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CANTONEVacanze alle Baleari, in un «mare di plastica»

19.08.22 - 06:30
Il trauma di due vacanzieri a Maiorca. Quindi l'invito: «Staccate la spina, non il cervello»
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Vacanze alle Baleari, in un «mare di plastica»
Il trauma di due vacanzieri a Maiorca. Quindi l'invito: «Staccate la spina, non il cervello»
Le agenzie viaggi: «Nessuna segnalazione, ma non sorprende. Forse dovrebbe essere rivisto il divertimento sulle spiagge»

LUGANO/PALMA DE MAIORCA - Le ferie estive sono certamente uno dei momenti più attesi dell'anno. Tempo e denaro vengono investiti per progettare quella manciata di giorni di relax da spendere chi vicino casa, chi in località esotiche al mare o in montagna. Hotel, luoghi da visitare e pietanze da gustare sono miraggi che si inseguono per settimane se non mesi. Un'attesa quasi snervante che viene quasi sempre ripagata. C'è tuttavia l'eccezione, come hanno dolorosamente constatato M. e L., coppia ticinese che con una certa frequenza bazzica le isole spagnole e che per questo agosto ha deciso di tornare a visitare le coste maiorchine. 

Un mare di... plastica - Appassionati di attività acquatiche, i due non nascondono di aver provato una fitta al cuore una volta lasciate le valigie in stanza per un primo tuffo nelle cristalline acque dell'isola delle Baleari. «Di stanza a Porto Cristo, avevamo a nolo un'auto, pronti per visitare alcune calette e fare snorkeling e SUP. Indossate maschere e pinne ci siamo immersi per perlustrare la prima caletta». Poco dopo l'orrore: «Gradualmente, tutta la costa ha iniziato a riempirsi di spazzatura. Sullo specchio dell'acqua non si vedeva altro che migliaia di pezzi di plastica galleggianti».

Sconvolti dall'accaduto, il giorno seguente si sono spostati, convinti che fosse una situazione eccezionale: «Abbiamo constatato con dolore che lo scenario non mutava. Cala Esmeralda, Cala Anguila, Cala Estany d'en Mas e la bellissima Cala Mitjana, che si raggiunge a piedi dopo una mezz’oretta percorrendo uno scomodo sentiero... Tutte queste zone nel pomeriggio si ricoprivano di plastica. Immagini del genere fino a ora le avevamo viste solo nei documentari». 

«Rivedere il divertimento sulle spiagge» - Le foto parlano da sole. E lasciano interdetti gli stessi responsabili delle agenzie viaggi ticinesi. «Sentire di una situazione simile mi intristisce», ammette Davide Nettuno, responsabile della filiale Hotelplan di Lugano. «A parte qualche reclamo per la lentezza dei servizi negli hotel greci e maiorchini, e per le alghe in Sardegna, non abbiamo avuto altre segnalazioni al momento. Mi auguro non sia perché per molti la pulizia delle acque risulta ininfluente. Certo è che quanto denunciato preoccupa, specie se si considera l'importanza che la sostenibilità sta avendo per il nostro futuro».

Per Nettuno, forse, dovrebbe essere rivisto il divertimento organizzato proprio in prossimità delle spiagge. «L'argomento è di scottante attualità. Immaginiamoci feste con migliaia di persone sulla sabbia. Credo che a livello ambientale non sia il massimo della sostenibilità». 

«Non sorprende, il problema è globale» - Quanto segnalato non sorprende invece Fabio Capone, Responsabile Kuoni per il Sopraceneri: «Solo poche settimane fa la riviera romagnola ha imposto in diverse località il divieto di balneazione a causa della presenza di batteri nelle acque sotto i limiti imposti dalla legge». «Quello delle plastiche - aggiunge - è un problema globale che sta impattando anche sull'ecosistema marino. Nei fondali si trovano sempre meno coralli e sempre più plastica. Quest'ultima, con la complicità delle correnti marine, si sposta in continuazione per cui non è possibile determinare delle zone precise nelle quali stanzia». 

«Staccate la spina, non il cervello» - Per la coppia del Luganese piccoli gesti potrebbero essere d'aiuto: «Abbiamo visto spiagge con la gente accampata sui bagnasciuga. Con l'innalzamento della marea arrivava un'onda un po' più alta e spazzava via l'intera postazione di bivacco di decine di persone. In acqua finiva di tutto. Va bene staccare la spina in vacanza, ma non in cervello».

Il problema delle plastiche nel Mediterraneo

Di certo c'è che, proprio nel Mar Mediterraneo, la plastica è un problema serio. Da decenni ormai, questa spazzatura si muove sbriciolandosi in microplastiche. Il fenomeno è stato oggetto di un recente studio pubblicato su Nature Communication. Ciò che ne è emerso è che il 21% dei rifiuti attraversa soltanto l’1% delle acque mediterranee, principalmente vicino alle coste. I principali crocevia per il trasporto della plastica si trovano, per l'appunto, vicino alle coste algerine, turche e al nord di Maiorca.

Secondo uno studio spagnolo, tra Maiorca e Minorca galleggiano oltre 750 milioni di particelle di plastica che corrispondono a 3,7 tonnellate di questo materiale. Le maggiori concentrazioni si sono rilevate in primavera e in estate nelle aree più prossime a Maiorca, vale a dire quelle più frequentate dai turisti.

Anche Greenpeace conferma il problema: il Mar Mediterraneo può essere considerato come una zona di accumulo di rifiuti galleggianti di plastica. Qui si trovano tra il 21% e il 54% circa di tutte le particelle di microplastica globalmente presenti (pari a 5-10 per cento della massa globale). Un dato spaventoso che dovrebbe invitare a riflettere. 

 

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