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LUGANODramma di Agno: «Non era un angelo, ma non meritava questo»

07.02.24 - 18:17
«L'imputato mostra una totale assenza di pentimento nei confronti del figlio», sottolinea la patrocinatrice della vittima.
Tipress
Agno, via Aeroporto: il luogo del misfatto
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Dramma di Agno: «Non era un angelo, ma non meritava questo»
«L'imputato mostra una totale assenza di pentimento nei confronti del figlio», sottolinea la patrocinatrice della vittima.

LUGANO - «Le cicatrici del ferimento da arma da fuoco si sono rimarginate. Ma per questo giovane la voragine di dolore creatasi dopo il tradimento del padre rimane sempre aperta e non si rimarginerà mai». È così che la rappresentante dell'accusatore privato, il figlio 23enne dell'imputato, ha aperto il suo intervento nell'odierno processo sul caso del dramma di Agno.

«Sicuramente la vittima non era un angioletto, o il figlio che tutti vorrebbero, ma non meritava quanto gli è stato fatto», continua. Viene infatti ricordato che il giovane ha rischiato la vita: «È stato ricoverato in cure intense e i suoi organi vitali sono stati danneggiati. Ha perso oltre un litro di sangue».

«Insulti e botte» - L'imputato, dal canto suo, «si è speso per dipingere il figlio come un mostro, ma viene da chiedersi perché sia diventato così, dato che proprio il padre l'ha cresciuto». Stando all'oggi 23enne, infatti, «il padre prendeva continuamente il ragazzo a male parole, tacciandolo di "m***a" e dicendogli che "gli aveva rovinato la vita"». In più occasioni «e lo ha ammesso la madre del giovane, l'uomo è passato poi alla violenza fisica, con pugni e sberle». Inoltre, per quanto concerne la problematica della droga, «il padre che dice che voleva liberare il figlio dalla tossicodipendenza è lo stesso che gli offriva e metteva a disposizione canapa, cocaina ed eroina».

Uno scaricabarile - L'accusa rileva infine «una totale mancanza di pentimento e di empatia da parte del padre nei confronti del figlio». E le colpe verrebbero sistematicamente scaricate su di lui: «Persino il fatto che il 51enne abbia avuto una ricaduta e ricominciato a consumare cocaina ed eroina viene imputato al figlio e ai suoi amici». L'imputato, in conclusione, «si dipinge come una persona per bene che non ha mai avuto problemi né in famiglia né sul lavoro. Ma questo non corrisponde alla realtà».

Il dibattimento proseguirà domani mattina con l'intervento della difesa. La sentenza è attesa nel pomeriggio.

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