Cerca e trova immobili

VALLESE«Abbiamo trovato gli sci e il sacco dell'ultimo disperso»

12.03.24 - 18:24
Continuano le ricerche del sesto membro della fatale escursione tra Zermatt e Arolla. «Si preparavano per una gara di sci alpinismo».
keystone-sda.ch / STF
Fonte 20 Minuten
«Abbiamo trovato gli sci e il sacco dell'ultimo disperso»
Continuano le ricerche del sesto membro della fatale escursione tra Zermatt e Arolla. «Si preparavano per una gara di sci alpinismo».

SION - Continuano senza sosta le ricerche dell'ultimo scialpinista disperso sulle montagne del Vallese. Il sesto membro della comitiva, sorpresa sabato dal maltempo e dal gelo, che ha trovato la morte sulla Haute Route, nei pressi della Tête Blanche. «Ci sono buone probabilità che si trovi nelle immediate vicinanze del luogo in cui sono stati ritrovati gli altri membri del gruppo», ha precisato a 20 Minuten il capo dei servizi di soccorso alpino di Zermatt Anjan Truffer, spiegando di aver trovato «prove evidenti» che supportano questa ipotesi. «I suoi sci e il suo zaino sono stati trovati insieme a quelli degli altri».

Sul perché l'ultimo disperso di questa immane tragedia non si stato ancora localizzato ci sono diverse spiegazioni. «L'ipotesi più probabile - ha continuato Truffer - è che l'escursionista sia finito in uno dei numerosi crepacci presenti sul terreno. Ed è proprio su quelli che i soccorritori si stanno concentrando».

Nel frattempo è emerso pure il motivo per cui i sei scialpinisti stessero affrontando quella via alpina. Si stavano infatti allenando per la Patrouille des Glaciers, mitica competizione di sci alpinismo che si svolge ogni due anni (la prossima edizione è prevista dal 15 al 21 aprile del 2024). Ed è il motivo per cui i sei viaggiavano leggeri. «Con sé avevano sacchi ridotti e ultraleggeri. E anche il loro abbigliamento era leggero». Con quel vestiario era quindi impossibile resistere a lungo alla tempesta e al gelo. Tanto più che anche le pale che avevano con sé erano piccole e quindi inadatte per scavare una buca nella neve dura. «Si vede che ci hanno provato - sottolinea Truffer - ma purtroppo non avevano l'attrezzatura giusta per creare una buca abbastanza profonda per difendersi dal vento e dalle basse temperature».

Un maltempo che a ogni modo era ampiamente previsto. E allora perché scegliere comunque di avventurarsi a oltre 3'500 metri di quota? «Non spetta di certo ai servizi di soccorso giudicare le loro azioni», conclude Truffer. «Ma credo che qualsiasi alpinista ragionevole che avesse visto le previsioni del tempo probabilmente non sarebbe partito».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
NOTIZIE PIÙ LETTE