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CANTONEPresunto abuso di gruppo: «Lei era molto spinta, ma stava bene e sapeva quello che faceva»

13.03.23 - 12:04
Sotto accusa tre giovani che avrebbero sfruttato l'ubriachezza della vittima per portarla a praticare atti sessuali.
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Presunto abuso di gruppo: «Lei era molto spinta, ma stava bene e sapeva quello che faceva»
Sotto accusa tre giovani che avrebbero sfruttato l'ubriachezza della vittima per portarla a praticare atti sessuali.

LUGANO - Luglio 2019. Una ragazza e tre giovani si allontanano da una festa calcistica del Luganese. Nella macchina di lei scatta del sesso, due di loro agiscono e uno guarda. La ragazza, emerge dall'atto di accusa, era però fortemente ubriaca, piangeva e aveva più volte detto "no" e "basta".

Oggi, a distanza di oltre tre anni e mezzo, i tre devono rispondere di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. Avrebbero infatti sfruttato lo stato di ebrietà in cui si trovava la giovane per portarla a compiere atti sessuali. Gli imputati, di età compresa tra i 24 e i 31 anni, sostengono invece che la vittima fosse consenziente e consapevole di quanto stava accadendo.

«Non era ubriaca» - «A un certo punto della serata lei ha detto "andiamo in macchina" e mi ha fatto intendere che voleva fare sesso», racconta il primo imputato, l'unico che già conosceva la ragazza. «Non era ubriaca, era brilla», sottolinea, «stava bene e camminava con le sue gambe, faceva discorsi logici». In seguito, sostiene, «l'ho accompagnata in bagno e lei ha detto" vorrei farmi bagnare da te", qualcosa del genere». Il giudice Siro Quadri vuole però vederci chiaro: «Perché alla macchina ci siete andati in tre allora?», lo incalza. «Non lo so», risponde lui, «durante la serata non ha passato del tempo soltanto con me».

«Lei ha preso l'iniziativa» - «Lei era molto spinta, ma stava bene e sapeva quello che faceva», racconta il secondo imputato, che quella sera ha avuto rapporti orali e rapporti completi con la giovane. «Ci provava, mi ha palpeggiato nelle parti intime e sul sedere. Poi ha preso l'iniziativa: prima di andare nel parcheggio c'è stato un bacio e dei preliminari». A un certo punto, ammette, la ragazza «ha detto "basta", ma specificando "io sono venuta e sono a posto. Non voglio continuare perché voi siete fidanzati"». A quel punto, precisa l'imputato, «noi abbiamo fatto una battuta: "Dai fai venire anche noi", ma ci siamo fermati».

«Al "basta" si sono fermati» - La vittima «aveva atteggiamenti abbastanza spinti», conviene il terzo ragazzo, che secondo l'accusa al momento dei fatti faceva da palo. «Quando lei ha detto "basta" si sono fermati tutti e due, non l'ha forzata nessuno». Il significato di quel "basta" entra però in discussione: «Presumo che lei fosse arrivata all'apice e l'abbia detto per questo».

Dei messaggi sospetti - Qualche ora dopo i fatti, però, tra la ragazza e il primo imputato c'è uno scambio di messaggi. La vittima, sottolinea il giudice, «ha scritto "vaffan****", e lei in tutta risposta ha mandato delle emoticon rappresentanti una risata. La ragazza ha quindi scritto "non c'è niente da ridere, ma proprio un ca***", e lei non ha più risposto». «Pensavo avesse scritto "vaffan****" nel senso di "cosa abbiamo combinato", perché io ero fidanzato», si giustifica lui.

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