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LUGANO«A luglio il primo trenino salperà per il Madagascar»

10.06.21 - 06:32
Le rassicurazioni della società francese che ha acquistato il vecchio materiale rotabile della Ferrovia Lugano-Pte Tresa
Foto Tio/20Minuti
Bonifica in corso per uno dei sette "Mandarinli"
Bonifica in corso per uno dei sette "Mandarinli"
«A luglio il primo trenino salperà per il Madagascar»
Le rassicurazioni della società francese che ha acquistato il vecchio materiale rotabile della Ferrovia Lugano-Pte Tresa
A Molinazzo è in corso la bonifica dall'amianto dei quattordici vagoni. Il presidente di Arterail replica agli scettici: «Ad Antananarivo è stata lanciata una gara d'appalto per l'elettrificazione della linea». Ma i dubbi restano

LUGANO - Con il sorriso stampato sulla motrice i vecchi convogli della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa si apprestano a lasciare il Ticino. Il primo trasporto, via terra e mare, è previsto per metà luglio. Destinazione Antananarivo, capitale del Madagascar, dove è stata loro promessa una seconda vita. Un viaggio annunciato, rimandato e infine accompagnato da un malcelato scetticismo circa il reale impiego dei trenini dismessi e sostituiti dai nuovi tram che saranno presentati ufficialmente sabato 19 giugno alla stazione di Agno. 

La bonifica come condizione - A rassicurare sul fatto che i sette “Mandarinli” (questo il vezzeggiativo dato loro in Svizzera interna) della FLP non finiranno in un cimitero dei treni ad arrostire sotto il sole malgascio è la società francese Arterail. È l’impresa di Lille cui il fornitore dei nuovi tram, la Stadler Rail, ha venduto l’usato. Una prima certezza è che il materiale rotabile lascerà il Ticino bonificato: «Quando abbiamo saputo che sarebbero andati in Madagascar, abbiamo posto come condizione che i treni avrebbero lasciato la nostra officina senza amianto. Per una questione innanzitutto di coscienza» rassicura Roberto Ferroni, direttore delle Flp. 

La prima consegna - Il lavoro di sanificazione è in corso su un primo “Mandarinli” parcheggiato sul doppio binario alla fermata Molinazzo di Bioggio. In concreto, spiega Francesco Camoesa, direttore della Simatech, azienda di Arbedo-Castione specializzata in bonifiche speciali, si tratta di smontare i sedili per poter rimuovere e sostituire il pavimento in linoleum (contenente al suo interno tracce di amianto) su tutti e quattordici i vagoni. Il primo trenino sarà consegnato attorno al 10 luglio, l’ultimo a dicembre. 

Rotta su Anversa e poi in nave - Una volta “pulito”, il convoglio partirà subito per il Madagascar, che dista 9400 km in linea d’aria e parecchi di più lungo il tragitto descritto a Tio/20Minuti dal presidente di Arterail, Jérôme Garcia: «È tutto confermato. Anche se il ritardo, legato alla consegna dei nuovi treni, aveva un po’ inquietato il nostro cliente in Africa. Tutto è stato organizzato per trasportare il treno al porto di Anversa, dapprima su gomma fino a Basilea e poi - ma è un aspetto ancora da definire - lungo il Reno. Una volta imbarcato su nave il carico arriverà a destinazione dopo trenta giorni». 

«Il progetto è lanciato» - Sbarcate in Madagascar le certezze sfumano. Tuttavia Garcia rassicura sul fatto che i trenini della Flp, come pure quelli della Regionalverkehrs Bern-Solothurn (RBS) già consegnati dalla stessa Arterail, torneranno a circolare. «Ad Antananarivo disponiamo di un’officina dove i treni verranno completamente ridipinti, salvo i frontali in bianco, d’arancione, che è il colore del partito del presidente del Madagascar. Si tratta infatti di un progetto presidenziale». Quanto ai dubbi che ancora persistono, Garcia non ne ha: «C’è una gara d’appalto per il rinnovo della linea e per l’elettrificazione. Noi stessi, come Arterail, parteciperemo con la fornitura di materiale per la tecnologia a 1200 volt. La negoziazione è in atto e il progetto è lanciato». 

Si arriverà a un risultato concreto? - Un consulente della Svizzera interna, esperto in ferrovia, ricorda che i progetti di tram in Madagascar esistono dal 2007 e non sono mai cominciati. Diverso altro materiale rotabile svizzero è arrivato sull’isola, dove è parcheggiato ad arruginire. «Già rinnovare i binari e mettere in funzione dei semplici treni diesel sarebbe un exploit - sottolinea lo specialista -. L’elettrificazione complica ancor più la faccenda, non solo in termini d'investimenti iniziali, ancora più elevati, e di manutenzione (uno dei grandi problemi delle infrastrutture in Africa), ma anche perché l’elettricità ad Antananarivo è scarsa e dunque preziosa. Ha senso consumarla per dei tram?». Per ora i “Mandarinli” continuano a sorridere. O è un ghigno?

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