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AGNODal lavoro dei sogni alla depressione per colpa di una malattia rara

09.10.21 - 15:24
Sergio Zuffi ha 54 anni e faceva il soccorritore. La sua è una storia terribile, ma che lancia un messaggio di speranza.
Foto Fit Lab 2.0 Lugano
Dal lavoro dei sogni alla depressione per colpa di una malattia rara
Sergio Zuffi ha 54 anni e faceva il soccorritore. La sua è una storia terribile, ma che lancia un messaggio di speranza.
Amava alla follia il proprio mestiere. Ma a un certo punto la vita ha iniziato a metterlo a durissima prova. Un uomo forte che si racconta a pochi giorni dalla giornata internazionale dedicata alla salute mentale.

AGNO - Un uomo dinamico, che amava alla follia il suo lavoro presso la Croce Verde di Lugano. Tanto da essere pure formatore. Poi, attorno ai 45 anni, i primi dolori alle articolazioni. Quello strano formicolio. È iniziato così il calvario di Sergio Zuffi, 54enne di Agno. Una malattia rara, e mai diagnosticata con precisione, che gli provoca tuttora dolori lancinanti alla schiena. E che lo ha portato alla depressione. «Oggi continuo a lottare per cercare di uscire da questa situazione». 

«Non ho mai accettato di essere stato costretto a lasciare il lavoro» – Sergio si racconta alla vigilia della giornata internazionale dedicata alla salute mentale, che cade ogni anno il 10 ottobre. La sua è una storia struggente che lo mette ogni giorno alla prova. «Non sono mai riuscito ad accettare di essere stato costretto a lasciare il mio lavoro. Ero nato per fare quello. Dedicavo anima e corpo all'attività di soccorritore. Il fatto di non potermi più muovere come prima mi ha fatto chiudere in me stesso».

Psiche sotto pressione – Il 54enne di Agno vive una relazione sentimentale a distanza. Il suo compagno abita in Thailandia. Ma i due non si possono frequentare come prima a causa delle restrizioni anti Covid. «A volte una carezza da parte della persona cara farebbe la differenza. Ma non è possibile averla. La mia psiche è stata messa a durissima prova negli ultimi anni. Ho scoperto di avere una forza interiore che mai mi sarei immaginato. La psicoterapia mi è stata parecchio utile. Sono filo buddhista, mi documento parecchio, cerco di meditare quando posso. Non è evidente».

Tante ipotesi e poche conferme – Soprattutto perché non è chiaro cosa effettivamente Sergio abbia. E nemmeno da cosa derivi il suo stato. «Ci sono problemi alla colonna vertebrale. Mi sto sottoponendo a parecchi esami. A risonanze magnetiche. In passato qualche specialista ha pure ipotizzato che io potessi avere la sclerosi multipla. Mi sono state trovate delle macchioline bianche un po' in tutto l'emisfero cerebrale. I dubbi però non sono mai stati seguiti né da conferme, né da smentite». 

Una condizione di continua incertezza – I medici sono stati onesti: gli hanno detto di non essere riusciti a capire cosa avesse e che lo avrebbero tenuto sotto controllo. «Non fa ovviamente piacere vivere in una condizione di continua incertezza. Cerco di farmi coraggio. Anche se mi rendo conto di essermi isolato da amici e conoscenti. Non potendo muovermi come prima, esco poco di casa. Mi pesa anche un po' sentirmi sempre chiedere come va quando sono io il primo a non avere risposte. C'era un periodo in cui non avevo voglia di fare niente, stavo 12 ore al giorno sul divano». 

La fisioterapia e gli allenamenti in palestra – Un appiglio, Sergio, lo ha trovato in una palestra del centro di Lugano. «Lì mi sottopongo a sedute di fisioterapia e ad allenamenti tramite elettrostimolazione. Faccio quello che riesco, naturalmente. Cerco un minimo di benessere psicofisico, non certo la prestazione. In palestra ci andavo fino a 42 anni, 3 o 4 volte a settimana. Poterci tornare è come uno sprazzo di normalità per me». 

Giorno per giorno – Nonostante tutto il 54enne spera ancora di riuscire ad arginare la malattia. «Ho imparato a vivere giorno per giorno. Ad avere un approccio diverso verso la vita. Certe cose ti piombano addosso quando meno te le aspetti. Sono contento di essere riuscito a rimettermi in gioco. Ogni piccola cosa che riesco a fare in più, anche solo uscire a fare la colazione al bar, è una soddisfazione».   

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