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IL SORPASSO... A DUE RUOTELa fine di Andrea Dovizioso in MotoGP ha un sapore amaro

14.07.22 - 13:15
Il pilota italiano ha disputato 15 stagioni nella classe regina, cogliendo tre volte il secondo posto e una il terzo.
Imago, archivio
La fine di Andrea Dovizioso in MotoGP ha un sapore amaro
Il pilota italiano ha disputato 15 stagioni nella classe regina, cogliendo tre volte il secondo posto e una il terzo.
Nella sua carriera il 36enne ha conquistato il Mondiale nella classe 125cc nel 2004.
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ROMA - dal nostro corrispondente, Leonardo Villanova.

La scommessa è andata perduta. E malamente, viene da dire. Perché mentre l’Aprilia che a un certo punto lo aveva fortemente corteggiato – vedendosi però voltare le spalle – sta volando nel Mondiale con Aleix Espargaro e – finalmente – anche con Maverick Viñales, Andrea Dovizioso si prepara a chiudere nel modo peggiore – quello di chi è sprofondato nell’anonimato più totale – la sua carriera in MotoGP.

Dopo 8 stagioni in sella a una moto – la Ducati, spinta da un motore 4 cilindri a V – Dovi era convinto che il ritorno a quella Yamaha guidata per una sola stagione nel 2012 avrebbe potuto permettergli di lottare per quel Mondiale accarezzato per tre anni di fila (anche se in realtà la lotta vera con Marc Marquez è stata quella dei primi due anni), dal 2017 al 2019, con la Ducati.

Il giardino del vicino è sempre più verde, e mai come questa volta Dovizioso può recriminare per le scelte fatte in questi ultimi anni, a cominciare dal divorzio traumatico e burrascoso con Borgo Panigale, complice una frattura insanabile con Gigi Dall’Igna, il Direttore generale Corse arrivato alla corte della Rossa assieme a lui nel 2013, ma con il quale i rapporti sono diventati sempre più inesistenti. Girate le spalle a una Ducati che in queste ultime due stagioni difficilmente non può essere considerata la moto migliore sulla griglia, Dovizioso aveva l’opportunità di andare a cercare (e dare) gloria a quell’Aprilia che dopo tanti anni di polvere e bocconi amari, sta finalmente raccogliendo i frutti di un grande lavoro. Ma l’amore con Noale non è mai sbocciato, complice anche la mentalità troppo ingegneristica del pilota di Forlì, spesso troppo prigioniero del cavallo bianco (quello razionale) disegnato sul casco, anziché affidarsi a quello nero (quello istintivo) che negli ultimi anni gli aveva permesso di vincere grandi ed entusiasmanti battaglie contro Marquez.

Doveva immaginarsi, Dovizioso, guardando all’evoluzione recente della MotoGP, come il passaggio da un motore a V al quattro cilindri in linea della Yamaha avrebbe preteso un tempo di adattamento che lui – a 35 anni compiuti – non aveva più e provare invece contribuire alla crescita di un’Aprilia che in questa stagione sta stupendo davvero tutti per la grande competitività. Sarebbe stata la mossa vincente che avrebbe contribuito a chiudere alla grande una splendida carriera. Invece, con soli 10 punti in 11 gare (meno di 1 a GP), Dovi si prepara a salutare tristemente tutti, questa volta per davvero. E considerando quello che ha dato da quando nel 2002 si è affacciato sul palcoscenico iridato, e l’impegno che ci ha messo sempre, che la sua storia si concluda così è davvero un grande, grande peccato.

COMMENTI
 
cle72 4 mesi fa su tio
Fammi indovino e ti renderò ricco. La pazienza è la virtù dei forti. Ha voluto cambiare, per racimolare alla fine il nulla. Peccato perché Dovi era un gran pilota.
Heinz 4 mesi fa su tio
Non ha creduto nell'aprilia e ha sbagliato in pieno, visto che in qualche gara è forse stata la moto migliore in pista. Il treno passa una volta ...
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