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CANTONEPaura del lupo? «Sta riprendendo il suo spazio vitale ed è giusto così»

14.04.22 - 06:00
Per Francesco Maggi del WWF l'arrivo del temuto predatore può solo giovare
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Paura del lupo? «Sta riprendendo il suo spazio vitale ed è giusto così»
Per Francesco Maggi del WWF l'arrivo del temuto predatore può solo giovare
Quindi l'invito a chi vive di pastorizia: «Metta in atto le necessarie misure di protezione, adeguandole alla realtà locale, e sopravviverà»

LUGANO - Il lupo c'è, ma a dire il vero non se n'era mai andato. Hanno suscitato forti reazioni da parte dell'Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, le immagini della predazione di una pecora e un agnello, circa due settimane fa, a Campo Vallemaggia. L'episodio non è isolato. Era già successo di recente in Valle di Blenio e in Val Mesolcina. «O le autorità cantonali e federali decidono d'intervenire oppure sarà la fine della pastorizia», allertava l'Associazione.

Presenti da anni - D'altro canto, stando al rapporto sui grandi predatori in Ticino dell'Ufficio della caccia e della pesca (fermo attualmente al 2019), si evince come la presenza del lupo alle nostre latitudini non sia una novità.

Nel 2019 ci sono stati 6 attacchi di lupi su bestiame da allevamento per un totale di 47 animali da reddito predati (tutte pecore) e 27'050 franchi di indennizzo concessi. Lo stesso anno si registrava in Ticino la presenza di 4 lupi. Molti meno rispetto agli anni precedenti. 

Andando a ritroso vediamo infatti nel 2018 sedici animali predati per 7 lupi presenti sul territorio. L'anno precedente gli animali predati erano 27 per 13 lupi presenti. La predazione più consistente dal 2006 risale al 2015: 54 animali da reddito predati a fronte di 9 lupi sul territorio (di cui 3 piccoli) e un risarcimento di 21'406 franchi. 

Insomma, di questi lupi bisogna davvero avere paura? Lo abbiamo chiesto a Francesco Maggi, Responsabile WWF per la Svizzera italiana.
«In linea di principio no, lo dimostrano il numero di incidenti estremamente basso in tutto il mondo. Nella sola Italia vivono più di mille lupi e non ci sono notizie di incidenti da anni. Rimane comunque un animale selvatico e un predatore, pertanto è importante trattarlo come tale».

La situazione recentemente portata all’attenzione dei media è eccezionale?
«Il ritorno del lupo in Svizzera è stato tematizzato dal WWF sin dal 1990, considerata l’abbondanza di prede nei nostri boschi era solo questione di tempo. Sta riprendendo il suo spazio vitale ed è giusto così. L’attuale squilibrio tra ungulati e bosco preoccupa da tempo gli addetti ai lavori: il mancato ringiovanimento naturale destabilizza i boschi di protezione a scapito della sicurezza degli abitati e delle vie di comunicazione».

L'Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori ritiene che la pastorizia sia a rischio.
«Se il settore prenderà finalmente consapevolezza della presenza dei predatori e metterà in atto misure di protezione, adeguandole alla realtà locale, potrà senz’altro sopravvivere. Anzi, i consumatori in Svizzera chiedono un’agricoltura rispettosa della natura e sapranno ricompensare adeguatamente gli allevatori disposti a mettere in atto le misure di convivenza. L’importante è non lasciare i singoli allevatori in balia del lupo. L'intero settore, in particolare la Sezione dell’agricoltura, deve sostenere maggiormente lo sforzo di adattamento».

Con il pascolo primaverile il rischio di nuove predazioni è davvero così grande? Come proteggersi?
«Se consideriamo che attualmente i danni da predazione da lupi sono infinitesimali rispetto ai danni arrecati dagli ungulati ai campi e alla vigna, pensiamo che l’arrivo del lupo possa solo giovare nel complesso al settore. Ripetiamo: l’importante è mettere in atto le misure di protezione delle greggi. L’esperienza dimostra che il numero di capi predati diminuisce sensibilmente laddove le greggi sono ben protette da recinzioni, cani e pastori. Inoltre, come WWF sosteniamo la ricerca di sistemi innovativi per ridurre i conflitti tra agricoltura e animali selvatici».

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