Deposit
ULTIME NOTIZIE Ticino
RIVA SAN VITALE
8 min
«Sono semplicemente allibito»
Lo sfogo del proprietario del veicolo affondato nel Ceresio. «Ragazzate? Non è un'attenuante»
CANTONE
3 ore
«I ticinesi diffidenti all'inizio, ma poi aperti agli stranieri»
Il Delegato all'integrazione Attilio Cometta passa il testimone e traccia un suo personale bilancio
CANTONE
5 ore
Un nuovo presidente per Pro Natura Ticino
Si tratta di Daniel Ponti, che sostituisce Claudio Valsangiacomo
FOTO E VIDEO
BELLINZONA
6 ore
Le macerie dell'ex Macello davanti al Governo
Una cinquantina di persone hanno protestato davanti a Palazzo delle Orsoline durante la seduta di Gran Consiglio.
CANTONE
6 ore
Nicola Respini nuovo giudice del Tribunale d'appello
Il Gran Consiglio ha accolto con 60 voti la raccomandazione della Commissione giustizia e diritti.
LOSONE
8 ore
Il Tram ordina il divieto d'uso dell'ex Caserma
La sentenza è stata comunicata oggi. Soddisfatta la Lega, il sindaco Catarin: «Ne discuteremo domani in Municipio»
VIDEO
RIVA SAN VITALE
9 ore
Ecco il video del furgone rubato e poi affondato nel lago
Il filmato immortala l'ultimo atto della "bravata" compiuta da un gruppo di giovani
CANTONE / SVIZZERA
9 ore
Chef premiati, c'è anche un ticinese
Si tratta di Lorenzo Albrici della Locanda Orico di Bellinzona
CANTONE 
9 ore
Una barriera in panne blocca l’inizio della seduta
Il malfunzionamento della sbarra ha impedito l’accesso al parcheggio riservato ai deputati
CANTONE / SVIZZERA
11 ore
Dopo il temporale di ieri, ecco come proseguirà la settimana
L'ondata di caldo si è bruscamente interrotta grazie all'arrivo dei temporali.
LOCARNO
11 ore
Beach volley di alto livello in Largo Zorzi
Il Coop Beachtour farà tappa in riva al Verbano dal 24 al 27 giugno.
MENDRISIO
14 ore
Doppia cerimonia alla Supsi di Mendrisio
Sono stati consegnati i diplomi CAS (Certificate of Advanced Studies) di Tecnico comunale e in Cooperazione e sviluppo.
CANTONE
14 ore
Coronavirus: in Ticino 19 casi nel weekend
Tranquillità negli ospedali, che ospitano ancora 3 pazienti affetti dalla malattia.
CANTONE
16 ore
«Sono cose che non vorresti mai vedere»
Incidenti mortali, suicidi, omicidi. Il Care Team cantonale ha lavorato duro durante la pandemia
MENDRISIO
18 ore
«È un caso isolato, il disagio sociale non c'entra»
Il capo dicastero sicurezza pubblica Samuel Maffi commenta i fatti accaduti venerdì notte nel parco di Villa Argentina.
CANTONE
18 ore
«A noi giovani piace avere il destino nelle nostre mani»
Il movimento ticinese delle bocce è in fermento e la Federazione svizzera è alla ricerca di giovani leve
BELLINZONA
1 gior
«Inverno infinito, ma ci siamo sempre stati»
Alba Masullo, direttrice della Lega Ticinese Contro il Cancro, fa il suo bilancio dopo mesi e mesi di Covid.
FOTO
CANTONE
1 gior
Nuovi statuti e organi associativi per la Lega dei Ticinesi
Saranno un Consiglio esecutivo e un'Assemblea generale, con a capo un coordinatore, a guidare il Movimento
VIDEO
VERZASCA
1 gior
Auto contro il guardrail in Val Verzasca
C'è un ferito, le sue condizioni non sarebbero gravi
FOTO
LUGANO
1 gior
Benedizione delle barche sul Ceresio
La tradizionale cerimonia si è svolta oggi all'imbarcadero di Lugano.
LUGANO
1 gior
Inchiesta ex Macello: i municipali saranno interrogati martedì
Entrano nel vivo le verifiche ordinate dal Ministero pubblico rispetto alla procedura di demolizione dello stabile.
CANTONE
2 gior
Siete pronti a riaprire l'ombrello?
Da domani in Ticino ritornano temporali e la pioggia ci accompagnerà fino a venerdì tirandoci fuori dalla zona canicola
RONCO SOPRA ASCONA
2 gior
Antonio Ciseri, un itinerario tra edifici civili e religiosi
In occasione del bicentenario della nascita è stato ideato un percorso per scoprire le opere del pittore
FOTO E VIDEO
CANTONE
2 gior
Ecco qui i nuovi treni delle FLP
Presentati oggi ad Agno sostituiranno i “veterani” del 1978. Zali: «Un passo non da poco verso il futuro»
LUGANO
2 gior
La benedizione di barche e natanti sul Ceresio
La impartirà domenica pomeriggio il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri
FOTO
ACQUAROSSA
2 gior
Centauro cade, la moto prende fuoco
Incidente poco prima delle 6 sulla strada cantonale, all'altezza di Lottigna
MENDRISIO
2 gior
La versione degli studenti: niente aggressione alla polizia
I presenti ai fatti avvenuti nelle prime ore di venerdì contestano la ricostruzione su ogni punto.
CANTONE
2 gior
Dal Ticino una mano al Nepal: inviati 20 concentratori d'ossigeno
L'importante donazione per contrastare il coronavirus giunge dall'associazione Kam For Sud
LOCARNO
26.03.2021 - 07:020
Aggiornamento : 09:22

Possono dei ragazzi normali torturare e uccidere senza alcun motivo?

