Cerca e trova immobili

Genere e clima«Siamo tutti colpiti dalla crisi climatica ma le donne in particolare»

16.02.24 - 11:00
Le donne soffrono maggiormente le conseguenze della crisi climatica.
#noisiamoilfuturo
«Siamo tutti colpiti dalla crisi climatica ma le donne in particolare»
Le donne soffrono maggiormente le conseguenze della crisi climatica.
La svizzera Noëmi Grütter, coordinatrice della Global Alliance for Green and Gender Action, spiega perché senza parità di genere non può esistere una vera protezione del clima e perché è rimasta delusa dalla conferenza sul clima delle Nazioni Unite.

In breve

    • Le donne sono più colpite dalla crisi climatica: vivono più spesso in povertà, sono più dipendenti dalle risorse naturali ma vengono sovente escluse dai processi decisionali in merito alle politiche ambientali.
    • La svizzera Noëmi Grütter è coordinatrice presso la Global Alliance for Green and Gender Action. Spiega: anche i diritti delle donne fanno parte della crisi climatica.
    • Noëmi Grütter ha partecipato all’ultima conferenza sul clima dell‘ONU (COP28) a Dubai. L’esperienza è stata al contempo deludente e fonte di grande ispirazione.

Noëmi Grütter, di recente ha partecipato alla conferenza sul clima dell’ONU a Dubai (COP28). Quali sono state le sue sensazioni?
Provo emozioni contrastanti. Dubai come sede dell’evento, con le sue autostrade e centri commerciali costruiti in pieno deserto, dava la sensazione di vivere una realtà distopica. La quantità di potere concentrato in un’area così ristretta è impressionante. Soprattutto nei momenti di quiete. Ho visto da vicino come i grandi Stati prendono le loro decisioni, come hanno facilmente portato alle lacrime i rappresentanti di piccoli Stati insulari sancendo la distruzione del loro spazio vitale. È difficile da comprendere e ancora più duro dover stare a guardare.

Ci sono stati anche momenti positivi?
Tutti gli spiriti affini e gli attivisti che si incontrano a queste conferenze: ecco qual è il lato positivo. Ma anche questo è complicato: quando si vedono le persone che vivono al Sud del mondo, come ad esempio le popolazioni indigene, che non vengono ascoltate. Queste persone sono pesantemente colpite dalla crisi climatica poiché vivono da sempre a stretto contatto con la natura e possono offrire le giuste soluzioni alla crisi climatica.

Non si è sentita impotente?
Decisamente sì. Ma non solo. C’è speranza nel vedere quante persone da tutto il mondo partecipano alla lotta. Molte di loro rischiano la vita ad ogni parola che dicono in una di queste conferenze poiché spesso sono perseguitati nel loro Paese d’origine e messi a tacere.

Lei era presente alla conferenza in veste di coordinatrice della Global Alliance for Green and Gender Action. Vi occupate della correlazione tra genere e clima. Cos’hanno in comune questi due temi?
Tutti siamo colpiti dalla crisi climatica. Ma donne e persone intersessuali, non binarie e transessuali lo sono di più. E ancora di più nel Sud del mondo. Spesso queste persone hanno una relazione indissolubile con la natura e l‘ambiente, coltivano gli alimenti, raccolgono l’acqua. Se il loro ambiente naturale cambia a causa di catastrofi naturali o carenza d’acqua, o se le grandi industrie e le industrie minerarie li costringono a lasciare le loro case e le loro comunità, sono le vite di queste persone a subire le conseguenze più drastiche. Rende le donne più povere e spesso più dipendenti dai loro mariti e questa è la condizione ideale per la violenza domestica. È un circolo vizioso. Le donne devono quindi essere coinvolte nei processi decisionali di politica ambientale per poter presentare le loro prospettive.

Le donne si preoccupano spesso anche del bene degli altri.
Ecco perché le donne sono sovra-rappresentate nella lotta per i diritti dell’ambiente incontrando quindi anche più rischi strutturali a causa del loro impegno. Quando ad esempio Shell ha voluto avviare l’estrazione di petrolio in un nuovo sito, sono state principalmente le donne ad organizzare e partecipare alla resistenza. Le ritorsioni non includono solo repressione e violenza da parte delle autorità ma anche umiliazioni mirate al genere fino ad arrivare a violenze sessuali e omicidi.

