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BELLINZONAPestaggio al concerto, lo sfogo del padre

12.04.22 - 19:06
Un 16enne è stato preso di mira dal "branco" e ricoverato in ospedale
tipress
Pestaggio al concerto, lo sfogo del padre
Un 16enne è stato preso di mira dal "branco" e ricoverato in ospedale

BELLINZONA - Un concerto trap dalle premesse non proprio rassicuranti - special guest l'italo-tunisino Simba La Rue, bandito dai palchi lombardi per comportamenti violenti - si è concluso con un pestaggio ai danni di un 16enne e un ricovero in ospedale, sabato sera all'Espocentro di Bellinzona. 

A seguito di un alterco per futili motivi, il minorenne è stato circondato da 4-5 giovani i quali lo hanno atterrato e coperto di calci e pugni. Ricoverato in ospedale, ha rimediato una frattura al naso oltre a diverse lesioni. Una denuncia è stata sporta alla Polizia cantonale, riferisce la Regione.ch

Il padre del ragazzo ha ricostruito parte della vicenda in uno sfogo su Facebook, in un toccante appello che riportiamo per intero.

«Era felicissimo mio figlio quando mi ha salutato ieri sera; gli pagavo il biglietto del concerto. Un premio. Sta studiando molto, sono fiero di lui. Non siamo ricchi. Venti franchi sembrano pochi, ma lui era contento. Verso l’una di notte sento suonare il citofono. Penso abbia dimenticato le chiavi. Mi dice scendi. Mi preoccupo, apro il portone e riesco solo a guardare il suo volto. Zigomi gonfi, naso gonfio, perdite di sangue. Mio figlio. Quello a cui do il bacio sulla testa prima d’andare a letto, avete presente? Quello al quale non posso dire quanto bene gli voglio. Quello a cui non si può spiegare che se si fa male lui, mamma e papà soffrono di più. Piange davanti a me: ‘Mi hanno rubato le chiavi, la sacca, scusa, mi dispiace, ma io non ho fatto niente’.

Lo abbraccio. Non potevo piangere anche se avrei voluto. Dovevo, come avreste fatto voi tutti, consolarlo e mostrarmi forte. Lo porto in casa, mi racconta una storia confusa dove nulla può giustificare la violenza subita e le ferite. Andiamo in taxi all’ospedale dove fanno benissimo il loro dovere. Colgo l’occasione di ringraziare pubblicamente il medico di turno e gli infermieri. Alle 3 del mattino saluto mio figlio, lo incoraggio, d’accordo col medico lo lasciamo in ospedale sotto osservazione. Con l’ultimo sguardo che gli do, lo vedo sdraiato con la flebo dell’antidolorifico e il ghiaccio che gli copre interamente il viso. Vado a casa a piedi e finalmente, solo nella notte, piango.

È domenica e mentre vi scrivo mio figlio è di nuovo a casa. Siamo stati fortunati. Siamo costretti a dirvi che siamo stati fortunati perché ha solo zigomi, guance, occhi gonfi, escoriazioni sul viso e il naso rotto. Nei prossimi giorni si va in polizia a denunciare. Ora smettetela di pensare a mio figlio. Pensate ai vostri e al loro futuro. Pensate al momento in cui li salutate e, soli o con gli amici, vanno da qualche parte. Pensate a voi stessi, quando li aspettate e non andate a dormire. Pensate al Ticino, il cantone a cui è stato rubato il futuro.

Negli ultimi mesi ho letto articoli che raccontavano storie spaventose di ragazzi soli, aggrediti da più persone. Non pensavo potesse accadere a me. Non voglio che questo accada ai vostri figli. Non voglio vi sentiate come me, non voglio soffriate come ho sofferto e soffro io guardando il volto di mio figlio. Credo si debbano chiedere delle risposte. Credo che la nostra democrazia possa sopravvivere nella certezza del diritto ma anche in quella della pena. Credo non ci si debba più abbandonare alla disperazione e alla rabbia, a urla che si spegneranno fino al prossimo pestaggio e ragazzo mandato all’ospedale. Guardate negli occhi i vostri figli, poi guardate gli occhi del mio, proprio quelli che vedete in foto. Agire nella civiltà, agire nel rispetto della legge, ma basta. Basta»

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