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SVIZZERACondannato per possesso di materiale pedo pornografico, lavora a contatto con i bambini

27.11.23 - 20:05
La difficoltà maggiore per le autorità cantonali è monitorare costantemente tutti i soggetti responsabili di simili reati
Depositphotos
Fonte NZZ
Condannato per possesso di materiale pedo pornografico, lavora a contatto con i bambini
La difficoltà maggiore per le autorità cantonali è monitorare costantemente tutti i soggetti responsabili di simili reati

ZURIGO - Una vicenda che fa riflettere quella che vede coinvolto un 34enne, condannato nell’estate del 2022 perché trovato in possesso di materiale pedo pornografico che però, dopo pochi mesi, ha iniziato un lavoro all’interno di un’organizzazione no-profit di Zurigo dove coordinava un ufficio che organizzava le attività di ragazzi e ragazze. Il tutto anche se il tribunale distrettuale competente gli aveva vietato per tutta la vita di avere contatti con i bambini. 

Ciò che principalmente viene evidenziato - come raccontato dalla NZZ - è, in questa fattispecie, la grandissima difficoltà che le diverse autorità cantonali incontrano nel monitorare coloro a cui è vietato esercitare certe professioni perché responsabili di determinati reati. Solo nel Canton Zurigo sono 230 le persone con interdizione professionale permanente. Secondo l'Ufficio penitenziario e di reinserimento, ad altri 60 uomini e donne è stato imposto un divieto temporaneo di lavorare. Per fare un confronto nel 2021 in Svizzera sono state emanate complessivamente 191 interdizioni professionali. Numeri dunque molto ampi.

La storia - E proprio la complessità per i tribunali di verificare e far adempiere i vari divieti, sarebbe alla base di quanto avvenuto nel distretto di Uster nel Canton Zurigo. Questa la storia: il 34enne era stato fermato nell'estate del 2022 e nel suo smartphone gli investigatori avevano trovato 22 immagini e 20 video con contenuto pedo-pornografico. Da foto di ragazzi e ragazze che posavano nudi, a video di atti sessuali. A nulla erano valse le giustificazioni dell’uomo che disse di aver trovato le immagini e i video tramite una ricerca su Google. Nell'atto d'accusa il Pubblico Ministero affermava di aver verificato come l’uomo avesse scaricato e salvato il materiale per poterlo poi rivedere. E così il tribunale giudicò il 34enne colpevole di possesso di materiale pornografico proibito condannandolo a una multa con la condizionale, oltre a interdirlo a vita da qualsiasi attività professionale o non professionale organizzata che includesse il contatto regolare con minori.

Il nuovo episodio - Condanna che sembrava essere rispettata fino al più recente episodio che fortunatamente non è sfuggito ai controlli delle autorità. I dipendenti dell'Ufficio penitenziario e di reinserimento hanno infatti notato che nonostante il divieto l'uomo si trovava vicino ai bambini, da qui la segnalazione immediata. 

Il condannato stesso ha detto alla NZZ come si fosse trattato di un malinteso e che non aveva mai avuto intenzione di lavorare con i bambini. Ma la giustificazione non è bastata. Il pubblico ministero ha infatti spiegato che l'uomo - anche sei il gruppo di gioco si trovava al piano inferiore dell'edificio dove lavorava - era comunque entrato in contatto con i ragazzi e le ragazze. I bambini infatti dovevano attraversare l’ufficio dell’uomo per andare in bagno. E così, pur non essendo mai stata segnalata un’aggressione, l’uomo è stato nuovamente sanzionato. Nell'ordine di esecuzione la Procura afferma che l’uomo «evidentemente non ha lasciato che la punizione per possesso di materiale pedo-pornografico lo dissuadesse dal commettere nuovamente un reato». Ha pertanto revocato la sentenza condizionale del tribunale distrettuale di Uster e punito l’individuo con una multa. Il 34enne ha accettato il provvedimento della Procura dicendo di aver informato il datore di lavoro. 

 

L'INDAGINE 

Un'analisi effettuata lo scorso anno dal Centro svizzero di competenza per il servizio penitenziario in dodici Cantoni, ha evidenziato come gli strumenti di controllo in essere soddisfacessero solo parzialmente le aspettative. L’esecuzione di tutte le procedure infatti rappresenta un grosso onere per i Cantoni. Anche nel Canton Zurigo, dove in Svizzera vengono emanati la maggior parte di simili divieti, si dice che non sia possibile un controllo completo. Secondo Victoria Sutter, portavoce dell'Ufficio penitenziario e di riabilitazione, le ragioni sono diverse. I datori di lavoro o le associazioni, ad esempio, non possono essere contattati dalle forze dell’ordine a causa delle norme sulla protezione dei dati. Anche le forze dell'ordine non sono autorizzate a svolgere indagini di polizia. Per verificare il rispetto del divieto di attività, le autorità effettuano regolarmente controlli dei casellari giudiziari. Tuttavia, essi dipendono anche dall'autodichiarazione del condannato che deve presentare anche altri elementi come ad esempio la conferma dell'occupazione. 

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