Cerca e trova immobili

SVIZZERALegge sul clima, l'appello di 200 scienziati

17.04.23 - 08:51
Gli esperti evidenziano come la Confederazione sia corresponsabile ma allo stesso tempo vittima del cambiamento climatico
Keystone
Fonte ats
Legge sul clima, l'appello di 200 scienziati
Gli esperti evidenziano come la Confederazione sia corresponsabile ma allo stesso tempo vittima del cambiamento climatico

BERNA - Oltre 200 scienziati di università e istituti di ricerca svizzeri hanno lanciato un appello a sostegno della legge sulla protezione del clima, tema in votazione il prossimo 18 giugno. Anche se da solo non basterà a raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, il nuovo testo è comunque una tappa decisiva, motivano in una presa di posizione pubblicata oggi.

«Bisogna agire da adesso», scrivono gli scienziati, in quanto già ora la società subisce gravemente l'impatto dei cambiamenti climatici. La legge su cui il popolo sarà chiamato a esprimersi fra due mesi è un controprogetto indiretto all'iniziativa per i ghiacciai, attaccato tramite referendum dall'UDC.

I professori ricordano che la nuova legge riprende l'obiettivo delle zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, che deve permettere di limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale rispetto ai valori preindustriali. Per riuscirci, è indispensabile una diminuzione drastica delle emissioni in Svizzera.

Gli esperti evidenziano come la Confederazione sia corresponsabile ma allo stesso tempo vittima del cambiamento climatico. Ondate di calore, forti precipitazioni e situazioni di siccità sono infatti sempre più frequenti alle latitudini elvetiche, fenomeni che si vanno ad aggiungere alla riduzione del manto nevoso e all'accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai.

Il no alle urne alla revisione totale della legge sul CO2 nel giugno 2021 ha indebolito la politica climatica svizzera, proseguono gli scienziati. La Confederazione, lamentano, ha perso posizioni nella classifica delle nazioni più sensibili alla tutela del clima, mentre Paesi vicini e altri come gli Usa stanno mettendo in atto grandi programmi di infrastrutture e pacchetti di finanziamento in questo ambito.

Il testo in votazione a giugno fissa obiettivi intermedi vincolanti e valori indicativi per gli edifici, l'industria e i trasporti. Incoraggia l'innovazione e la sostituzione dei riscaldamenti a combustibili fossili, ricordano i firmatari dell'appello. Insomma, riassume la presa di posizione, la legge «stabilisce un quadro chiaro per economia e popolazione, all'interno del quale saranno implementate le soluzioni migliori».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
COMMENTI
 

Peter Parker 1 anno fa su tio
Io sono tra quelli che pensa che la rivoluzione green non funziona, perché nessuno al mondo e’ disposto a cambiare (o peggio ancora) rinunciare al benessere a cui ha accesso. Ne i Paesi poveri vorranno restare poveri e vuol dire che faranno sempre di tutto pur di poter riuscire ad avanzare, questo non certo facendoli pagare di più il costo delle fonti energetiche che sono il motore dell’economia. E’ inutile fare i primi della classe, non porta nulla. Piuttosto investiamo quanto possibile nella ricerca e sviluppo per trovare una vera fonte di energia pulita. Per il resto basta proclami. Oppure…facciamo come i nostri vicini, qualcuno che mette in funzione nuove centrali nucleari, e qualcuno altro che le spegne per sostituirle con quelle a carbone. Chi mi spiega cosa fare? Ah, lo so, rinuncio alle cannucce in plastica.

Emib5 1 anno fa su tio
Oggi voglio stupire Tracy dichiarando che sono d'accordo con quanto scrive, a parte che le guerre ci sono sempre state. Aggiungerei, per quegli scettici che continuano a scrivere che non si può fare nulla poiché i paesi che inquinano molto sono altri, che il clima ha i suoi cicli naturali su cui l'uomo non ha influenza (cosa non vera come ampiamente dimostrato da numerosi studi), di cominciare noi nel nostro paese a fare qualcosa sul serio e lavorare per fare in modo che queste idee si diffondano anche negli altri paesi. Abbiamo solo questo pianeta e lo stiamo distruggendo, che Terra lasciamo in eredità per le prossime generazioni?

Tracy 1 anno fa su tio
Risposta a Emib5
Emib, dopo le nostre battaglie, finalmente abbiamo un punto in comune, non si parla più di Covid. E vero, che terra lasciamo in eredità alle prossime generazioni? bella domanda. Forse parliamo della generazione ‘’Z’’, l’ultima lettera dell’alfabeto e credo che loro vivranno tutta la loro vita nelle incertezze del futuro. Penso che per molti di loro ci sia una ansia profonda e vorrebbero vedere le cose muoversi e sperono di potere cambiare il corso della storia ma hanno la sensazione che non riusciranno a farlo in tempo. Forse è colpa del digitale, ci sono i progressisti, ma ci sono anche quelli che vorrebbero un ritorno ai valori tradizionali tra di loro, anche a una forma di conservatorismo ma anche la generazione di prima, è difficile dire. I giovani di oggi non sono mai stati così sensibili ai mali planetari, loro sono cresciuti con tutto il mondo a portata di click, ce l’hanno nel DNA. Questa sempre presenza dei social è anche molto destabilizzante per molti genitori, due generazioni che vivono in universi completamente diversi e alle volte il dialogo è difficile. Comunque il futuro è nelle loro mani, difficile immaginare come sarà se ci sarà………

Tracy 1 anno fa su tio
limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale rispetto ai valori preindustriali? ma noi davvero possiamo salvare il mondo? Nessuno se non noi distruggerà la terra e nessuno se non noi la salverà...ma è possibile con tutti i dispetti che ci sono, la fame nel mondo, le guerre, l'immigrazione di massa, la siccità, sempre più gente senza lavoro, le malattie, la tecnologia ecc. ecc. Noi siamo il diluvio, noi siamo l'arca. Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l'umanità andrà incontro al rischio dell'estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l'emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita, perché vorrebbe dire tornare a vivere come 50 anni fa, senza il digitale, senza guerre e non è possibile. È crudo da dire ma è la realtà. Comunque è giusto provare anche se a mio avviso per questo progetto era necessario pensarci almeno 30 anni fa.

vulpus 1 anno fa su tio
Risposta a Tracy
Condivido le ultime considerazioni su quale sarebbe la soluzione per contenere il tutto. Ma soltanto quello che abbiamo scritto ha già contribuito nel senso opposto.

Tracy 1 anno fa su tio
Risposta a vulpus
Vero, che facciamo, molliamo tutto?

vulpus 1 anno fa su tio
Risposta a Tracy
Un bel sì ...provocatoriamente

Tracy 1 anno fa su tio
Risposta a vulpus
Mah, magari sarà la rete a mollarci, prova a immaginare un blackout causato dal taglio dei cavi sottomarini transatlantici. Una minaccia possibile? disconnetterebbe i nostri computer, smartphone, tablet ma anche i server internet e in particolare i dati finanziari ed economici!! Difficile immaginarlo ma potrebbe se si considera che il 99% della rete globale passa attraverso questi cavi🙄
NOTIZIE PIÙ LETTE