merito alla crisi coronavirus come «completamente esagerati» e ha lanciato una petizione contro le misure di contenimento disposte.

In Svizzera l'imposizione di un obbligo vaccinale è una possibilità: «Non è da escludere che le autorità possano introdurne uno a livello nazionale», ipotizza Alessandro Diana, infettivologo della Clinique des Grangettes di Ginevra. A suo avviso, però, tale misura, una volta verificata la sicurezza del vaccino, non incontrerebbe molta opposizione: «La gente capisce che il coronavirus non è una malattia che tocca poche persone in Svizzera», sottolinea. Secondo il medico, è possibile che anche degli scettici dei vaccini cambino idea. Inoltre, è una questione di salute pubblica.

Tra i politici, specialmente quelli borghesi, che si occupano regolarmente di sanità, l’ipotesi di un obbligo vaccinale trova appoggio, ma non mancano le voci contrarie. 

«Per me, al momento, l’introduzione di un obbligo di vaccinazione per il coronavirus è ipotizzabile, benché di base io sia contro gli obblighi vaccinali», sostiene il consigliere nazionale liberale radicale Marcel Dobler. I danni economici dell’epidemia sono così alti, fa notare, che in questo caso eccezionale è sensato valutare questa opzione. Temendo una seconda ondata epidemica, anche la consigliera nazionale Therese Schläpfer (UDC) sostiene l’idea: «L’economia è molto calata adesso - afferma -. Non so se possiamo permetterci un’altra serrata». A suo avviso, dovrebbero essere vaccinate innanzitutto le persone più a rischio.

Katharina Prelicz-Huber, consigliera nazionale dei Verdi, è invece contro un obbligo: «Sarebbe davvero auspicabile che le persone si facciano vaccinare volontariamente», dichiara. Il tema vaccinazioni, infatti, è sempre molto discusso. La sua principale preoccupazione è che una costrizione generi controreazioni: «Si otterrebbe di più se l’Ufficio federale della sanità pubblica sensibilizzasse sul tema con una grande campagna sulla vaccinazione per il coronavirus, dando indicazioni anche sui rischi», propone. La parlamentare pensa in particolare ai possibili effetti collaterali: «Viene spesso consigliato il vaccino antinfluenzale benché, in alcuni casi, non risulti efficace e faccia ammalare le persone indebolendo il sistema immunitario».

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