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SVIZZERAIl crollo di Signa lascia il segno, niente bonus per l'ex Ceo di Julius Bär

18.03.24 - 08:40
L'effetto domino in seguito al crack del gigante austriaco a cui la banca aveva concesso 600 milioni di crediti
Imago
Fonte ats
Il crollo di Signa lascia il segno, niente bonus per l'ex Ceo di Julius Bär
L'effetto domino in seguito al crack del gigante austriaco a cui la banca aveva concesso 600 milioni di crediti

ZURIGO - Niente bonus nel 2023 per l'ex Ceo di Julius Bär, banca zurighese presente anche sulla piazza di Lugano che ha dovuto cancellare oltre 600 milioni di crediti concessi a Signa, impero immobiliare austriaco fondato dall'imprenditore René Benko con importanti interessi anche in Svizzera. Anche per gli altri dirigenti dell'istituto c'è stata una sforbiciata ai compensi.

Stando al rapporto annuale pubblicato oggi il presidente della direzione Philipp Rickenbacher, che il primo febbraio 2024 ha annunciato le dimissioni proprio sulla scia delle perdite subite per Signa, ha ricevuto uno stipendio base di 1,5 milioni di franchi, lo stesso del 2022, più contributi pensionistici per un totale di 1,7 milioni. La retribuzione variabile è stata pari a zero. La cifra incassata è così ben lontana da quella del 2022, quando il versamento complessivo aveva raggiunto 6,0 milioni.

Ma è l'intera direzione che è stata messa a dieta: le elargizioni sono state di 13,0 milioni, importo che va confrontato con i 35,5 milioni dei dodici mesi precedenti. Ha dovuto stringere la cinghia anche il consiglio di amministrazione: i suoi membri hanno ricevuto 3,0 milioni, rispetto ai 3,8 milioni di due anni or sono. La remunerazioni del presidente Romeo Lacher è scesa a 1,1 a 0,7 milioni.

"Il deplorevole errore nella valutazione del rischio e il conseguente accantonamento delle perdite sui prestiti di debito privato hanno portato all'imposizione di misure correttive significative in termini di compensi", si legge nella relazione annuale.

Come noto i risultati della banca sono stati fortemente penalizzati dalla vicenda Signa. L'anno si è chiuso con un calo dei ricavi operativi del 16% a 3,2 miliardi di franchi e con un utile di 454 milioni, il 52% in meno del 2022. Sui conti ha pesato la rettifica di valore di 606 milioni per prestiti concessi a Signa, oggi in bancarotta. Anche altre banche svizzere hanno subito perdite importanti in relazione a Signa, ma con importi minori di quelli di Julius Bär.

Fondato a Zurigo nel 1890, Julius Bär - in altri paesi, Italia in primis, l'istituto si presenta anche come Julius Baer - è quotato alla borsa svizzera dal 2005. Oggi si concentra sul private banking. È presente in 12 località elvetiche, fra cui Lugano e St. Moritz (GR), e ha anche numerose sedi all'estero.

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