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SVIZZERALe violenze sulle prostitute sono in aumento, ma spesso i colpevoli vengono assolti

08.02.24 - 19:59
La procuratrice pubblica Runa Meier: «Di solito è quasi impossibile dimostrare il reato».
Foto Deposit
Fonte Neue Zürcher Zeitung
Le violenze sulle prostitute sono in aumento, ma spesso i colpevoli vengono assolti
La procuratrice pubblica Runa Meier: «Di solito è quasi impossibile dimostrare il reato».

ZURIGO - Non ci sono cifre precise, ma il problema esiste: si tratta delle violenze che subiscono le prostitute. Le forze dell'ordine parlano di «fenomeno diffuso», l'Ufficio federale di polizia - in un rapporto che risale al 2021 - rilevava che la casistica «nell'ambiente è molto elevata».

In strada o negli appartamenti, a essere vittima di abusi e coercizione violenta sarebbero più spesso lavoratrici straniere che esercitano in situazioni di grave precarietà. Come conferma Rebecca Angelin, direttrice di ProCoRe, il centro di coordinamento nazionale per la protezione delle lavoratrici del sesso, che alla Neue Zürcher Zeitung ha affermato: «Le donne che lavorano in condizioni precarie sono estremamente vulnerabili».

Costrette a rapporti sessuali non protetti, obbligate a consumare alcolici e droghe: soprusi e sopraffazioni anche di natura psicologica sono all'ordine del giorno nelle relazioni con i clienti. Ma la loro punibilità - e il tentativo da parte delle donne di ottenere giustizia - spesso non raggiunge nemmeno la sala d'aspetto non solo di un'aula di tribunale ma persino di quella di una stazione di polizia. Primo perché «le denunce sono pochissime» dice Angelin, e secondo «anche se ci sono, le probabilità di un verdetto di colpevolezza sono trascurabili».

Tradotto: difficile provare l'impianto accusatorio, basato sul racconto di un testimone (la prostituta) contro la versione dei fatti di un altro testimone (il cliente). Come in uno degli ultimi episodi di violenza che ha avuto per sfortunata protagonista una prostituta rumena di 24 anni che, stando a quanto riportato da NZZ, sarebbe stata drogata con dell'LSD messo nel bicchiere a sua insaputa e abusata violentemente. Al suo risveglio il giorno dopo ha raccontato di «riuscire a malapena a camminare» e si è ritrovata con varie lesioni nella zona genitale, denunciando anche di avere subito un rapporto senza preservativo contro la sua volontà.

I giudici del tribunale di Uster però, nonostante avesse fornito numerosi dettagli e dichiarato che «solo uno psicopatico farebbe una cosa del genere», non gli hanno creduto e hanno assolto l'imputato, un consulente finanziario che aveva pattuito con lei a cifra di «1'500 franchi per cinque ore».

Assoluzioni di questo genere, per la direttrice di ProCoRe, sono gravate «dai pregiudizi nei confronti del lavoro sessuale, un atteggiamento che si riflette anche nel rapporto Fedpol, che parla di un "alto livello di stigmatizzazione". A causa della loro professione - ha argomentato Angelin - queste donne hanno meno probabilità di essere riconosciute come vittime, soprattutto nei reati sessuali. L'atteggiamento della polizia e dei pubblici ministeri è spesso questo: così come il rischio di incidenti è maggiore nei cantieri, il rischio di stupro è maggiore nel commercio sessuale».

Questo può portare a generare «un'inversione tra il colpevole e la vittima, o all'atteggiamento secondo cui le lavoratrici del sesso soffrono meno di altri per le aggressioni. Gli esperti parlano di "vittime immeritevoli", ovvero di vittime che vengono incolpate di un reato».

E che questo orientamento a volte assolutorio del vero colpevole, e della difficoltà dei giudici a provarne la reità, non sia un fatto sporadico è provato anche da ciò che dice una procuratrice che spesso si occupa di violenza in ambienti criminali e di traffico di esseri umani, come Runa Meier.

«Quando chiedo a queste vittime se hanno mai subito violenze sessuali da parte dei clienti, tutte rispondono di sì» ha affermato senza giri di parole alla Neue Zürcher Zeitung. Ma poi lapidariamente: «Ma di solito è quasi impossibile da dimostrare». E questo per varie ragioni: i ricordi a volte confusi e frammentari di chi ha subito le violenze e la presenza di sfruttatori senza scrupoli che impediscono alle loro "protette" di rivolgersi alla polizia, facilitano la non dimostrabilità del reato.

Meier parla anche di un «quasi vuoto giuridico» e pur non entrando nel merito della vicenda della 24enne rumena, si accoda alle dichiarazioni rese dalla direttrice di ProCoRe: «Vengono viste come persone losche, prive di integrità e mi capita spesso che vengano accolte con diffidenza, quasi con disprezzo».

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