CANTONE«Dire che i giovani non hanno voglia di lavorare è una generalizzazione pericolosa»

06.12.22 - 18:15
Un terzo dei ticinesi scioglie il suo apprendistato prima di concluderlo. Un problema? Non per forza, spiega il DFP
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«Dire che i giovani non hanno voglia di lavorare è una generalizzazione pericolosa»
Un terzo dei ticinesi scioglie il suo apprendistato prima di concluderlo. Un problema? Non per forza, spiega il DFP

SAVOSA - Hanno fatto discutere parecchio i dati diffusi settimana scorsa dall'Ufficio federale di Statistica (Ust) relativi allo scioglimento dei tirocini da parte dei giovani svizzeri.

A riprenderli con un variegato corredo di commenti sono stati soprattutto il TagesAnzeiger e anche i colleghi di 20 Minuten. Focus del discorso dei media d'Oltralpe è l'aumento senza precedenti del tasso (del 22%) così come un vero e proprio problema generazionale che riguarda le giovani e i giovani.

Per quanto riguarda il Ticino il dato c'era (ma era parziale e non comparativo) e per tentare di capirci qualcosa di più - anche e soprattutto per tastare il polso dei ragazzi del nostro Cantone - ne abbiamo voluto parlare con Oscar Gonzalez, aggiunto al direttore della Divisione della formazione professionale (DFP).

Il dato degli scioglimenti in Ticino è nettamente più alto rispetto a quello svizzero (è attorno al 35,4%) e i motivi sono molteplici: «C'è una componente strutturale, abbiamo numeri più piccoli, i sistemi scolastici sono diversi e si prendono scelte in momenti diversi», spiega Gonzalez, «va aggiunto che noi abbiamo percentuali maggiori per quanto riguarda il reinserimento e le maturità professionali. Inoltre, rispetto al resto della Confederazione, si tratta di una percentuale relativamente stabile e che ha sempre oscillato fra il 30 e il 35%»

Scioglimento non è per forza di cose sinonimo di rinuncia: «Sul totale degli apprendisti diciamo circa il 66% ha un percorso lineare, il 20-25% dopo uno scioglimento rientra nel sistema e porta a termine il percorso. Più delicato è il discorso di quel 10% che, per un motivo o per l'altro, finisce fuori dal sistema scolastico. Succede anche nelle scuole a tempo pieno. In questo senso il nostro compito è quello di trovare e aiutare queste ragazze e questi ragazzi per far si che non restino da soli. Qui entrano in gioco servizi, come il GO95 - che al momento segue attivamente circa 150 giovani - che tentano di "intercettarli" e riorientarli verso un progetto formativo qualificante».

Ma per quali motivi i giovani ticinesi lasciano il loro apprendistato? «Le motivazioni del cambiamento possono essere diverse. A stima, direi che il 30/35% cambiano il loro percorso per motivi scolastici, ovverosia per delle difficoltà in una o più materie. In questo caso si interviene tentando di capire da dove originino queste fragilità, magari cambiando il percorso di studi da triennale al biennale o rinunciando alla maturità professionale. Un altro 20/25% riguarda invece ragazze e ragazzi che capiscono che la professione che hanno intrapreso non è quella che fa per loro. In questo caso subentrano diverse figure, si tenta di capire se c'entrano il carico di lavoro, le aspettative o altro. Poi si può procedere a un riorientamento professionale mirato».

Al di là di dubbi e incertezze, una cosa è chiara: «In generale vale la regola che è fondamentale non lasciarli soli, altrimenti rischiamo di perderli. Il sistema che abbiamo è un buon sistema, permeabile e flessibile e certamente può essere migliorato, soprattutto per quanto riguarda quei giovani che finiscono per trovarsi fuori dai giochi. In questo senso l'obbligo formativo, in vigore dal 2021, ci permette di assistere da vicine loro e le loro famiglie affinché tutto si concluda per il meglio».

Per quanto riguarda ragazze e ragazzi, aggiunge Gonzalez, è importante non far di tutta l'erba un fascio: «Dire che i giovani non vogliono o non sono capaci di lavorare è una generalizzazione pericolosa. È un discorso generazionale superficiale e che mai come ora non tiene in considerazione il contesto d'insicurezza in cui vivono i nostri ragazzi. Fra pandemia, crisi climatica e guerra nemmeno gli adulti si sentono sicuri, figurarsi degli adolescenti in formazione che non sanno quale futuro li aspetti. Non dimentichiamo che i giovani d'oggi sono confrontati con pressioni formative enormi: devono imparare un bagaglio di nozioni che comprende le basi che noi adulti abbiamo già studiato, più tutti gli aggiornamenti degli ultimi anni», conclude.

