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11.05.2016 - 11:340

Fire Emblem Fates: un destino perfetto

L'ultimo episodio della saga strategica di Intelligent System per 3DS è un piccolo grande capolavoro

 

KYOTO - "Fire Emblem" è una di quelle saghe che, malgrado abbiano venduto bene non sono mai veramente "esplose". I motivi sono diversi, innanziutto il genere (la strategia a turni in stile scacchi, Risiko o anche "Warhammer" se vogliamo) poi anche il suo essere innegabilmente e indiscutibilmente giapponese (dall'estetica all'impostazione narrativa) e il fatto di essere da sempre legata alle console portatili di mamma Nintendo.

Serie di nicchia, ma di qualità - Insomma, con questo "curriculum" è praticamente impossibile scrollarsi di dosso la nomea di "serie minore". Ma a Intelligent System, che la sviluppa per conto della grande N, forse va bene anche così: meno aspettative, più tranquillità e maggiori chances di sperimentare mantenendo più o meno sempre inalterato il "core" 100% strategia del gioco con risultati molto molto interessanti.

Coraggio da vendere - "Fire Emblem: Awakening", penultimo episodio uscito nel 2012 è stata una svolta interessante e coraggiosa che introduceva con abilità la componente filiale e generazionale all'interno di videogame. I nostri soldati potevano, infatti, innamorarsi e avere figli i quali, crescendo, finivano per combattere a loro fianco. Una trovata con conseguenze di gioco e (soprattutto) emotive mica da ridere.

Una cornice degna di un romanzo - L'ultimo epsiodio "Fates", che in realtà è diviso in due parti distinte che sono anche due giochi a sé stanti "Birthright" e "Conquest", continua seguendo questa via ma, se possibile, punta ancora più in alto. In un contesto di conflitto totale fra le due nazioni di Nohr (di ispirazione occidentale e nordica) e Hoshido (orientale e giapponese) punto focale del tutto è la storia di un principe/principessa (nostro alter-ego): nato/a in una ma rapito/a e cresciuto/a dal regnante dell'altra.

Due giochi... in due - Una volta scoperta la verità, durante un momento estremamente drammatico, sarà il momento di effettuare una scelta: avranno ragione il sangue e le origini oppure l'affetto dei familiari (imposti) che ci hanno cresciuto? In "Birthright" si seguirà la prima strada, in "Conquest" la seconda. Per il ritratto completo sarà invece necessario... prendersele tutte e due! Una trovata coraggiosa e inusuale quella operata da Nintendo che acquisisce significato pieno solo se si guarda la versione digitale: si gioca il proemio e dopo la scelta si compra scaricando dal web la seconda.

Il bianco e il nero - Quali sono le differenze fra le due storie? Totali: oltre al cast (fratelli, sorelle e seguito) sono radicalmente diverse le atmosfere, le missioni e... la difficoltà. Se in "Birthright" saremo impegnati nella classica lotta contro il male assieme alle sfavillanti forze di Hoshido, in "Conquest" la sfida sarà molto più ardua: rinnovare Nohr dall'interno facendo tutto il necessario per evitare di farsi assassinare dal proprio malvagio patrigno.

Tutto a regola d'arte - Se le fondamenta narrative ci sono e sono degne di un romanzone epico (magari pure russo) dove "Fates" brilla veramente è l'implementazione delle meccaniche: la componente strategica è semplice (ricorda i grandi giochi da tavolo) ed efficace - che passa dalla gestione delle nostre truppe, dalla loro crescita e dai rapporti di amicizia e romantici - funziona bene come sempre. Anche l'elemento generazionale, con i figli nati dall'amore "sotto le armi" è presente anche se la sua funzione drammatica è un po' stemperata rispetto ad "Awakening".

Insomma, in definitiva si tratta di un piccolo grande capolavoro. Se avete già un Nintendo 3DS non potete assolutamente lasciarvelo scappare (soprattutto se siete appassionati di giochi di strategia), altrimenti potrebbe anche essere l'occasione buona per prendervene uno (non costano poi troppo). In ogni caso è stra-consigliata la versione digitale.

VOTO: 10 (se siete già dei patiti della saga o dei giochi di strategia) oppure accontentatevi di un 8

 

 

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