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SIGIRINOI giudici: «Anziché accelerare avrebbe dovuto fermarsi sulla corsia d'emergenza»

15.11.21 - 16:17
Il Tribunale federale ribadisce quando è possibile non rispettare i limiti di velocità. E non era questo il caso.
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I giudici: «Anziché accelerare avrebbe dovuto fermarsi sulla corsia d'emergenza»
Il Tribunale federale ribadisce quando è possibile non rispettare i limiti di velocità. E non era questo il caso.
Ricorso respinto e confermata la grave infrazione alle norme della circolazione con la condanna a 20 aliquote giornaliere, una multa di 500 franchi e altri 3'000 di spese giudiziarie per avere interpellato la massima istanza

SIGIRINO - Fazzoletto bianco che sventola fuori dal finestrino, mentre si sfreccia verso l’ospedale. Uno immagina così lo “stato di necessità” che può liberare chi guida dal rispetto dei limiti di velocità… E così continuerà ad essere anche per il Tribunale federale che ha respinto il ricorso di un automobilista che chiedeva di essere prosciolto dall’imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione. 

I fatti - Il 17 novembre 2018 l’uomo era stato beccato da un radar mentre, diretto a sud, imboccava a 135 km/h (già dedotto il margine di tolleranza) la galleria del Dosso di Taverne su un tratto dove vigeva il limite dei 100. Una circostanza per cui, in primo grado, il giudice della Pretura penale lo aveva condannato alla pena, sospesa, di 20 aliquote per complessivi 3’800 franchi e a una multa di 500 franchi. Fissando, in caso di mancato pagamento della contravvenzione, a 5 giorni (poi ridotti a 3 dalla Corte di appello e revisione penale) la pena detentiva.

La crisi della moglie - L’automobilista, nel suo ricorso ai giudici di Losanna, ha giustificato il piede pesante dicendo di avere agito in “stato di necessità”. Avrebbe cioè voluto proteggere nel modo migliore l'incolumità della moglie che, affetta da un disturbo della personalità di tipo borderline, poco prima aveva avuto un'improvvisa e violenta crisi psicotica. Il ricorrente per tutelare l’integrità fisica di entrambi «non avrebbe avuto - secondo le sue parole - altra scelta se non quella di proseguire celermente sull'autostrada, fino allo spiazzo situato dopo l'uscita della galleria». Spiazzo dove ha invece trovato gli agenti di polizia.

Quando l'eccesso è tollerato - Una giustificazione che il Tribunale federale ha completamente rigettato. ll riconoscimento di uno stato di necessità, si legge nella sentenza datata 1. novembre 2021, «entra in considerazione in casi in cui il conducente deve portare il più rapidamente possibile all'ospedale un paziente che presenta gravi sintomi di malattia, oppure quando egli stesso soffre di un problema di salute tale da metterne in pericolo la vita». Il ricorrente ha sostenuto di aver accelerato prima del Dosso di Taverne per scongiurare il pericolo che la moglie, in piena crisi psicotica, si gettasse dall'automobile. «Adducendo che quel luogo sarebbe stato maggiormente idoneo per arrestarsi in sicurezza e calmare la moglie».

Il rischio di perdere il controllo - La Corte cantonale, prima ancora del Tf, ha riconosciuto la precaria situazione psichica della moglie e anche che l’improvvisa e violenta crisi psicotica ha posto entrambi in una situazione di pericolo imminente. «La crisi psicotica della moglie, che occupava il sedile del passeggero anteriore e che si agitava con violenza all'interno dell'abitacolo, ha esposto infatti - si legge ancora nella sentenza - il conducente al rischio di perdere il controllo del veicolo, mettendo a repentaglio l'integrità fisica di entrambi gli occupanti e degli altri utenti della strada». 

Andava bene la corsia d'emergenza - Ma la comprensione non va oltre. I giudici di Losanna condividono infatti la valutazione della CARP secondo cui l’automobilista «anziché accelerare e imboccare la galleria, buia e sprovvista di una corsia di emergenza, avrebbe dovuto rallentare e fermarsi utilizzando la corsia di emergenza prima di entrare in galleria». Si sarebbe infine risparmiato 3’000 franchi di spese giudiziarie per aver interpellato il Tribunale federale.

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