Miriam Genchev
L'OSPITE
07.06.2021 - 16:550

I nostri soldi a chi lo merita davvero

Miriam Genchev

Vorrei esprimere due parole sull’iniziativa per acqua potabile pulita e cibo sano, perché trovo davvero esagerata la preoccupazione che i contrari vogliono instillare nei cittadini circa l’impossibilità di approvvigionare il mercato con le derrate alimentari sufficienti a coprire il nostro fabbisogno, scusa usata ogni singola volta che qualcosa mette in discussione il sistema industriale e artificiale attuale. È una cosa che non accetto, dal momento che un terzo del cibo prodotto viene attualmente scartato per motivi futili e facilmente aggiustabili con l’aiuto della grande distribuzione.

Piuttosto, pensiamo al fatto che ogni anno diamo 2,8 Miliardi di franchi delle nostre tasse per aiutare l’industria agricola svizzera, nella speranza che il suo fine sia quello di preservare ciò che per loro non è solo un ambiente in cui vivere, come lo è per noi, ma una fonte di guadagno.

Si immagina che questo settore lavori con la natura ma, di fatto, sembra in continua lotta con essa, considerandola qualcosa di ostile, dove non controllata e addomesticata a uso e consumo umani. Si pensa di dare i nostri soldi per un’economia circolare, che usa il foraggio che può ricavare dal proprio territorio proporzionando gli allevamenti di conseguenza. Ma ci sbagliamo, perché in realtà è tutto sovradimensionato, a cominciare proprio dal numero di capi allevati rispetto alle capacità del territorio. Rileviamo costante presenza di sostanze tossiche che intaccano ogni forma di vita nella falda (che non è rinnovabile!) e sappiamo oggi, grazie a innumerevoli studi fatti e documentati a disastro avvenuto, che molti principi attivi presenti nelle sostanze utilizzate in modo massiccio ovunque vi sia “natura da combattere” (erbacce sui binari e quant’altro) sono in realtà dannosi anche per noi stessi che li abbiamo inventati.

Tutto ciò che si chiede è che i nostri soldi non vadano in aiuto a coloro che, continuando a speculare su ciò che si vede a prima vista o che non si vuol vedere, non intendono ammettere il problema (e che vi sia questo problema è innegabile anche ai piani alti, visto che il Consiglio federale si è mosso in tal senso, con però la sua consueta lentezza e incapacità di contrastare gli interessi delle lobby che difatti hanno bloccato tutto) e non vogliono impegnarsi ad adottare dei nuovi metodi, già esistenti e consolidati, per garantire un futuro alla biodiversità e alla salute di tutti in
Svizzera. Se queste aziende vogliono continuare a pensare unicamente all’introito, alle logiche malsane del mercato post-bellico e a usare la via più breve che però danneggia tutti gli altri attorno, che lo facciano senza il nostro aiuto finanziario, per lo meno. Non credo sia chiedere troppo.

Ci sono fior fior di aziende virtuose che non vedono l’ora di portare avanti la loro economia e che meritano un maggiore sostegno dalla comunità, di cui fanno il vero interesse.

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