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26.05.2021 - 09:570

I precursori dello yoga stesi dal Covid e dall'effetto parrucchiere

Il centro che ha diffuso la disciplina in Ticino è costretto a chiudere: «Fatale il prolungarsi della pandemia»

Dietro il fallimento di un'attività decennale oltre alla concorrenza dei piccoli, c'è anche il fenomeno degli insegnanti che una volta appresa l'arte si mettono in proprio: «Abbiamo seminato forse troppo bene»

LUGANO - Nessuno tocca ferro quando fa “Shavasana”, la posizione del cadavere. Sarà perché lo yoga insegna che ci si risolleva sempre. C’è però amarezza nelle parole di Enrique dello Yoga Roof, nel commentare una chiusura d’attività che non cancella quanto di buono fatto in dieci anni. L’anniversario non è stato felice per lo studio che, con i suoi due centri, chiuderà i battenti domenica 30 maggio: «Abbiamo seminato forse troppo bene» aggiunge Enrique, contattato da Tio/20Minuti. 

I precursori - Per diverso tempo lo yoga in Ticino sono stati loro. Poi il fenomeno è cresciuto diventando quasi di moda e poi… Poi è arrivata la pandemia che ha complicato tutto: «Le ragioni sono riconducibili ad un paio di anni difficili, dato l’aumento dell’offerta, che contavamo di superare. Ma con il prolungarsi delle chiusure nel 2021… non ce l’abbiamo fatta» hanno annunciato gli stessi fondatori Enrique e Mara sulla pagina Facebook dello Yoga Roof.

Ovunque tu sia, ma non online - A dispetto delle parole che campeggiano sul loro sito, “muoviti respira medita, ovunque tu sia!”, replicare l’attività a distanza non è stato pagante: «La concorrenza online è molto forte. Esiste un’offerta dall’estero, dall’Italia in particolare, che può applicare tariffe più basse per le lezioni» dice Enrique.

La grandezza diventa peso - «Il paradosso è che uno studio come il nostro, che nella sua grandezza aveva un punto di forza, in una situazione come l’attuale ha sofferto di più. Gli affitti per due spazi, gli stipendi, oltre quelli degli insegnanti, i costi fissi, i contributi Avs, le assicurazioni l’Iva, alla fine era troppo». 

In centinaia affacciati sul Ceresio - Non sono pochi a ricordare il momento d’oro dello Yoga Roof a Lugano con eventi molto frequentati come il solstizio d’estate alla Foce: «C’erano sempre un centinaio di persone. Ma la partecipazione era forte anche in altre occasioni molto scenografiche, come quelle in Riva Caccia» rammenta il fondatore dello studio.

Il tappetino è corto - «Dopo un decennio - prosegue - ci siamo resi conto che quello dello Yoga un mondo dove è difficile fare impresa. Perché non circolano molti soldi e se ci sono finiscono, ad esempio, nelle tasche di chi produce tappetini o delle catene con più filiali. È sempre stata una delle nostre frustrazioni».

L'effetto parrucchiere - Hanno seminato troppo bene, si diceva all’inizio. Non solo nel rendere popolare la disciplina, ma anche nel formare altri insegnanti. Con l’andar del tempo questo è stato un problema. «Lo yoga è un mondo come quello dei parrucchieri. Chi impara la professione alla fine si porta via i clienti. Basta affittare un locale. Questo è stato un problema grosso con cui ci siamo confrontati a ondate. In altri momenti le abbiamo superate, tirando la cinghia, con il Covid una ripresa è stata impossibile» conclude il fondatore dello Yoga Roof.

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