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CANTONE«Lo chiamano "Nosferatu", ma non temiamolo, amiamolo»

19.02.24 - 06:30
Francoise Ansermet è un'appassionata di aracnidi. E li difende a spada tratta: «Siamo spesso preda di fobie ingiustificate»
Tio/20Minuti
Francoise Ansermet con una delle sue migali (tarantola)
Francoise Ansermet con una delle sue migali (tarantola)
«Lo chiamano "Nosferatu", ma non temiamolo, amiamolo»
Francoise Ansermet è un'appassionata di aracnidi. E li difende a spada tratta: «Siamo spesso preda di fobie ingiustificate»

LUGANO - Negli ultimi giorni il telefono di Francoise Ansermet, appassionata di aracnidi che tiene corsi per vincerne la paura, ha squillato innumerevoli volte. Il motivo? Un articolo su Tio riguardante la comparsa in Svizzera interna del "famigerato" ragno Nosferatu. Nonostante fosse ben spiegato che questo animaletto è praticamente innocuo e presente alle nostre latitudini già da tempo, in molti si sono fatti prendere dal panico.

La gente si è spaventata?
«Già solo il nome che gli hanno dato in Svizzera tedesca fa paura... "Nosferatu". In realtà si tratta di una comunissima Zoropsis. Insomma, tutto questo clamore mi ha un po' mortificata visto il mio impegno volto a sensibilizzare sull'innocuità dei nostri ragnetti».

Sono davvero tutti innocui?
«Da noi sì, diversamente dall'Italia che ha due ragni di rilevanza medica: il ragno violino, altrimenti detto Loxosceles rufescens, e la vedova nera. E anche queste due specie non è che sono lì pronte per aggredire l'uomo se non viene dato loro fastidio. Mordono soltanto quando si sentono in pericolo».

Il ragno violino fino a qualche anno fa non era nemmeno conosciuto
«Esattamente. C'è stata un'eco mediatica esplosa improvvisamente su questo aracnide quando in realtà, soprattutto nel nord Italia, c'è da sempre. Va detto poi che i giornali usano spesso la foto del morso di una specie di ragno violino che in Europa non esiste, è quello americano, più grande del nostro e più velenoso».

Come mai abbiamo tutta questa paura?
«Prima di tutto è una questione culturale. Se veniamo educati ad aver paura di una cosa, cresciamo con quella paura. Secondo delle ricerche inoltre, che vanno prese con le pinze, questo timore potrebbe addirittura avere una base genetica, insomma, potrebbe essere tramandabile».

Lei promuove la conoscenza dei ragni anche nelle scuole, giusto?
«Sì, cerco di offrire ai bambini una visione altra di questi animali. Negli ultimi anni sto facendo del mio meglio per far conoscere il diverso. Sia con i ragni, sia con i serpenti».

Insomma, c'è chi ama i gattini... lei i ragni. Ne ha anche in casa?
«Sì ho anche delle migali, quelle che volgarmente vengono chiamate tarantole. Quando tengo dei corsi li vado anche a cercare in natura e poi, ovviamente, li lascio liberi».

Non ha paura di quelli velenosi?
«Praticamente tutti sono velenosi, ma non bisogna averne timore. I nostri poi non sono di rilevanza medica per l'uomo. Sono anni che li maneggio e non sono mai stata morsa. Ai corsi ho portato anche la Zoropsis ed è passata tra le mani di diverse persone. Mai un morso».

Questi corsi di desensibilizzazione funzionano? Si riesce davvero a non avere più paura?
«Certo, ovviamente non bisogna fermarsi al corso, ma occorre continuare ad entrare in contatto - anche solo visivo - con i ragni. Poi, ovvio, c'è chi ha preconcetti tali da non riuscire ad andare oltre. Lì non possiamo certo fare miracoli».

In casa ne trovo spesso, mi è capitato anche nel letto. Non mi dica che ci devo convivere... io li accompagno fuori dalla porta
«Nel letto? Che bello, non mi è mai capitato. In realtà sono utili, mangiano gli insetti e le zanzare. L'importante è non ucciderli».

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