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A undici anni si lotta per un pasto

ISRAELE/HAMASA undici anni si lotta per un pasto

22.03.24 - 06:30
La testimonianza della tragedia a Gaza raccontata dagli occhi dei bambini. Unicef è in missione per alleviare le sofferenze dei più piccoli.
Unicef
A undici anni si lotta per un pasto
La testimonianza della tragedia a Gaza raccontata dagli occhi dei bambini. Unicef è in missione per alleviare le sofferenze dei più piccoli.

GAZA - «Quando stringo mia sorella tra le braccia sento la felicità che attraversa il mio corpo. Per un momento dimentico l’orrore della guerra e della distruzione che ci circonda». A parlare è Muhammad, 11enne palestinese, che tiene stretta a sé la sorellina Ruwaida di tre mesi davanti a uno dei centri di distribuzione alimentare a Rafah, a sud della Striscia di Gaza. A raccogliere la testimonianza invece è il portavoce dell’Unicef James Elder. Da qualche giorno una missione congiunta tra diverse agenzie dell’Onu (Oms, Ocha e Unicef) si trova a Gaza per cercare di alleviare i dolori di una popolazione ormai allo stremo. Vaccini, generi alimentari, medicine e acqua non bastano. 

«Ogni giorno cammino per due chilometri e impiego più di cinque ore per portare un pasto alla mia famiglia. È duro e faticoso, ma non posso fermarmi. Se non lo facessi io mia madre e le mie sorelle non avrebbero niente da mangiare». Qualche fagiolo, un po’ d’acqua e ogni tanto qualcosa in più. «Muhammad è riuscito a portare anche due pezzi di carne. È eccezionale. I miei figli non mangiano carne dall'inizio della guerra», ha spiegato la madre Samar, di 32 anni. Samar soffre di leucemia, ma non può curarsi. I medicinali sono rari, costosi e gli ospedali ormai inaccessibili.

Elder si trova nell’enclave palestinese per la seconda volta a Gaza dopo l’inizio del conflitto. Tra le tappe del viaggio non poteva mancare l’ospedale abbandonato Nasser a Khan Younis. Da febbraio il centro non è più in funzione. «L'ultima volta che mi trovavo in questo ospedale, c'erano migliaia di persone che avevano trovato un rifugio. Oltre agli sfollati anche centinaia di medici correvano in ogni angolo dell'ospedale giorno e notte per curare i feriti». Ora è rimasta solo la devastazione. «Non c'è più niente. I corridoi sono deserti, i medici sono scappati e i bambini hanno perso un altro luogo dove poter essere curati».

Una situazione ormai precipitata nel caos. Secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (pubblicato il 12 marzo), oltre 12'300 bambini sono morti a Gaza in quattro mesi di guerra. «Non c’è rifugio a Gaza, nessun luogo è sicuro», ha continuato Elder. «Il tasso di mortalità tra i bambini è sconcertante. Durante quattro mesi di bombardamenti migliaia di bambini sono morti oppure rimasti feriti». 

Una violenza che si è scatenata sui più piccoli con una forza estrema. «Per salvare i feriti giunti negli ospedali spesso i medici hanno dovuto decidere per l’amputazione». A soffrire nelle guerre sono sempre i più deboli. «Circa la metà della popolazione a Gaza sono bambini. Oltre 850mila sono stati costretti a lasciare le loro case». Un esodo verso sud per cercare rifugio in una terra in cui un posto sicuro non esiste. «Manca tutto, non c’è acqua, il cibo scarseggia e i medicinali sono praticamente irreperibili».

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