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CANTONEFra distanze, restrizioni e mascherine: quanto ha pesato la pandemia sui giovani ticinesi

09.09.22 - 12:20
Più che sugli adulti, almeno dal punto di vista psicologico. I risultati di uno studio Supsi svelati oggi a Bellinzona
Archvio Tipress
Fra distanze, restrizioni e mascherine: quanto ha pesato la pandemia sui giovani ticinesi
Più che sugli adulti, almeno dal punto di vista psicologico. I risultati di uno studio Supsi svelati oggi a Bellinzona

BELLINZONA - Il biennio pandemico è stato un'emergenza anche per quanto riguarda la salute mentale. Per tentare di capire quale sia stato l'impatto su giovani e giovanissimi ticinesi il Cantone ha commissionato alla Supsi uno studio (CoSmo) che è stato presentato oggi a Bellinzona.

Presenti, oltre al Consigliere di Stato Raffaele De Rosa, anche il direttore del Decs Emanuele Berger e il Responsabile del Centro competenze di psicologia applicata SUPSI Lorenzo Pezzoli.

«Oggi torniamo a parlare di Covid e pandemia ma lo facciamo in maniera diversa, rispetto alle curve epidemiologiche e alle varianti», ha esordito De Rosa, «se è vero che il virus ha un impatto modesto sui giovani sappiamo che le misure di contenimento hanno avuto su di loro ripercussioni psicologiche assai più significative ed evidenti. Lo conferma un aumento delle casistiche, sempre più complesse, evidenziato dagli sportelli psicosociali cantonali».

Da qui «la decisione di realizzare uno studio, basato su dati quantitativi e qualitativi, così come sulle voci dei giovani, e che fosse il più pratico possibile e che portasse proposte concrete per migliorare l'accompagnamento dato ai giovani». Nasce così “Crescere al tempo del COVID-19: L’esperienza di adolescenti e giovani adulti (CoSmo)” che ha analizzato le esperienze dei 14-24enni del nostro cantone.

 «La malattia è il lato notturno della vita», apre citando Susan Sontag Lorenzo Pezzoli parlando della lunga notte pandemica «di giovani e adolescenti del nostro Cantone». Un periodo senz'altro difficile «su cui è importante riflettere, tentando di comprendere e imparare il più possibile».

I dati raccolti dallo studio CoSmo, evidenziano l'impatto della convivenza con il virus di ragazze e ragazzi: «I giovani hanno presentato un grado maggiore di stress, ansia e solitudine, rispetto agli adulti», conferma Pezzoli, con una maggiore incidenza sulle ragazze e chi si trovava - durante la pandemia - in formazione e apprendistato: «una conseguenza che ha senso per chi si trova in una fase nevralgica della vita».

Particolarmente vessanti per i giovani le misure contenitive come il mantenere le distanze, il divieto di assembramenti e l'indossare le mascherine. Fra gli indici anche la riduzione delle ore di sonno, il maggiore consumo di alcol e la minore attività fisica.

Una sfida emotiva ma anche un contraccolpo importante dal punto di vista dell'identità: «La solitudine, il vuoto assoluto nel tempo libero hanno avuto ripercussioni forti sulla costruzione identitaria dei ragazzi», continua Pezzoli che cita anche una diffusa «noia e “stordimento da social” perché “non si sapeva più che fare”». 

A toccare da vicino è stata soprattutto la chiusura delle scuole «uno spazio che struttura le giornate ma aiuta anche alla definizione del sé», e anche la paura per un domani mai così incerto: «In molti si chiedevano: “ce l'avrò un futuro?», conferma il professore SUPSI. Altro luogo in cui sono state evidenziate turbolenze è l'ambito famigliare, a causa della costrizione casalinga, con tensioni e litigi.

«Non eravamo tutti sulla stessa barca, la tempesta era sì uguale per tutti ma non tutti hanno avuto le stesse imbarcazioni, le stesse risorse umane e anche economiche. È evidente come la pandemia abbia peggiorato le vite dei giovani delle fasce più marginali e vulnerabili della società», conferma Pezzoli che però ha riscontrato anche una «straordinaria capacità che alcuni giovani sono riusciti a mettere in campo per intercettare nell'esperienza di crisi anche cose positive, dall'uso diverso dei social, alla sperimentazione nel tempo libero: “Ho fatto altro”, hanno detto alcuni interpellati e c'è chi ha: ”Non sapevo che il Ticino aveva delle belle passeggiate in montagna”».

La chiave per confrontare un'emergenza che è tutt'altro che risolta, passa dalla prevenzione e dall'intervento già nelle aule scolastiche, come conferma anche Emanuele Berger, «i nostri docenti devono e dovranno essere in grado di percepire le fragilità, espresse oppure no, da parte degli allievi, per questo stiamo valutando la possibilità di una nuova offerta per aumentare ulteriormente la capacità d'ascolto così come di un potenziamento del personale di sostegno pedagogico».

«Se c'è qualcosa che ci ha mostrato la pandemia», continua il direttore del Decs, «è che c'è un margine di miglioramento per la collaborazione fra la scuola pubblica ed enti esterni di sostegno psicologico e intervento precoce».

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