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CANTONE«Ero furioso, ma non l'ho mai minacciato»

11.05.22 - 20:51
L'ormai ex allenatore del Porza torna sui fatti accaduti contro il Savosa-Massagno e costatigli 7 turni di squalifica.
Ti Press (archivio)
«Ero furioso, ma non l'ho mai minacciato»
L'ormai ex allenatore del Porza torna sui fatti accaduti contro il Savosa-Massagno e costatigli 7 turni di squalifica.
La società gli aveva vietato di parlare fino al momento della sentenza, ma ora Mattiyas Demircan vuota il sacco: «Su di me sono state scritte cose assolutamente false. Sto valutando di sporgere denuncia per diffamazione».

LUGANO - «Insulti sì, anche parecchi e dei quali non andare particolarmente fieri. Ma le minacce sono un’altra cosa». Dopo aver atteso la decisione della Federazione Ticinese di Calcio (FTC), che gli ha appioppato sette giornate di squalifica, Mattiyas Demircan vuole “metterci la faccia” e dare la sua versione dei fatti accaduti a fine marzo in occasione della partita di 5a Lega fra Savosa-Massagno e Porza. Prima non aveva potuto farlo, perché gli era stato «vietato» dalla società.

Una punizione... severa - Al 15' minuto - ricordiamo - l'arbitro aveva sospeso l’incontro dopo essere stato «pesantemente minacciato e insultato» dall’allenatore della squadra ospite, come denunciato dall'Associazione Svizzera Arbitri-Regione Ticino. «La mia ira è nata quando è stata fischiata una punizione perché il nostro portiere ha tenuto fra le mani il pallone per più di sei secondi (il tempo massimo a disposizione)», ricorda Demircan. Una regola in vigore da tempo ma - chi mastica un po’ di calcio lo sa - raramente rispettata. Da lì è nato il gol del pareggio e tutto quello che ne è seguito.

Insulti sì, minacce no - Insulti all'arbitro, appunto: «Per qualche minuto gli ho detto di tutto», conferma senza nascondersi l’allenatore. «Ma lui sul referto ha scritto che ho detto frasi come “ti spacco in due”, “ti aspetto dopo la partita”. Assolutamente falso». Referto su cui si è poi basato il Presidente dell'ASA Regione Ticino Stefano Meroni nella sua presa di posizione inviata ai media. «Non conosco il Sig. Meroni, ma so che non era nemmeno presente alla partita. Ma mi sono informato e fa il poliziotto (professione che rispetto molto): dovrebbe avere la sensibilità di capire che bisogna essere sicuri di quello che si dice o si fa», lamenta l’allenatore. Anche per questo Demircan sta ora valutando di sporgere denuncia per diffamazione.

Campi di calcio addio - Nel frattempo ha deciso di salutare i campi da calcio: «Non ci metterò più piede perché l’arbitro, nel suo referto, può scrivere ciò che vuole e ti può anche rovinare la vita. Non è normale». Una decisione che qualche settimana fa è stata presa anche da un altro allenatore. Quello del Verscio (3a Lega) Francesco Fornera, dimessosi perché «pesantemente insultato e addirittura deriso» dall’arbitro.

Arbitri sordi e altezzosi - Tornando al comportamento sopra le righe dell'ormai ex allenatore del Porza, Demircan precisa: «Io non mi arrabbio perché un arbitro sbaglia o annulla un gol. Sono errori tecnici esattamente come quelli che commettiamo noi. Certo, magari sul momento vola qualche parola di troppo, ma finisce lì. Mi incazzo per l’atteggiamento che troppo spesso hanno gli arbitri, fortunatamente non tutti. Evitano qualsiasi tipo di dialogo e sono altezzosi».

Dialogo al posto di puntare il dito - Proprio per questo, in conclusione, il 33enne lancia un'idea: organizzare una serata pubblica, o un programma televisivo, in cui si discute apertamente di tutto quello che succede sui campi e di come ognuno lavora. «Potrebbe nascerne qualcosa di costruttivo. Se si vogliono davvero risolvere i problemi bisogna essere aperti al dialogo, non scrivere ai media mettendo alla gogna un allenatore. Io sono disponibile in qualsiasi momento».  

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