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CANTONEAccoltellamento in piazza Dante: «Ero ubriachissimo, ma non volevo ucciderlo»

23.03.23 - 11:23
L'imputato, un 32enne del Luganese, deve rispondere di tentato omicidio, in subordine lesioni gravi tentate.
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Accoltellamento in piazza Dante: «Ero ubriachissimo, ma non volevo ucciderlo»
L'imputato, un 32enne del Luganese, deve rispondere di tentato omicidio, in subordine lesioni gravi tentate.

LUGANO - 15 maggio 2022. Un 32enne del Luganese accoltella un 35enne in pieno centro a Lugano. Oggi il giovane deve rispondere di tentato omicidio intenzionale, in subordine lesioni gravi tentate o lesioni semplici qualificate. 

L'uomo è accusato anche di infrazione alla legge federale sulle armi e violenza o minaccia contro le autorità, nonché, per episodi precedenti, di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti ripetuta, furto tentato e danneggiamento ripetuto.

Per lui l'accusa chiede quattro anni di detenzione sospesi in favore di un trattamento stazionario in una struttura specifica alla cura delle dipendenze e al trattamento di disturbi psichici. La difesa chiede invece una sensibile riduzione della pena da scontare sotto forma di trattamento ambulatoriale. La sentenza è attesa per oggi alle 16.30.

Dipendenze e disturbi psichici - L'imputato soffre di dipendenze da alcol, droga e psicofarmaci e nel tempo libero, per sua stessa ammissione, era solito fabbricare coltelli rudimentali. È inoltre affetto da disturbo paranoide della personalità e schizofrenia paranoide. Il giovane, che ha anche vari precedenti penali, attualmente si trova in carcere in esecuzione anticipata della pena.

«Non ci ho più visto e l'ho colpito» - Quella sera «avevo bevuto mezza bottiglia di vodka, quattro gin tonic e una birra ed ero veramente ubriachissimo», racconta il 32enne. In piazza Dante «ho incontrato questo gruppo di ragazzi, uno di loro voleva offrimi una birra e io ho rifiutato. Da lì é nata una discussione che è poi sfociata in collutazione, ho ricevuto un pugno e mi hanno buttato a terra. A quel punto non ci ho più visto e ho colpito uno dei ragazzi con il taglierino che avevo con me». L'imputato respinge però l'accusa di tentato omicidio intenzionale: «So che ho sbagliato ma di certo non volevo ucciderlo, volevo solo respingerlo. Non ho mirato ai punti vitali, ma sotto la vita».

«La vittima sostiene però che lei ha puntato alla gola, e che si è salvato la vita semplicemente perché ha reagito alzando le braccia», evidenzia in tutta risposta il giudice Amos Pagnamenta. Secondo i poliziotti intervenuti sul posto il 32enne avrebbe poi brandito il coltello anche verso di loro, ma il giovane nega: «Quando la polizia è arrivata sono stato subito buttato a terra, non avrei neanche avuto il tempo per farlo».

«Non sono un violento» - «Sono pronto a riprendere la mia vita in mano», afferma il giovane alla fine dell'interrogatorio. «Il mio rischio di recidiva è stato giudicato come medio-alto, sì, ma io non sono d'accordo. Non sono un ragazzo violento».

L'accusa - «L'imputato ha mirato al viso della vittima, colpendo dall'alto verso il basso e proferendo minacce di morte», sottolinea la procuratrice pubblica Valentina Tuoni. In considerazione delle dipendenze e dei disturbi psichici dei quali soffre il 32enne l'accusa chiede però che l'uomo sconti la sua pena sotto forma di trattamento stazionario (con pernottamento, dunque, all'interno di una struttura adeguata).

La difesa - La sera del 15 maggio il giovane «non aveva alcuna intenzione di uccidere e non ha colpito punti vitali», ribatte dal canto suo il giurista Loris Giudici, sottolineando che il 32enne si è detto pentito e dispiaciuto per quanto successo. La difesa chiede quindi il suo proscioglimento dai reati di tentato omicidio intenzionale e di lesioni gravi tentate, sostenendo che quella sera vi sono state unicamente «lesioni semplici qualificate». Il taglierino, prosegue Giudici, «non è poi un coltello» e non può essere considerato un'arma, il che farebbe cadere l'accusa di infrazione alla legge federale sulle armi. La difesa chiede dunque una sostanziale riduzione della pena rispetto a quanto richiesto dall'accusa «e di comminare all'imputato una pena detentiva sospesa, più un trattamento ambulatoriale».

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