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LUGANO
22.04.2018 - 16:020
Aggiornamento : 20:17

Philipp Plein si rifiutò davvero di far entrare l’Ispettorato del lavoro?

Il gruppo parlamentare socialista vuole vederci chiaro sulle attività dello stilista in Ticino

LUGANO - Seconda interrogazione sul "caso Plein". Non cessa di far discutere il "blitz" nella sede luganese del marchio di moda, avvenuto il mese scorso. I funzionari dell'ispettorato del lavoro, ricordiamo, erano intervenuti alle 23.15 negli uffici dove lo stilista e alcuni collaboratori stavano «mangiando una pizza» al termine di una riunione. Dopo l'Mps, ora è il Ps a interrogare il governo sulla vicenda e sulle attività del marchio in Ticino. 

Ad allarmare i firmatari (Ivo Durisch il primo) sono le testimonianze di ex dipendenti, riportate dai giornali. «Si parla di riunioni sempre organizzate di sera, di straordinari non pagati durante intere notti e di licenziamenti ingiustificati» ricorda l'interrogazione. «Una ex dipendente ha raccontato ai giornalisti di essere stata costretta a lavorare tutto il fine settimana pasquale nella casa dello stilista a Cannes, altri hanno dovuto assistere a riunioni fino alle 5 o alle 6 del mattino a Milano ed erano comunque obbligati a presentarsi alle 9 regolarmente in ufficio».

Senza contare gli stage, «offerti a persone formate e con tre anni di esperienza pagati 800 franchi al mese» continuano gli interroganti. «Il settore della moda è stato giudicato dal Consiglio di Stato uno dei settori promettenti sui quali puntare in futuro. Rimangono ancora però molti interrogativi sulla qualità dei posti di lavoro in questo settore». Di qui le domande poste al governo. 

Chiediamo al Lodevole Consiglio di Stato:

La Philipp Plein ha fatto sapere di aver creato 140 posti di lavoro a Lugano. Quanti sono i posti di lavoro (ETP) a Lugano e quanti di questi dipendenti lavorano effettivamente in Ticino?

Quale è la percentuale di stagisti sul totale dei posti di lavoro?

La Philipp Plein ha inoltre affermato di realizzare un fatturato di 300 milioni di franchi. Quale è effettivamente la parte di utile generata a Lugano? Come varierà l’imponibile dell’impresa di moda una volta entrati in vigore gli standard BEPS che impongono alle imprese di pagare le imposte nei paesi dove creano valore aggiunto?

Quando gli ispettori del lavoro si presentano per un controllo, l’azienda può rifiutarsi di farli entrare? La Philipp Plein si è rifiutata di lasciare effettuare controlli?

Quali e quanti controlli sono stati effettuati in questi anni dall’Ispettorato del lavoro nel settore della Moda in Ticino? Sono emersi abusi e di che genere?

Come è possibile per gli ispettori controllare il rispetto dei tempi di riposo e dei giorni festivi se le riunioni a cui devono partecipare i dipendenti avvengono all’estero?

Quanti sono i posti di lavoro nel design della moda presenti in Ticino e quali sono le retribuzioni d’uso in questo settore?

Come sono regolati gli stage nel settore della moda, in particolare per quanto riguarda il designer?

Il sindaco di Lugano Marco Borradori e il vicesindaco Michele Bertini si sono offerti di fare da intermediario per “flessibilizzare” le disposizioni in materia di protezione dei lavoratori. Il Consiglio di Stato ritiene che questa sia la soluzione più adeguata o sarebbe meglio favorire il partenariato sociale e introdurre un Contratto collettivo di lavoro nel settore?

Dal Registro di commercio risulta che il Sig. Plein ha trasferito il domicilio a Lugano nel maggio del 2017. Avendo diverse proprietà nel mondo intero, il Sig. Plein beneficia della tassazione a forfait riservata ai globalisti?

Per il Gruppo del Partito Socialista

Ivo Durisch

Gianrico Corti

Milena Garobbio

Gina La Mantia

Carlo Lepori

Daniela Pugno Ghirlanda

 


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