La risposta è sì. A Locarno arriva Nicola Lagioia, l'autore di "La città dei vivi".

Ha trascorso gli ultimi quattro a ricostruire uno dei delitti piu atroci di cronaca nera.

LOCARNO -  “Abbiamo sempre dentro di noi un mostro che esce fuori di tanto in tanto”. Per qualcuno quel mostro è stato talmente grande che ha portato a uccidere. È il caso di Marco Prato e Manuel Foffo, due ragazzi romani che la notte del 4 marzo del 2016 sotto effetto di droghe e alcol, seviziarono brutalmente e uccisero il 23enne Luca Varani, senza un apparente motivo. Un delitto che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro in Italia e che è l’argomento centrale del libro “La città dei vivi”, scritto da Nicola Lagioia, giornalista, scrittore e direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino che domani sarà a Locarno nell’ambito della rassegna “L’immagine e la parola” (rassegna rigorosamente in streaming vedi box in fondo). Ed è proprio all’autore del libro che chiediamo come ci si trasforma in assassini.


Marco Prato, uno dei due assassini

Marco e Manuel erano due ragazzi normali, di buona famiglia. È davvero così veloce il passaggio dalla normalità alla mostruosità? Abbiamo tutti dei piccoli mostri dentro di noi?
“Abbiamo sempre dentro di noi un mostro che esce fuori di tanto in tanto, ma non per ammazzare qualcuno.  Solitamente consideriamo un mostro colui che uccide. Lo facciamo per tranquillizzarci e ci diciamo che non saremo mai come lui. Senza aver bisogno di diventare degli assassini, facciamo spesso e volentieri del male a chi ci sta vicino. Purtroppo ragioniamo in maniera categorica: ci sono i buoni, e ci sono i cattivi. Noi ci infiliamo sempre nella prima categoria. Tendiamo a dimenticare che esistono anche le scale di grigio. Quanto più noi ci autorappresentiamo come vittime, e non anche come persone in grado di ferire, tanto più ci ritroviamo a fare del male senza neanche rendercene conto”.

Si è mai chiesto perché lo hanno fatto?
“Mi sono fatto tante domande. E mi sono dato poche risposte. In fondo la letteratura ha il compito di sollevare domande giuste piuttosto che fornire risposte sbagliate. I libri non servono a dare spiegazioni.  A ciascuno di noi è capitato una volta nella vita di frequentare una persona capace di tirare fuori il peggio di noi o viceversa. Ed è quello che è accaduto a Manuel Foffo e a Marco Prato, due ragazzi che sono contemporaneamente manipolatore e manipolato, incubo e succubo di una spirale che si avvita generando il peggio di sè. Non c’è una spiegazione unica e lineare. Ci sono tanti elementi messi insieme, la droga, l’alcol, i problemi familiari, la frustrazione personale, la casualità di un incontro, che concorrono a far sì che sia successo questa tragedia”.

Come mai il delitto Varani ha appassionato cosi tanto l’opinione pubblica?
“Innanzitutto per l’estrema violenza dell'omicidio. Luca Varani è stato ucciso con oltre 100 colpi tra coltellate e martellate. I carabinieri che hanno avuto modo di vedere il cadavere, quindi persone abituate a fatti cruenti - hanno raccontato che sembrava quasi un’uccisione rituale. Un secondo fattore d’interesse è stata la totale mancanza di un movente. Infine per il fatto che i due assassini erano persone del tutto normali, che fino a pochi giorni prima mai avrebbero immaginato di poter commettere un omicidio del genere”. 


Manuel Foffo, uno dei due assassini

Marco e Manuel, due ragazzi normali, che facevano uso di droghe e alcol. Marco e Manuel secondo lei sono due eccezioni o il fenomeno è molto più diffuso di quanto si creda?
“Quando si parla di droghe si generalizza troppo. C’è parecchia disinformazione, soprattutto fra i giovani. Credo che per quanto riguarda gli stupefacenti a livello d'informazione stiamo come stavamo con l’educazione sessuale negli anni cinquanta. Sarebbe auspicabile una maggiore conoscenza. Già il fatto che consideriamo un tossico, un mezzo criminale, anziché un malato, la dice lunga. I ragazzi fanno uso di droghe. Ci sono quelli che lo fanno per distruggersi, quelli che la usano in maniera consapevole. Le droghe sono tante e non sono tutte uguali. Non facciamo di tutta l’erba un fascio”.

