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CANTONEQuanta solitudine dietro il mondo dei social

25.07.22 - 19:12
La psicologa e psicoterapeuta Gloria Bova spiega quali abilità utilizzano i content creator per diventare celebri
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Quanta solitudine dietro il mondo dei social
La psicologa e psicoterapeuta Gloria Bova spiega quali abilità utilizzano i content creator per diventare celebri

I social hanno aperto le porte a tutto. Influencer e personalità del web fanno a gara per inventarne di ogni pur di accaparrarsi gli ormai celebri 15 minuti di celebrità. Ma cosa ci sta dietro a queste tendenze? Ne abbiamo parlato con Gloria Bova, psicologa e psicoterapeuta operante tra Lugano e Milano, che si occupa di comunicazione e di apparizione sui media.

Da sempre il marketing sfrutta fattori psicologici per promuovere prodotti. Come funziona il marketing di sé stessi operato dagli influencer?
«Gli influencer hanno l’intelligenza di saper cogliere le opportunità del linguaggio della comunicazione virtuale e di sposarle con specifiche caratteristiche di personalità, oltre alla costanza e alla capacità di innovarsi anticipando i cambiamenti sociali. Il loro successo sta nel rispondere a un bisogno specifico e diffuso con linguaggi semplici, positivi, mirati e veloci. Molti di loro non una formazione pregressa, eppure hanno grande successo sui social e si ritrovano ad essere venditori senza neanche un gran prodotto in tasca».

Cosa spinge una persona a pubblicare dettagli della propria vita, anche intimi, online?
«Certamente la solitudine esistenziale, quella che ci fa sentire soli anche quando siamo con gli altri, e il bisogno di essere ascoltati e riconosciuti. Spesso viviamo in un sistema di relazioni superficiali, che non appagano i nostri bisogni. Quando usiamo i social per colmare il vuoto sociale e affettivo, partiamo con il piede sbagliato e rischiamo di abbassare le difese dell’Io, riversando in un perfetto sconosciuto una familiarità idealizzata. È triste dirlo ma spesso bastano 100 cuoricini o 200 auguri inviati da perfetti sconosciuti per colmare una solitudine lacerante che non si sa affrontare. Bisogna trasformare la solitudine in una opportunità di crescita, un tempo prezioso per guardarsi dentro e fare le scelte migliori». 

A cosa si può ricondurre il bisogno di mostrarsi "stravaganti" sul web?
«Viviamo in una società globalizzata in cui si rischia di diventare invisibili. Le ''stravaganze'' possono essere la manifestazione del bisogno di uscire dalla routine o di giocare, o anche di distinguersi ''lasciando il segno''. A volte però si esagera fino all’estremo, fino a mettere a rischio la propria vita, come è successo a chi per selfarsi è volato giù o è stato travolto».

Sempre più utenti cercano contenuti sulla vita privata dei vip? Come mai?
«Questa non è una novità, ci sono sempre state persone attratte dallo spiare dal buco della serratura. Ora, è come se quel buco si fosse allargato al mare del web. A differenza di una volta, quando il VIP fuggiva dall’insistenza del paparazzo, ora mostra pubblicamente il suo mondo alla conquista di follower, in un dialogo a volte sincero e a volte costruito dal marketing. Di contro, chi segue si nutre di quel mondo e se ne sente parte, portando la propria routine su un altro piano. Questo distrae tanti giovani dall’investire le proprie energie nel mondo reale e adoperarsi per migliorare la qualità della propria vita o della comunità. Le nuove generazioni hanno il compito di innovare ed evolvere la società, il rischio è che i social fungano da distrattori».

A questo punto cosa si sente di raccomandare a chi utilizza i social?
«Di mantenere sempre un saldo contatto con la realtà. I social vanno utilizzati con strumenti aggiuntivi finalizzati a scopi precisi, anche se sono solo un passatempo. Per questo ogni social ha la sua identità e il suo linguaggio. L’importante è rimanerne padroni, senza farsi prendere la mano. Il tempo è un bene prezioso e i social non devono diventare i padroni del tempo della nostra vita. Bisogna imparare a mantenere la giusta distanza, a non abbassare i confini dell’Io e scegliere chi fare entrare e chi no, così come si fa nella propria casa reale».

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