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CANTONE«Noi non avevamo preso accordi. Ci sembrava di essere stati corretti»

30.06.22 - 11:03
L'ex responsabile di Amag, Oliviero Milani, commenta la decisione della Comco
Tipress
«Noi non avevamo preso accordi. Ci sembrava di essere stati corretti»
L'ex responsabile di Amag, Oliviero Milani, commenta la decisione della Comco

LUGANO - Oliviero Milani era il responsabile Amag Ticino quando, quattro anni fa, partì l’inchiesta della Comco volta ad accertare l’esistenza di un cartello illecito tra il 2006 e il 2018 per mantenere alti i prezzi nella vendita di veicoli nuovi a clienti privati e pubblici.

Tio/20Minuti lo ha interpellato per un commento sulla sentenza e relativa multa (44 milioni di franchi a sette concessionari Volkswagen del gruppo Amag in Ticino). L'ex direttore afferma di essere all'oscuro della notizia. «Non ho nessuna idea di cosa abbiano approfondito e di cosa abbiano trovato» ci dice al telefono. 

Lei però era responsabile di Amag Ticino in quegli anni...
«Ero persona informata e non coinvolta. Non so cosa abbiano approfondito. Sono passati quattro anni. Essendo stato completamente tagliato fuori dall’inchiesta, non ho idea di cosa l'inchiesta abbia accertato».

In una nostra intervista del 2018 aveva detto «attendiamo la chiusura dell’inchiesta che farà luce sulla nostra innocenza». Così non è stato. L’Amag stessa, nella persona di Matthias Gabler, ha riconosciuto l’errore.
«I temi all’epoca erano superficiali e non c’era nessuna idea sui motivi che dovevano approfondire. Se fosse stato solo il tema di allora non avrebbero impiegato quattro anni».

Disse anche che non c’era stata nessuna violazione.
«In quel momento se ho detto quello significa che non ero al corrente di determinate cose. Oltretutto non so neanche cosa è stato approfondito».

Quindi non le risulta nessun cartello quando c’era lei?
«Noi non avevamo preso degli accordi e con il buonsenso, la buona volontà e la correttezza con cui abbiamo sempre agito ci sembrava di essere stati corretti. Oggi sembra che, da qualche parte, ci sia stata una falla». Se anche Amag oggi chiede scusa, conclude l'ex direttore, «significa che hanno trovato che c’erano delle procedure interne che probabilmente non erano perfettamente adeguate. Sono procedure e situazioni che magari per tanti anni sembrano adeguate ma che poi la Comco ha rilevato non lo fossero. Ma commentare è difficilissimo, se non si è giuristi in questi ambiti si fa veramente fatica a capire».

 

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