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11.05.2020 - 07:000
Aggiornamento : 10:24

Paura e "tasche vuote" tirano il freno della corsa al drink

Questo, almeno, stando ai risultati del sondaggio dell'Istituto di ricerche economiche

I motivi? Dal timore di una seconda ondata al peggioramento delle condizioni economiche

LUGANO - Corsa all'aperitivo con la riapertura dei locali pubblici? Sembra di no. Almeno stando ai risultati del sondaggio, realizzato dall'Istituto di ricerche economiche (Ire) e lanciato negli scorsi giorni su Tio/20Minuti.

«Estrema cautela» - Altro che code e attese, quello che si paventa all'orizzonte è uno scenario di estrema cautela nel riprendere le proprie abitudini. «Solo una minoranza della popolazione prevede (infatti) di ricominciare a frequentare i locali dal primo giorno di apertura (15%), circa un terzo prevede di riprendere a consumare fuori nella prima settimana, mentre circa il 40% non si aspetta di ritornare a frequentare i locali pubblici prima di un mese», sottolinea l'Ire nel suo rapporto.

«Paura di una seconda ondata» - A tirare il freno dei consumi, conferma il sondaggio, è principalmente «il timore che un'eventuale seconda ondata possa generare una ulteriore pressione al sistema sanitario (61%) e condurre a ulteriori chiusure delle attività economiche (59%)». Il divieto di assembramenti (52%), le limitazioni alla socialità (47%) e il timore di contrarre il virus personalmente (45%) rappresentano «altri fattori di disincentivo alla frequentazione dei locali».

Il peggioramento delle condizioni economiche - Sono in pochi (22%) a considerare l’abitudine a stare in casa «un deterrente per uscire meno alla riapertura dei locali pubblici», ma per quasi un quarto dei rispondenti (il 24%) la frequentazione dei locali pubblici diminuirà piuttosto «a causa di un peggioramento delle condizioni economiche».

Rischio di una contrazione del 30% - Il fattore economico non va trascurato anche perché «tutte le tipologie di consumo rischiano di subire una contrazione intorno al 25-30%», e ciò in funzione di un risparmio da parte dei cittadini.

Alternative al ristorante - Le alternative sono le più ovvie. L'83% si affiderà alle proprie doti culinarie, mentre - molto più distanziati -  seguono il consumo a casa di pietanze comprate nei locali pubblici (21% l’asporto, 18% il delivery).

Sì al cameriere con i guanti, no all'extra per le misure di protezione - I risultati del sondaggio riportano infine come i rispondenti «preferiscano andare al ristorante con i tavoli distanziati», mentre non trova grandi sostenitori la possibilità di separare i tavoli con pannelli di plexiglass. Se poi è gradito il cameriere con «guanti e mascherine», vi è meno propensione ad «accettare il ritiro della pietanza al bancone». Un supplemento per le misure extra? «I clienti non sembrano intenzionati a contribuire».

Il sondaggio

Hanno partecipato al sondaggio 4’388 cittadini. Tra questi, 2'835 questionari sono stati considerati validi per l’analisi dei dati, corrispondenti al 65% del totale di coloro che lo avevano cominciato. Il campione è composto dal 45,7% di donne e dal 54,3% di uomini. L’età media dei rispondenti è di 45 anni, la distribuzione risulta piuttosto eterogenea, ma rispetto alla popolazione ticinese rappresenta maggiormente la parte compresa tra i 26 e i 60 anni e meno quella non compresa in tale fascia di età. La maggior parte dei rispondenti registra un reddito netto compreso tra i 40'000 e i 60'000 CHF annui, con una media stimata leggermente superiore alla mediana ticinese. I rispondenti sono per la maggior parte ticinesi (93%), ma si registra anche la presenza di persone residenti in altri cantoni in svizzera (5%) o in italia (2%), soprattutto in Lombardia.

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