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18.02.2021 - 06:000
Aggiornamento : 08:56

«Serve una compagnia regionale per far decollare il Ticino»

Nella lotta tra Artioli e Sir Owen-Jones intervengono i promotori della compagnia AirTicino che mettono in guardia...

Diego Zanoni: «Il gestore privato cerca profitto da velivoli, attività commerciali e parcheggi; quello pubblico dai passeggeri che generano indotto economico e turistico». La critica: «Le due cordate palesano una certa incompetenza in materia»

LUGANO - Senza aeroporto il multimilionario Sir Lindsay Owen-Jones, ex Ceo di L’Oreal e capocordata per rilevare lo scalo di Agno, ha chiaramente detto che non rimarrebbe in Ticino. Ma senza una vera compagnia aerea che collega Lugano al resto della Svizzera e dell’Europa cosa rimane di un aeroporto? L’interrogativo plana mentre la scelta della politica pare in stallo davanti al bivio Owen-Jones/Artioli, inteso Stefano, il patron del gruppo immobiliare Artisa, a capo dell'altro gruppo promosso dal Municipio.

Un progetto di compagnia aerea ticinese, a dire la verità, c’era. Dopodiché dal giugno scorso AirTicino è sparita dai radar dei media. Hanno ripiegato le ali? Lo chiediamo a Diego Zanoni, co-founder di AirTicino, uno dei quattro che hanno dato corpo al progetto.

«Ci siamo ancora, ci siamo sempre stati ma da quando la politica dei referendum e delle cessioni ha preso il sopravvento ci siamo defilati. Siamo tecnici non politici» esordisce Zanoni.

Il futuro dell’aeroporto sembra deciso con la cessione della gestione dal pubblico ai privati. È una buona rotta?
«Non bisogna fare troppa strada per cercare risposte, basta informarsi e la storia si ripete sempre. Per esempio Bolzano, ceduto a privati dopo un atteso referendum e benché fosse assistito da Alitalia che garantiva continuità territoriale nel 2014 da aeroporto minore è diventato un aeroporto fantasma e così è rimasto. Lo stesso vale per gli aeroporti di mezza Europa che hanno subito il medesimo trattamento. Il privato cerca profitto dai velivoli con i costi di handling, attività commerciali e parcheggi, il pubblico dai passeggeri con l'indotto economico e turistico che generano, due scopi diversi».

Qual è, secondo voi, l’aspetto più critico di una gestione privata dello scalo?
«Manca la comprensione di cosa sia un Aeroporto e a quale scopo esso sia destinato. Con questa COI (Call for expression of interest) si sta consegnando a terzi il controllo di asset strategici a discapito degli interessi della comunità. Come detto, agli imprenditori privati interessa fare profitto, non gli interessa se gli alberghi sono pieni o vuoti, a meno che non siano i loro. Se però il Comune vuole delegare a privati asset strategici gli imprenditori c'entrano poco, dipende dal Comune non dai privati che fanno i loro interessi. Del resto se i soldi sono i tuoi fai capitalismo, se sono pubblici fai anche welfare, ma le due cose possono essere conciliabili raramente».

C’è qualcosa che non vi convince nelle due cordate oggi rimaste in lotta?
«I due gruppi in gioco, oltre che a palesare una certa incompetenza della materia, non si sono prodigati ad approfondirla. Si sono limitati a presentare un progetto fine a se stesso proponendo il “voletto” per Ginevra con un aereo ad elica da 10 posti che a Milano lo usano in Aeroclub. Ma è comprensibile, se i soldi sono i miei faccio quello che voglio, non quello che vorrebbero gli altri, per questo sarebbe stata meglio una gestione pubblica ed appaltare a privati il resto. Se questa è la regola allora appaltate a privati anche i treni e le stazioni, magari con solo treni di prima classe e chi non può permetterselo pace, va in monopattino».

Per quale motivo si dovrebbe riconsiderare una gestione pubblica dell’aeroporto?
«Per il "motivo", appunto. Perché un aeroporto esiste perché esistono i passeggeri ed essi portano quello che al Ticino serve, indotto economico, turismo e connessioni con il resto del mondo oggi più che mai vista la devastante crisi economica che ha sfiancato mezza economia e fatto fuggire enormi risorse. Del resto Lugano non è Roma o Los Angeles che si "vendono" da sole, qui nessuna compagnia aerea è disposta ad operare se non lautamente compensata e per farlo il Cantone deve mettere mano al portafoglio deve agevolare le persone a venire in Ticino per turismo o affari, nessun privato lo farebbe. Costerebbe certo molto ma è proprio questo che deve fare un governo con un aeroporto, creare il "motivo" per far venire gente, la stessa gente che riempie gli alberghi, i casinò, paga le tasse di soggiorno e perché no, consentire ai propri abitanti di andare dove gli pare. A questo serve un aeroporto solo a questo».

Si chiama aeroporto di Agno, ma appartiene alla città di Lugano e forse anche per questo il Cantone ha sempre osservato la crisi dello scalo con un certo distacco. Questo è parte del problema?
«Che significa appartiene alla città di Lugano, appartiene ai cittadini del Cantone. Anche l'aeroporto di Zurigo appartiene alla città, ma il maggiore azionista è il Cantone che oltretutto per statuto deve sempre averne il controllo.  Il Canton Ticino dovrebbe fare lo stesso e dovrebbe farlo con tutti e tre gli aeroporti di Lugano Bellinzona e Locarno. Dovrebbe iniziare a pensare che sviluppare una compagnia aerea regionale è l'unico strumento per avere autonomia nei trasporti e dare alla cittadinanza quei servizi che merita. Oggi più che mai perché il 70% delle compagnie aeree del mondo sono tecnicamente in bancarotta e il traffico passeggeri è calato del 90%. Asset strategici come aeroporti, porti e ferrovie devono essere in mano allo Stato, diversamente può essere molto pericoloso e rischiamo di restare isolati e dipendenti dalle scelte di altre Nazioni».

Oggi abbiamo scoperto che ci siete ancora. Perché bisognerebbe dar credito al vostro progetto?
«Se non fosse stato per noi molte discussioni in questi anni non sarebbero state affrontate e con oltre 20 articoli pubblicati molti dei quali anticipavano gli eventi, siamo sempre stati molto coerenti sulla necessità di una aerolinea regionale e di una riforma strutturale di Agno e del trasporto aereo cantonale. Siamo stati gli unici a presentare un business plan attuabile in 3 mesi per creare AirTicino e ATR ovvero: Aeroporti Ticinesi Riuniti e sono tutti depositati. Abbiamo creato sinergie con importanti produttori di velivoli per consentire le modifiche necessarie affinché velivoli commerciali jet possano da Lugano operare non solo a Ginevra ma a Barcellona a Parigi a Mosca così come in Sicilia o a Roma. Abbiamo anticipato accordi di collaborazione con aeroporti strategici ed aerolinee europee e potrebbe essere tutto pronto e realizzato con capitali privati, il Cantone però non ci ha mai proposto neppure una ipotesi di fattibilità. Inoltre e glielo dico senza falsa modestia, siamo tutti professionisti e conoscitori della materia, il nostro management è qualificato».

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Ultimo aggiornamento: 2021-07-30 13:06:50 | 91.208.130.86