Guardiamo alla Svizzera: anche nel nostro Paese ci sono ineguaglianze per quanto riguarda il clima e le donne?
Ad esempio, anche in Svizzera i cambiamenti climatici provocano un numero sempre crescente di catastrofi naturali. Le donne sono spesso colpite in maniera sproporzionata poiché in un sistema patriarcale hanno una maggiore responsabilità verso l’ambiente domestico. Sappiamo bene anche che il livello di violenza aumenta quando gli uomini si sentono impotenti e vulnerabili e questo causa un aumento della violenza di genere.

Quali sono le soluzioni per spezzare questo circolo vizioso?
Le donne devono partecipare ai processi decisionali. E non devono essere donne qualsiasi bensì le donne direttamente interessate dalle decisioni. Nel caso delle comunità indigene in Bolivia, parliamo ad esempio delle donne di quelle comunità. È importante anche promuovere l’avvicinamento tra movimenti per la protezione del clima e per i diritti delle donne. I movimenti per i diritti delle donne hanno anche un grande vantaggio: hanno moltissima esperienza nella lotta per l’uguaglianza. Le stesse strategie possono essere adottate nella lotta per l’uguaglianza climatica.

Presumo che i soldi abbiamo un ruolo centrale?
Sapere dove confluiscono i soldi è di vitale importanza. I soldi, anche quelli della Svizzera, che dovrebbero essere investiti per prevenire le catastrofi climatiche vengono spesso utilizzati per finanziare progetti che fanno più male che bene.

Può fare un esempio?
I governi vogliono soluzioni rapide e investono volentieri nelle energie rinnovabili come ad esempio nella costruzione di dighe. Conosco molti esempi che ci arrivano dalle nostre organizzazioni partner di casi in cui le dighe hanno distrutto gli ecosistemi locali o forzato le comunità indigene ad abbandonare le loro case. A cosa servono le energie rinnovabili se per sfruttarle distruggiamo la biodiversità? Sappiamo bene che il mantenimento degli ecosistemi è la chiave per risolvere la crisi climatica. Noi ci impegniamo affinché le soluzioni climatiche siano pensate con una visione più ampia ma troppo spesso le alternative funzionano solo localmente, sono dispendiose e non fanno colpo come una bella diga nuova di zecca.

In questo ambito si parla anche di politica climatica femminista. Cosa si intende?
Significa integrare i valori del femminismo all’interno della politica climatica. Significa che anche le donne e gli altri gruppi marginalizzati ma colpiti in maniera sproporzionata dalla crisi climatica dovrebbero poter beneficiare della protezione climatica come tutti gli altri. E che devono poter partecipare alle decisioni.

Secondo Lei, ci sono Paesi che applicano una politica climatica femminista?
Ci sono stati alcuni passi interessanti in questa direzione ma non conosco nessuno Stato che si allinei o applichi questo metodo.

Il tema del clima non sembra ricevere grande attenzione attualmente. Cosa ne pensa?
È un fatto notevole poiché le onnipresenti guerre hanno moltissimo a che fare con il clima. La scarsità di risorse generata dalla crisi climatica è spesso la causa della guerra. Il materiale bellico è estremamente dannoso per l’ambiente. E a livello mondiale investiamo molto di più nella guerra che nella protezione climatica. Quello che molti non sanno è che i movimenti per la pace e la promozione della demilitarizzazione nascono originariamente dal movimento femminista.

Anche Lei personalmente proviene dal settore della Gender Justice, ossia dell’uguaglianza di genere. È anche co-presidente di Salute Sessuale Svizzera. Perché ora il focus sulla crisi climatica?
Di recente ho capito che tutte le lotte femministe (diritto all’aborto, femminicidi, parità per tutti, per citarne alcuni) non faranno mai i necessari passi avanti finché non avremo risolto i problemi ambientali. La crisi climatica genererà nuove ineguaglianze indipendentemente da quanto possiamo sperare il contrario. Una volta compresa la reale entità della crisi climatica, tutto viene messo in relazione con essa. È tutto collegato.

La Global Alliance for Green and Gender Action è un’alleanza di tre organizzazioni partner maggiori e di oltre 500 organizzazioni locali provenienti da tutto il mondo, impegnate nel settore dell’uguaglianza di genere e della protezione del clima e dell’ambiente. L’obiettivo dell’alleanza è sostenere le organizzazioni locali del Sud del mondo che è colpito in maniera più pesante dalla crisi climatica e al contempo può offrire le soluzioni adatte a contrastarla. L’alleanza è finanziata dai governi di Olanda e Canada nonché da fondazioni private.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.

Caricamento in corso ...
Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.