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ISRAELE«Questa non è una guerra, è un massacro»

11.10.23 - 09:52
Sarebbero circa 200 le persone uccise a Kfar Aza, alcuni dei cadaveri sono stati trovati decapitati
KEYSTONE/EPA/ATEF SAFADI (ATEF SAFADI)
«Questa non è una guerra, è un massacro»
Sarebbero circa 200 le persone uccise a Kfar Aza, alcuni dei cadaveri sono stati trovati decapitati

TEL AVIV - Tra le pagine maggiormente tragiche di un conflitto che promette di essere lungo e sanguinoso, quella del kibbutz di Kfar Aza rischia di restare negli annali come una delle più crudeli e spietate. 

Piccola comunità agricola due chilometri a nord della Striscia di Gaza, Kfar Aza ha assistito a un massacro di una «ferocia mai vista dai tempi della Shoah», come ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il kibbutz è tra le decine di comunità che sabato mattina sono state prese d'assalto dai miliziani di Hamas, nelle prime battute dell'attacco a sorpresa che ha sconvolto Israele e ha causato finora più di 1000 vittime israeliane.

I combattimenti a Kfar Aza sono cessati solo martedì mattina e i reporter internazionali, giunti sul posto insieme a un convoglio dell'esercito di Tel Aviv, hanno potuto assistere alle conseguenze di quello che è stato un vero e proprio massacro. Secondo i militari che hanno raccolto le decine di cadaveri presenti sul posto, la strage sarebbe stata compiuta fin da sabato mattina. Davidi Ben Zion, il vice comandante dell'unità israeliana che ha guidato l'assalto al kibbutz, ha spiegato che lui e i suoi uomini sono arrivati 12 ore dopo il blitz del commando palestinese. «Grazie a Dio abbiamo salvato molte vite di genitori e bambini. Purtroppo alcuni sono stati bruciati dalle molotov. Sono molto aggressivi, come animali» ha dichiarato all'inviato dell'emittente britannica Bbc.

I miliziani non hanno risparmiato nessuno: uomini, donne e decine di bambini sono caduti sotto i colpi delle armi da fuoco. Ma l'orrore non si ferma qui: «Li hanno uccisi e hanno tagliato loro la testa, è una cosa orribile da vedere... E dobbiamo ricordare chi è il nemico e qual è la nostra missione», spiega il militare israeliano.

Il generale Itai Veruv, citato dal Corriere della Sera, si aggira tra le stradine di Kfar Aza e scuote la testa. Intorno a lui le macerie delle casette costruite negli anni Cinquanta e, di fronte a esse, oggetti di vita quotidiana gettati a terra, accanto ai sacchi di plastica che conservano al loro interno un corpo senza più vita. «Hanno incendiato le case, per costringere la gente a scappar fuori e poi ammazzarla: le cose che si fanno nelle peggiori guerre! Ma questa non è una guerra, questo non è un campo di battaglia. È un massacro». Non c'è ancora un bilancio ufficiale delle vittime: i media parlano di circa 200 uccisi, tra i quali una quarantina di bambini.

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