COMMENTI
 
Samuel 1 mese fa su tio
Be quando lavori piu di 45 ore settimanali per 1500 franchi ovvio che ti girano
M70 1 mese fa su tio
ribadisco che la maggior parte dei giovani sono capaci e volenterosi ed hanno voglia di lavorare ma in Ticino non hanno la possibilità di farlo! quando un giovane si sente dire dallorientatore che deve avere diverse scelte e non una sola..ma cambiare cambiare perchè non ci sono posti di lavoro..e/o lo si vede non assumere perchè prendono maggiorenni oltre frontiera..è detto tutto! non so voi ma ne conosco diversi e diversi che hanno i figli a casa perchè non trovano un apprendistato e poi devono ripiegare su un liceo, ecc..aiuto dalle istituzioni ZERO! ma pf dite le cose come stanno!
Mattiatr 1 mese fa su tio
Cosa dovrebbe fare il cantone? Creare posti di lavoro fittizi per gli apprendistati di modo che finito il percorso formativo i ragazzi si ritroveranno con il c u l o per aria? Semplicemente fai quello che passa al convento nei parametri delineati dai tuoi interessi. Puoi fare tutti gli interventi statali che vuoi, però ci sono professioni che non hanno più mercato, vedi sarti, calzolai, .... Quindi è inutile incentivarli.
Sarà 1 mese fa su tio
I soliti stereotipi, indefinitiva solo un 10% scarso di giovani non porta a termine un apprendistato o una scuola in tempi normali, una parte viene poi recuperata in seguito. Guardatevi un po' attorno e non ditemi che non esiste un 10% o più di adulti disposti a fare carte false per non lavorare o che hanno qualche problema sociale.
Mirschwizer 1 mese fa su tio
Adulti senza spina dorsale È piu comoda alzarsi il mattino alle 11 andare al dar a bere spritz (pagati dall'assistenza) e non faticare 🤬🤬🤬 Fin che le nostre istituzioni mantengono i nulla facenti o meglio detto lazzaroni (non problemi sociali) sarà così Sarà
Lux Von Alchemy 1 mese fa su tio
C’è un pizzico di verità in ogni generalizzazione.
Scigu 1 mese fa su tio
Purtroppo troppi giovani hanno capito che per non impegnarsi e superare le difficoltà basta parlare di pandemia e guerra e ci sarà subito qualcuno pronto ad aiutare il “poverino” di turno e a togliergli le castagne dal fuoco. Cosa succederà quando avranno 30 anni ?
Mattiatr 1 mese fa su tio
Ah si tutti giovani quelli che sul blog piangono per il prezzo della benzina. Smettetela di attribuire ai ragazzi la lagna costante che dilaga in tutto il Ticino, da parte di tutte le fasce d'età ai soli ragazzi.
seo56 1 mese fa su tio
La verità fa male!!
Equalizer 1 mese fa su tio
Inizio ad essere stufo di sta storia dell'insicurezza dei giovani, mi ricordo che se prendevo un "lavadench" faceva male e mi preoccupavo di non prenderne altri, mentre ora non si conosce più il costo delle cose sbagliate ed allora si va avanti come arlecchini ubriachi noncuranti di cosa potrà succedere. Quello che ho vissuto io era probabilmente sbagliato, quello che viviamo oggi è sicuramente sbagliato, e la soluzione di sicuro non è continuare così, ma vedo nessuno ha la voglia o la capacità di imporre un po' di ristrettezze, quindi scusate ma non vedo il famoso bright future.
Luisssss 1 mese fa su tio
Bravissimo, concordo pienamente sul fatto che la gioventù del giorno d'oggi sia innanzitutto troppo protetta da sta specie di sindacalisti... È normale che il datore di lavoro non si possa imporre, il bravo apprendista va subito a piangere da questi e poi i Bravi Sindacalisti invece di capire il perché l'apprendista si comporta in quel modo, danno subito contro al datore di lavoro... È ora di finirla... Questo anche per quel che riguarda moltissimi genitori che se ne fregano dei loro figli, a noi una volta erano ceffoni e zitto....
Pocahontas 1 mese fa su tio
Verissimo, concordo!! Anche i ceffoni non erano il massimo...ma era la mentalità che ci insegnavano che era diversa. Rispetto dell adulto e del lavoro che ti viene chiesto di fare. io mi sono sentit* rispondere da una giovane apprendista alla quale avevo chiesto di fare una mansione " Non puoi fartela tu?". E non si trattava di sfruttamento o roba del genere da parte mia!! Poi sono anche stat* redarguit* dalla madre, la quale riteneva che la figlia aveva diritto di non aver voglia di fare qualcosa...e che sti ragazzi vanno capiti, bisogna avere un po di psicologia, mi disse...MAH!!! Che dire?
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