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LUGANO «Sono giovane e sana, prima di assumere una sostanza estranea ci rifletto parecchio»

31.01.22 - 06:00
La podista Evelyne Dietschi rifiuta l'etichetta di no vax: «Lo sport mi ha aiutata contro il virus»
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«Sono giovane e sana, prima di assumere una sostanza estranea ci rifletto parecchio»
La podista Evelyne Dietschi rifiuta l'etichetta di no vax: «Lo sport mi ha aiutata contro il virus»
Sportiva e infermiera di mestiere, la 25enne difende le sue scelte controcorrente: «Le restrizioni come il 2G sono insensate: è potenzialmente meno contagiosa una persona come me, obbligata al tampone»

LUGANO - Corre veloce Evelyne Dietschi, 25 anni, podista di punta dell’atletica ticinese. Di slancio ha superato il Covid, quando nel marzo 2020 è rimasta contagiata presso l’ospedale pubblico dove allora lavorava come infermiera. Oggi, invece, resistere alle pressioni per la forte fondista della Società atletica Lugano non significa solo allenarsi sulle lunghe distanze, ma anche… non vaccinarsi. Ha deciso di parlare con noi della sua scelta.

«Premetto che non mi categorizzo come no vax - dice Evelyne -. Non mi sono fatta vaccinare perché non lo ritengo necessario. Sono d’accordo che lo facciano le persone “a rischio”, ma essendo ancora giovane e in salute penso di avere un sistema immunitario abbastanza forte da poterne fare a meno».

Cosa pensa del vaccino?
«Che si tratta di un prodotto nuovo sul mercato e poco sperimentato rispetto ai vaccini che facciamo tutti da bambini».

E del Covid Pass?
«Ritengo che le restrizioni, come il 2G, siano insensate perché sarebbe potenzialmente meno contagiosa una persona non vaccinata che è obbligata a fare un tampone per dimostrare la propria negatività. Avrebbe più senso testare tutti, vaccinati e non, per poter accedere ai ristoranti, grandi eventi ecc, senza così creare due differenti classi sociali». 

C’è chi spiega la contrarietà di molti sportivi al vaccino con un culto estremo del proprio corpo… Ci si ritrova?
«Ammetto che mi ci rispecchio parecchio. Sto bene e so di essere sana, perciò prima di assumere una qualsiasi sostanza estranea, in questo caso farmi iniettare un vaccino senza conoscerne bene gli effetti, ci penso su più volte per "paura" che modifichi qualcosa al mio benessere».

Cosa ha pensato quando ha letto della pericardite che ha colpito la velocità vodese Sarah Atcho dopo il booster?
«Ho pensato che “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. Non sono pronta a correre questo rischio. Se avesse preso il Covid senza essere stata vaccinata, immagino che da persona allenata e in salute sarebbe accaduto in forma leggera come nel mio caso. È anche vero che tanti sportivi d'élite si sono fatti vaccinare per poter accedere alle piste, ai grandi eventi, ai campi d’allenamento… È colpa anche delle regole attualmente in vigore, ma sta poi alla singola persona decidere se vale la pena inchinarsi…».

Non è pretestuoso usare una complicazione rarissima contro il fatto che il vaccino ha salvato moltissime vite?  
«Evento raro sì e no. Nell’atletica Svizzera ci sono già due casi di atlete di punta, che conosco, che attualmente sono ferme per problemi al cuore. La Atcho per la pericardite e la Schlumpf per una miocardite. Non voglio immaginare quanti altri atleti meno famosi di cui non si parla sui media hanno riscontrato i medesimi problemi»

Cosa le ha tolto, come sportiva d’élite, la pandemia?
«Sicuramente mi ha tolto la certezza di potermi confrontare regolarmente nelle gare, come pure poter fare una buona pianificazione stagionale perché le gare sono sempre incerte e non si sa mai come evolve la situazione pandemica. Personalmente ho abbastanza pazienza, perché nel mio sport ho obiettivi a lungo termine. L’importante è non mollare in questi momenti difficili e sperare che tutto torni alla normalità al più presto».

Lei è anche infermiera di professione. Oggi lavora nelle cure a domicilio. Dietro la sua scelta ha pesato il suo non essere vaccinata?
«In realtà mi sono sempre interessata per le cure a domicilio da quando avevo fatto il mio ultimo stage per la SUPSI. Da neodiplomati è però difficile che si venga subito assunti a domicilio. Nei mesi in cui lavoravo in ospedale non c'erano ancora i vaccini contro il Covid, quindi non sono mai stata sotto pressione da quel punto di vista. Poi appena ho avuto l'opportunità di entrare nelle cure a domicilio l'ho sfruttata, e sono tuttora molto soddisfatta di questa scelta. Nel servizio per il quale lavoro veniamo testati tutti allo stesso modo, come è giusto che sia dappertutto, e trovo che il clima di lavoro sia molto buono, senza nessun tipo di discriminazione»

Lei ha preso il Covid durante la prima ondata e ne è uscita velocemente. Ritiene di essere stata anche fortunata oppure il fatto di essere sportiva l’ha aiutata?
«Chiamiamola pure “fortuna” che ho preso il virus quasi come una normale influenza stagionale. Ho avuto problemi intestinali, stanchezza e debolezza generale, e leggera febbre. Sono rimasta a letto alcuni giorni per mancanza di forza perché praticamente non mangiavo più nulla. Meno male che non ho avuto nessun problema respiratorio o cardiaco. Penso comunque che il fattore sport mi abbia aiutata».

Qual è il suo obiettivo di sportiva oggi? 
«Attualmente non ho in mente un traguardo sportivo specifico in termini di competizione o grande evento, ma piuttosto ho l'obiettivo di superare questo periodo rimanendo il più ottimista possibile, senza abbattermi se verranno annullate o posticipate altre gare, ma rimanendo sempre con la voglia e la motivazione di allenarmi, con l'obiettivo principale di continuare ad amare questo sport! E naturalmente con la speranza di tornare alla normalità il più presto possibile».

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