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CANTONEAdozioni in caduta libera: «In molti si interessano, ma pochi vanno fino in fondo»

22.01.24 - 06:30
«Non bisogna fermarsi al primo ostacolo», dicono i coniugi Margiotta-Fiore, genitori di Oumi e Carlo Abdoul.
Nicola Margiotta e Elisabetta Fiore
I coniugi Margiotta-Fiore con i loro figli Oumi e Carlo Abdoul
I coniugi Margiotta-Fiore con i loro figli Oumi e Carlo Abdoul
Adozioni in caduta libera: «In molti si interessano, ma pochi vanno fino in fondo»
«Non bisogna fermarsi al primo ostacolo», dicono i coniugi Margiotta-Fiore, genitori di Oumi e Carlo Abdoul.

BELLINZONA - È una famiglia per tanti versi comune, ma con un tocco speciale, quella di Nicola Margiotta e Elisabetta Fiore. La coppia, residente a Morbio Inferiore, ha infatti adottato entrambi i figli dal Burkina Faso. Oggi la piccola Oumi, arrivata in terra rossocrociata nel 2017, ha nove anni, mentre Carlo Abdoul è arrivato nel 2022 e ha due anni e mezzo.

Di nuclei familiari come questo, in Ticino, ce ne sono però sempre meno. A dimostrarlo sono i numeri delle adozioni internazionali di minori effettuate nel corso degli ultimi vent’anni nel nostro cantone, crollate da 44 nel 2003 a otto nel 2022. Il trend, a livello svizzero, è ugualmente desolante, e la domanda sorge spontanea: cosa sta succedendo?

Canali chiusi - «Le cause di questo calo sono molteplici», spiega a Tio/20Minuti Pamela Grassi, capo équipe del settore affidamenti famigliari e adozioni del Dss. «Negli anni molte nazioni hanno aderito alla Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori. Quest’ultima stabilisce che il Paese deve impegnarsi innanzitutto in favore delle adozioni nazionali e che solo quando questa via non è percorribile può ricorrere alle adozioni internazionali, che diventano l’ultimissima ratio». Sempre meno nazioni, dunque, sono aperte all’adozione internazionale, il che significa che il numero di bambini adottabili è diminuito in maniera significativa. «Negli anni 2000, ad esempio, l’Etiopia era uno dei Paesi che maggiormente collaborava con la Svizzera in termini di adozioni, ma dal 2017 ha completamente chiuso i canali. E lo stesso si può dire di India, Sri Lanka e Haiti».

In parallelo, «e con la pandemia in maniera ancora più importante, sono calate anche le domande di adozione». A essere diminuite non sono le persone che ogni anno si interessano all’adozione e che chiedono una consulenza, tiene a precisare Grassi, «sono però meno quelle che vanno fino in fondo e scelgono di diventare genitori adottivi».

«Bambini più grandi, traumi più importanti» - Uno dei motivi, spiega l’esperta, «è sicuramente l’età dei bambini adottabili, che è sempre più elevata». Infatti, se anni fa nel nostro cantone arrivavano soprattutto neonati e bambini molto piccoli, «oggi viene data disponibilità più che altro per bambini grandi, dai quattro anni in su». Quest’ultimi «hanno un vissuto e dei traumi più importanti, cosa che fa riflettere molti potenziali interessati», precisa Grassi. Oltretutto «sempre più Paesi chiedono la disponibilità ad adottare minori con bisogni speciali in termini di salute oppure di background, ovvero che hanno vissuto situazioni familiari particolarmente difficili. Questo porta gli interessati a prendersi più tempo per valutare la possibilità e meno persone, di fatto, si candidano per un’adozione».

Anche i progressi della ricerca medica rispetto agli aiuti alla fertilità, all’inseminazione artificiale e alla fecondazione in vitro sembrano aver contribuito al calo delle adozioni. «Spesso le coppie arrivano da noi dopo aver intrapreso dei tentativi in questo senso», ci dice infatti Grassi. Si tratta però di due progetti ben distinti, evidenzia: «Tra i nostri candidati abbiamo anche persone che hanno già figli biologici e che vogliono diventare genitori in maniera diversa».

Non dovrebbero invece aver inciso, essendo rimasti invariati, i costi delle adozioni. «Variano a seconda delle richieste dei Paesi di origine ma, mediamente, si aggirano ancora intorno ai 25mila franchi».

«Solo una coppia gay» - Ma che ne è delle coppie dello stesso sesso, che da luglio 2022 possono adottare? «In realtà sono molto poche le coppie omogenitoriali che hanno chiesto una consulenza per l’adozione», afferma l’esperta. «Ad oggi abbiamo un’unica coppia che è risultata idonea ed è ora in attesa di un figlio».

Va però precisato «che sì, i parametri della legge svizzera sono cambiati, ma dall’altra parte ci sono i parametri dei Paesi d’origine», evidenzia Grassi. «E quelli aperti all’adozione omogenitoriale sono al momento soltanto tre: Stati Uniti, Brasile e Colombia».

Prima l'attesa, poi la felicità - Nonostante i diversi ostacoli sopracitati, i coniugi Margiotta-Fiore invitano chi in Ticino cova il sogno di adottare un bambino a non scoraggiarsi. «Sarebbe auspicabile mettere in contatto famiglie che hanno adottato con chi sta pensando di intraprendere questo percorso o lo sta intraprendendo», commentano. «Questo per dare supporto e rispondere a eventuali dubbi e timori. Sappiamo che l’attesa è faticosa, ma nel momento in cui il bambino arriva tutto scompare». La coppia si dice poi «molto felice di aver fatto, per due volte, questa scelta» e consiglia a «chi ha questa idea di approfondirla in modo serio, non fermandosi davanti allo scoglio della burocrazia e delle tempistiche».

«Bimbi sfruttati come servi» - Nel frattempo, nei Paesi in via di sviluppo che hanno drasticamente limitato le adozioni internazionali, le cose non sempre vanno come dovrebbero. «Abbiamo constatato che in Etiopia e in Costa d'Avorio, e probabilmente anche in Burkina Faso, spesso e volentieri i bambini dati in adozione a livello nazionale non vengono integrati come membri della famiglia, ma vengono messi al suo servizio. E anche gli abusi sono molto diffusi», ci dice Orietta Lucchini, presidente di Mani per l'infanzia, associazione ticinese che opera come intermediario per le adozioni internazionali. La verità, conclude Lucchini, «è che perché l’adozione nazionale funzioni ci devono essere i giusti presupposti. E in un Paese in cui il livello socioeconomico è estremamente basso e in cui c’è un divario incredibile tra i moltissimi poveri e i pochi ricchi è un po’ un’utopia».

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