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CantoneCrisi del legname? Il Ticino risponde: «La legna non ci manca»

10.08.22 - 21:01
Parla Roland David, capo della Sezione Forestale del cantone: «Abbiamo un potenziale a disposizione importante».
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Crisi del legname? Il Ticino risponde: «La legna non ci manca»
Parla Roland David, capo della Sezione Forestale del cantone: «Abbiamo un potenziale a disposizione importante».
Merito anche delle centrali di teleriscaldamento, efficienti dal punto di vista dell'uso di materiale legnoso - il cippato - che serve per farle funzionare.

LUGANO - Un Ticino che va sempre più a legna e di una tipologia anche sostenibile: il cippato. Se sul mercato della regione italofona non si sente la penuria registrata ad esempio nelle zone dell'Altopiano centrale lo si deve anche proprio all'utilizzo di questo combustibile di legno che fa funzionare le centrali di teleriscaldamento.

Il cippato, il combustibile di legno efficiente nell'uso della materia prima. «In Ticino di questo legname truciolo se ne consuma ogni anno all'incirca 100'000 metri cubi - spiega Roland David, capo della Sezione Forestale del cantone - che sono circa 35'000 metri cubi di legname tondo: se pensa che in Ticino di legname tondo ne tagliamo 100'000 all'anno, può vedere che abbiamo ancora un buon potenziale a disposizione, che in caso di richiesta maggiore saremo in grado di soddisfare».

Perché scarseggia la legna sui mercati dell'Altopiano centrale. Il riferimento è al boom di richieste di riconversione al riscaldamento a legna che arriva un po' da tutta la Svizzera: il punto critico però è che - contrariamente all'abbondanza di riserve ticinesi e del potenziale di utilizzo - in alcuni cantoni la legna non si trova. «Nei cantoni dell'altopiano centrale stanno tagliando un po' meno rispetto al potenziale - spiega l'ingegnere - perché loro producono in primis legname d'opera, cosa diversa da noi. Loro tagliano solo quando il mercato del legname d'opera è favorevole e quindi questo è anche un po' un freno al suo attuale utilizzo».

In Ticino la legna non manca. «Non abbiamo una situazione di emergenza come hanno altre regioni - dice David - dove hanno raggiunto il massimo delle utilizzazioni legnose: in più - aggiunge - quello che si vede in generale in Svizzera è che sta aumentando soprattutto la richiesta di legname in pezzi. E quindi - è la sua conclusione - quando hanno raggiunto il quantitativo di utilizzo annuo e questo ha già il suo mercato ad esempio nel cippato di legna, è chiaro che è più difficile riuscire ad avere quel tipo di legname. Invece qui da noi abbiamo ancora un buon potenziale a disposizione, insomma la legna al momento non manca».

Si cerca di incentivare sempre di più la costruzione di centrali di teleriscaldamento. «Quello che si cerca di incentivare - racconta il capo della Sezione Forestale - è la costruzione di queste centrali di teleriscaldamento, che sono estremamente efficienti, sia dal punto di vista energetico che delle emissioni. E il cippato, che è il combustibile di legno, ha una stabilità di prezzo nettamente più alta rispetto, per esempio, al pellet che deve passare da un processo di produzione industriale ed è molto più legato a tutti i rincari che vi sono contenuti. Invece il cippato di legna una volta che è sul deposito basta solo macinarlo ed è pronto all'uso».

Il prezzo del pellet alle stelle e quello austriaco che non arriva più. Il pellet appunto. Croce e delizia (oggi più croce visto il prezzo di un sacco da 15kg) di tanti utilizzatori, è arrivato a prezzi altissimi. Tra speculazione e rincari vari, dovuti all'aumento dei costi dell'energia e dei trasporti, è la merce che ha costretto molti alla corsa all'acquisto di stufe a legna o alla rimessa in uso di vecchi caminetti e quindi al bisogno di legna.

«La maggior parte del pellet non viene prodotto in Svizzera ma viene importato dal nord e dall'est Europa - spiega ancora David - Prima arrivava tanto pellet dall'Austria, adesso da lì non ne arriva più tanto perché hanno deciso di soddisfare prima il loro mercato. Diminuisce la quantità sul mercato, aumentano i prezzi. Anche ovviamente per l'aumento dei costi dell'energia: nelle segherie e nei centri di produzione l'aumento delle bollette incide in maniera più che considerevole sul prezzo finale».

 

 

 

 
 

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