Come giudica il comportamento della stampa italiana di fronte ai casi di cronaca nera
“La stampa italiana purtroppo ha il difetto della fretta. E con la fretta è inevitabile finire per commettere degli errori. Una maggiore cautela sarebbe buona cosa. Ma il vero problema della stampa in Italia è che è diventato sempre più difficile fare inchieste. I giornali hanno perso tanti lettori, quindi hanno meno risorse, e di conseguenze hanno meno soldi. Se volessi scrivere un reportage e avessi bisogno di due mesi per raccogliere tutti gli elementi per la mia inchiesta, nessun giornale mi pagherebbe per due mesi. L’inchiesta dovrò farla a spese mie. Così hanno fatto illustri giornalisti”.

Nel libro emerge anche il peso del giudizio degli altri. I due assassini in carcere si preoccupano di cosa dicono i social su di loro. Marco Prato chiede al padre cosa scrivono di lui su facebook. Manuel Foffo chiede al fratello se la gente pensa che sia gay. Non è preoccupante? 
“Quanto più uno ha una identità debole, tanto più è sensibile al giudizio esterno. In realtà tutti siamo sensibili al giudizio altrui. Oggi però si è arrivati all’esasperazione: l’accettazione di sé passa attraverso un contesto come quello dei social che è un contesto ultraviolento. Personalmente non ho mai visto nella vita reale così tanta violenza verbale e così tanta crudeltà come sui social. I nativi digitali purtroppo crescono con questo modello. Guardo con preoccupazione a queste dinamiche. Ritengo che se la comunità reale in cui viviamo ha delle basi fragili, finisce per dare troppa importanza a quella virtuale. Il problema è che la realtà virtuale non funziona secondo regole di empatia, bensì per ondate di approvazione e disapprovazione violentissime”.


Luca Varani, la vittima. Ucciso a 23 anni

Ha definito la rete “emotività senza freni”.
“Lo abbiamo visto e lo vediamo continuamente: di fronte a un delitto i social fanno uscire il peggio di sè, fanno venire fuori lo schifo degli esseri umani”. 

La violenza piace al pubblico. Piace nei film. Nei giochi elettronici. C’è qualcosa di affascinante anche per lei?
“No, non c’è nulla che mi affascina della violenza. La detesto. E proprio perché la detesto finisco per studiarla. Però c’è una consapevolezza: la violenza è stata per millenni una garanzia della sopravvivenza della specie. L’uomo per sopravvivere doveva essere violento.  Oggi l’essere umano per esistere non ha più bisogno di essere violento, la società si è emancipata dall’istinto di prevaricazione. Eppure ci è rimasto addosso tracce di quella violenza. Dobbiamo imparare ad arginarla e a trasformare la nostra forza negativa in qualcosa di costruttivo”. 

La storia di questo delitto è anche la storia di un ragazzo gay. Quanti pregiudizi ha incontrato nel suo percorso attorno al tema dell’omosessualità?
“Mi ha sorpreso molto il fatto che nonostante i gaypride e i tanti discorsi sull’emancipazione sessuale sia ancora molto diffusa una cultura machista che considera l’omosessualità un problema. Mi ha stupito constatarlo perfino nelle nuove generazioni, solitamente più inclini all’apertura mentale”. 

“La città della gioia” è uno di quei libri che ti porti addosso anche dopo averlo finito di leggere. Lei per quanto tempo si è portato addosso questo delitto?
“Per quattro anni. Mi sono totalmente immerso in questa storia. Mi addormentavo pensando a loro, e mi risvegliavo con lo stesso pensiero. Una volta terminato il libro ne sono stato gettato fuori. Oggi la guardo dall'esterno, e mi sento più lettore che autore”.


Nicola Lagioia
Foto di Chiara Pasqualini

Ospite sabato a Locarno
Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino sarà domani a Locarno per l'ottava edizione de "L’immagine e la parola". Al GranRex incontrerà il direttore artistico del Locarno Film Festival, Giona A. Nazzaro, nell’ambito di una
conversazione dal titolo “La città dei vivi. Reinventare la creazione e la programmazione culturale” che per il pubblico sarà diffusa online sul sito del Festival. Verrà pure presentata la Retrospettiva del Locarno Film Festival, dedicata ad Alberto Lattuada.
Nicola Lagioia (Bari, 1973) ha esordito come scrittore nel 2001 con il romanzo Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). Nel 2015 ha vinto il Premio Strega con La ferocia, (Einaudi). Dal 2010 è uno dei conduttori di Pagina3, la rassegna quotidiana delle pagine culturali trasmessa da Rai Radio 3. Dal 2013 al 2015 è stato uno dei membri del comitato di selezione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, mentre nel 2020 ha fatto parte della giuria del concorso principale dello stesso festival. Ha assunto la direzione del Salone internazionale del libro di Torino nel 2017. 

Marco Prato, uno dei due assassini
Guarda le 4 immagini
Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2021 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2021-06-22 00:15:15 | 91.208.130.86