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CITTÀ DEL VATICANOMai il nome di Putin. Il detto e non detto del Papa

22.03.22 - 06:00
Il Pontefice ha criticato la guerra, ma non ha mai accusato direttamente Putin. Un silenzio che sta suscitando critiche.
Imago
Mai il nome di Putin. Il detto e non detto del Papa
Il Pontefice ha criticato la guerra, ma non ha mai accusato direttamente Putin. Un silenzio che sta suscitando critiche.

Una condanna della guerra a 360°. Ma forse non basta. In questo periodo di grande tensione a livello internazionale, di vero e proprio conflitto tra oriente e occidente che si aggiunge a quello bellico in corso in Ucraina, hanno sollevato non poche critiche le parole del Papa, pronunciate a più riprese, sulla guerra che si sta combattendo in territorio ucraino. Ma più quello che Bergoglio ha detto tra un Angelus e un’omelia, a destare l’opinione pubblica è stato quello che Papa Francesco non ha ancora detto o che potrebbe dire sul momento che si sta vivendo a Kiev e dintorni.

Mai pronunciare l'Innominato - In sostanza quello di cui è accusato il Pontefice è la mancanza completa di qualsiasi riferimento esplicito a quello che la Russia sta facendo in Ucraina. Insomma c’è la condanna della guerra come mezzo universale per risolvere qualsiasi controversia tra stati e nazioni ma manca la contestualizzazione. Per molti, per tutta la corrente filo cattolica, il riferimento alla questione ucraina è implicito nella parole e negli inni alla pace pronunciati a più riprese da Bergoglio. Per la controparte critica invece l’assenza di ogni riferimento alla Russia e a Putin in particolare è una macchia nell’atteggiamento, giudicato molto soft, della Chiesa verso la guerra.

Papa Francesco nell'ultimo Angelus ha provato ad andare oltre, ha urlato al microfono di arrestare la «violenta aggressione contro l'Ucraina», definita «un massacro insensato che non ha giustificazioni», un «atto sacrilego perché va a colpire la vita umana» ma, anche stavolta, ha evitato nuovamente di menzionare e condannare esplicitamente la Russia e il presidente Putin. Una evidente auto-censura che sembra rientrare nella linea diplomatica del Vaticano per lasciarsi uno spiraglio di dialogo con Mosca.

Una neutralità criticata - Va letta in tal senso anche la decisione del Papa, nel frattempo invitato ad andare a Kiev dal sindaco della capitale dell’Ucraina, Vitaliy Klitschko, di consacrare all’immacolato cuore della Madonna, il 25 marzo, sia la Russia che l’Ucraina: scelta che ribadisce la volontà del Vaticano di restare equidistante dai due paesi facilitando così la mediazione per la fine del conflitto.

Un particolare importante che non è sfuggito negli Stati Uniti dove, tra gli altri, a sottolineare questa posizione “blanda” della Chiesa e del suo punto di riferimento, è stato il New York Times con un duro articolo. Lo storico David Kerzer, specializzato nella storia della Chiesa, ha paragonato Papa Francesco a Pio XII, il pontefice che evitò di condannare apertamente Hitler quando invase la Polonia nel 1939. «La motivazione di Francesco deriva dal suo camminare su una linea sottile tra coscienza globale, giocatore diplomatico del mondo reale e leader religioso responsabile della sicurezza del proprio gregge». Inoltre, sempre secondo la critica americana, “mentre ha affermato che chiunque giustifichi la violenza con motivazioni religiose ‘profana il nome’ di Dio, ha evitato le critiche al Patriarca Kirill della Chiesa ortodossa russa". Kertzer ha poi invitato apertamente il Papa a esporsi in prima persona: «qualunque cosa stia accadendo dietro le quinte, è il momento per Francesco di dire la verità sull'assalto omicida all'Ucraina. È il momento di chiamare le cose come sono. Questa è la guerra di Putin ed è il male».

ImagoPapa Pio XII

Da Benedetto XV a Pio XII, i Papi e le guerre
Durante la prima guerra mondiale l'allora papa Benedetto XV si spese molto per la pace. Tanti, netti e chiari furono i suoi inviti a deporre le armi. Fu lui a parlare di “inutile strage”, termine poi rimasto scolpito e a firmare l’enciclica Ad Beatissimi, nella quale denunciava il generale imbarbarimento culturale dell'epoca. Diverso fu invece l’atteggiamento di Pio XII agli albori della seconda guerra mondiale. A Papa Pacelli non è stato perdonato la mancata condanna dell’invasione della Polonia da parte della Germania e di non aver mai condannato apertamente Hitler e la shoah.

Più recentemente i tentativi di Papa Giovanni Paolo II per la pace nei Balcani con un messaggio personale per Milosevic, con la richiesta di cessazione immediata delle operazioni di pulizia etnica e soccorsi urgenti alle vittime del Kosovo. E sempre Karol Wojtyła nel 2003 inviò il cardinale italiano Pio Laghi, a incontrare il presidente George W. Bush e a chiedergli di non invadere l’Iraq.

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