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18.11.2021 - 18:100
Aggiornamento : 19.11.2021 - 08:47

«Preparatevi ad accogliere pazienti da altri cantoni»

Le direttive di Berna agli ospedali, mentre l'EOC introduce il tampone per tutti i degenti: ecco come funzionerà

Le strutture sanitarie per beneficiare della "solidarietà" federale dovranno dimostrare di avere rinviato tutte le attività non urgenti. In Ticino il 60% dei ricoverati per Covid si era vaccinato. Per lo più si tratta di anziani

BELLINZONA - Non ci sono solo i numeri in costante crescita a dire che la situazione sul fronte Covid peggiora quotidianamente, in Svizzera come nel resto d’Europa. Soprattutto a nord. Ci sono le misure che Berna, soprattutto, e Bellinzona stanno approntando in queste ore. E si consideri che il Ticino registra una situazione meno grave rispetto ad altri cantoni, fors’anche perché le due regioni italiane confinanti, Lombardia e Piemonte, hanno tassi di vaccinazione molto alti. Ma nonostante ciò i ricoveri, soprattutto fra gli anziani, stanno interessando in modo importante anche quanti sono già vaccinati.

Test per tutti i degenti - Andiamo con ordine e torniamo brevemente alle misure messe in atto in Ticino. A partire dal 22 novembre tutti i pazienti degenti nelle strutture dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) dovranno essere testati indipendentemente dal loro stato vaccinale. E cioè, chi ha già ricevuto il vaccino verrà comunque “testato” ma solo al momento del ricovero. Coloro che non sono vaccinati verranno testati anche il quinto giorno di degenza. I “pazienti elettivi”, vale a dire i ricoveri programmabili e quindi non urgenti, potranno semplicemente presentare un test effettuato esternamente alla struttura sanitaria oppure recarsi in “check-line” il giorno precedente all’ammissione. Infine, i pazienti che dovranno essere ricoverati con urgenza saranno sottoposti a un tampone in Pronto soccorso.

Ventisei contagiati ma… vaccinati - Attualmente sono una trentina i pazienti ricoverati in Ticino per Covid nell’insieme delle strutture sanitarie. Ventisei si trovano nelle corsie dell’Ente ospedaliero. Di questi, circa il 60 per cento, vale a dire diciassette, sono vaccinati. Si tratta per lo più di persone anziane la cui copertura data dalle due dosi è arrivata al limite, essendo stati i primi, tra l’inverno e la primavera, ad essere vaccinati.

Allarme... arancione - Ma torniamo alle direttive, le nuove direttive che si stanno mettendo a punto in queste ore per tutte le strutture, pubbliche e private. Se Berna ancora non ha fatto suonare l’’allarme rosso’, quello arancione sta per scattare. Un comunicato, datato 16 novembre, vale a dire l’inizio di questa settimana, è stato inviato dal Coordinamento nazionale delle unità di cure intensive. È stato trasmesso ad H+ (gli ospedali e le cliniche), alla società di medicina intensiva, alle direzioni sanitarie dei cantoni e ai responsabili sanitari delle singole strutture e ai servizi di urgenza come la Rega.

Le direttive di Berna - “Il numero di persone infette da Covid - si legge nel comunicato emesso dopo i preoccupanti numeri registrati nel weekend - è in forte aumento da qualche settimana. Così anche il numero di ammissioni di pazienti negli ospedali e, in particolare, nei reparti di cure intensive”. Proprio alla luce di questa situazione ormai di forte emergenza, soprattutto in alcuni cantoni a nord del Ticino, Berna invita ogni struttura sanitaria, pubblica e privata quindi, a prepararsi per accogliere, in caso appunto di ulteriore emergenza, pazienti provenienti da altre regioni, altri cantoni. Il riferimento è essenzialmente alla situazione dei reparti di cure intensive, per cui si annuncia una nuova e più dettagliata direttiva.

Trasferimenti per solidarietà - Esiste un ‘Ufficio di coordinamento nazionale’, ha lo scopo di “massimizzare la capacità di ammissione degli ospedali e, in particolare, delle loro unità di cure intensive per i pazienti Covid e non Covid acuti. Allo scopo di mantenere un equlibrio in tutte le grandi regioni”. “L’organizzazione dei trasferimenti sovraregionali dei pazienti, si legge nella lettera inviata all’inizio della settimana, si basa su alcuni principi”. Ovvero… Il principio di ‘sussidiarietà’, quello di solidarietà e, infine, la trasparenza. Ogni struttura ha l’obbligo di comunicare due volte al giorno qual è la situazione dei ricoveri al proprio interno. Va da sé, si spiega ancora nel comunicato, che le singole strutture sanitarie, per poter chiedere la ‘solidarietà’ di altri cantoni, dovranno dimostrare di avere ‘abbandonato’ tutte quelle attività non urgenti (elettive).

“Compensati finanziariamente”- Lo scenario che Berna sembra prevedere per le prossime settimane, soprattutto quelle a cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo anno, non pare molto dissimile dalla situazione registrata nelle prime tre ondate. Anche allora si resero necessari alcuni trasferimenti intercantonali. E solo due mesi fa il Ticino ha ospitato due o tre pazienti provenienti da altri cantoni già fortemente toccati dalla pandemia. Il comunicato interno inviato dall’Ufficio di coordinamento del servizio sanitario nazionale spiega in conclusione, quasi a mettere le mani avanti rispetto alle polemiche di mesi fa, che si sta elaborando un piano affinché la ‘solidarietà’ venga ‘compensata finanziariamente’. Vale a dire che le strutture sanitarie che saranno coinvolte avranno una copertura per le spese sostenute in questa quarta ondata.

Crescita inarrestabile - I dati di quest’oggi, giovedì 18, sembrano lasciare poco spazio alla speranza che la curva di contagi e ricoveri possa arrestarsi in Svizzera. La crescita, come detto, sembra continuare gradualmente: la Svizzera, 8 milioni e mezzo di abitanti, ha registrato oltre 6mila contagi. A titolo di confronto si guardi a sud e a nord. L’Italia, 60 milioni di abitanti, ha registrato quest’oggi 10mila contagi. La Germania, 84 milioni di abitanti, ne ha contati 65mila.

La prevenzione - È allarme. E ad abbassare il livello non possono che essere le misure di prevenzione e sicurezza a cui da mesi siamo stati abituati ma che, soprattutto in estate, sono in parte venute meno. Drammaticamente meno. Tanto che ora, soprattutto per gli ultra 65enni con malattie croniche, la terza dose è consigliata, raccomandata sarebbe forse meglio dire. Secondo i dati disponibili in Svizzera e all’estero, così nei giorni scorsi il Medico cantonale, Giorgio Merlani, ha comunicato, le persone completamente vaccinate sotto i 65 anni «continuano ad essere molto ben protette contro una forma grave della malattia. E questo vale anche per le persone vulnerabili nella stessa fascia di età. Nessuna riduzione della protezione è stata ancora dimostrata per le persone sotto i 65 anni, anche se vulnerabili con malattie croniche ad alto rischio». Dunque, così ha concluso Merlani, «la vaccinazione funziona e protegge bene. La dose di richiamo è di grande importanza per gli ospiti delle case anziani e soprattutto per le persone over 75 anni. È però altrettanto importante cercare il dialogo con chi non è ancora vaccinato». È questo l’invito rivolto alla popolazione attraverso tutti i medici del cantone.

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