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LOCARNOQuando il triathlon diventa gioco per aiutare chi fugge dalla guerra

02.09.22 - 06:30
L'evento si terrà questo fine settimana grazie alla collaborazione tra Unicef e Triathlon Locarno
Triathlon Locarno
Quando il triathlon diventa gioco per aiutare chi fugge dalla guerra
L'evento si terrà questo fine settimana grazie alla collaborazione tra Unicef e Triathlon Locarno
Juro Grgic, triatleta locarnese racconta la sua esperienza: «Lo sport è aggregazione e integrazione. Unicef? Nei territori devastati dalla guerra fa la differenza».

LOCARNO - Ci penserà la sette volte campionessa europea Nicola Spirig a far conoscere e provare ai bambini la realtà del triathlon. Come? Con la sua "Pho3nix Kids Triathlon", che sabato 3 settembre approderà a Locarno.

Uno sport così "tosto", tuttavia, è immediatamente associabile all'infanzia. Eppure, come assicura Juro Grgic, triatleta e presidente dell'associazione Triathlon Locarno, il divertimento è assicurato. 
«Quando si pensa a questa disciplina viene in mente lo sforzo, ma nel caso specifico la parola chiave sarà il movimento. Il triathlon è uno sport multidisciplinare, coinvolge nuovo, bici e corsa. Sono molti i bambini che sin da piccoli si approcciano a queste discipline, non per forza con intenti agonistici. L'evento va proprio in questa direzione. Il triathlon per bambini è improntato sul gioco e sull'educazione al movimento, in acqua come in bici o nella corsa. Quindi un approccio meno orientato alla prestazione quanto piuttosto a creare delle basi tecniche solide».

Per qualcuno potrebbe essere la prima volta...
«Proprio per questo, lo scorso sabato, abbiamo organizzato un "kids camp" preparatorio durante il quale le famiglie e i bambini che vogliono partecipare, e non masticano certe discipline, possono familiarizzare con i percorsi e testare ciò che accadrà nel Parco della Pace, sul Lago Maggiore, nel corso di questa 26a edizione del triathlon di Locarno».

Come può essere aggregativo uno sport che poi è praticato individualmente?
«Nelle dinamiche di gioco e nell’allenamento, che è la parte "sommersa" dell'evento. In verità è molto partecipativo, i ragazzi, divisi per gruppi d'età, si preparano insieme. Crescendo, quando questo sport diventa più competitivo, ci si allena comunque in gruppo. Anche perché da soli, sulle lunghe di stanza, è più difficile trovare la motivazione. Tra l'altro, lo spirito del triathlon è prima di tutto riuscire a raggiungere il traguardo. Si instaura quindi un meccanismo nel quale tutti cercano di darsi man forte e si spronano ad andare avanti. Il triathlon inoltre è una delle poche discipline che vede partire sulla stessa linea di partenza l'amatore assieme al professionista»

Tu hai un passato migratorio. Qual è il rapporto tra questo sport e la tua storia?
«Lo sport è integrazione. Le differenze linguistiche o fisionomiche scompaiono. Permette momenti di svago, conviviali. Permette anche di distrarsi, di trovare un po' di leggerezza e allontanarsi dalla propria storia personale, se difficile. Ma è anche momento di crescita. Permette di connettersi con gli altri e fuggire da situazioni tossiche, di segregazione. Permette anche, in rari casi, di avere un occhio sul bambino in difficoltà, di riconoscere quando qualcosa non va e intervenire».

Ci saranno bambini ucraini all'evento?
«Non lo sappiamo. Non abbiamo voluto concentrarci su questo aspetto perché ci sembrava poco elegante. Se verranno, lo spero, saremo contenti. Piuttosto, ci dovesse essere qualcuno che non si è iscritto per difficoltà economiche è invitato a prendere contatto con noi, lo iscriveremo d'ufficio».

Il rapporto tra triathlon e Unicef?
«Il Triathlon Locarno è un evento orientato alla promozione dei valori dello sport quali solidarietà, lealtà, rispetto della persona e delle regole, costruzione del successo con il lavoro e stimolando il corretto confronto. La missione di Unicef nel contribuire alla protezione e allo sviluppo delle potenzialità di ogni bambino e bambina, con particolare attenzione per quelli più fragili e vulnerabili, è perfettamente allineata con questi valori ed è questa la principale ragione per cui desideriamo lavorare con l'organizzazione. Sentiamo che essere solidali oggi non è solo un gesto 'nobile' e 'giusto' ma assolutamente necessario e impellente. La mia esperienza personale mi ha portato ad essere testimone della differenza che Unicef fa nei territori devastati dalla guerra. Mi auguro che questa cooperazione possa portare più risorse possibili ad Unicef e ho piena fiducia che i fondi raccolti andranno a migliorare la condizione di vita di bambini in difficoltà».

Con loro raccoglierete fondi per l'Ucraina.
«Andranno ad aiutare i bambini rifugiati che fuggono dalla guerra in Ucraina».

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