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«Si cerca la vacanza in Ticino a tutti i costi, e le condizioni meteo non contano più»

CANTONE«Si cerca la vacanza in Ticino a tutti i costi, e le condizioni meteo non contano più»

23.03.21 - 06:00
Boom di prenotazioni. Video intervista a Lorenzo Pianezzi, presidente di hotelleriesuisse Ticino.
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«Si cerca la vacanza in Ticino a tutti i costi, e le condizioni meteo non contano più»
Boom di prenotazioni. Video intervista a Lorenzo Pianezzi, presidente di hotelleriesuisse Ticino.
Tra restrizioni anti Covid e ristoranti chiusi, perché venire a sud delle Alpi a queste condizioni? Su Piazza Ticino si parla della Pasqua che sta per arrivare.

LUGANO - E pensare che fino a qualche anno fa i turisti d’oltre Gottardo erano soliti prima informarsi bene sulle condizioni meteorologiche a sud delle Alpi. E poi prenotare. Con la pandemia questo non accade. Anzi. A poco meno di due settimane dalla Pasqua, oltre il 50% dei letti d’albergo ticinesi è già stato prenotato. Lo conferma Lorenzo Pianezzi, presidente di hotelleriesuisse Ticino, ospite di piazzaticino.ch. 

Sarà una Pasqua con gli hotel strapieni?
«Pare si stia andando in questa direzione. Solitamente in passato a questo punto arrivava solo un 10 o 20% di prenotazioni. Il grosso arrivava con le previsioni meteorologiche favorevoli. Quest’anno, indipendentemente dal tempo, ci sono già state tantissime riservazioni».

Le misure anti Covid non consentono un relax al cento per cento. Che senso ha andare in vacanza in un clima così restrittivo?
«Bisogna rendersi conto che oltre Gottardo l’inverno è parecchio rigido. C’è la nebbia, c’è il freddo. Il Ticino per molti confederati rappresenta la possibilità di vivere un periodo soleggiato. Dal punto di vista psicologico è comprensibile. Ecco perché si è anche disposti a rispettare regole magari restrittive». 

Hotel aperti con tanto di servizio di ristorazione, mentre i ristoranti restano chiusi. Come convivete con questo fenomeno?
«Prima di tutto la differenza sta nel fatto che noi registriamo ufficialmente ogni singolo cliente. Certo, potrebbe farlo anche il ristorante, ma non è così evidente. In ogni caso questa scelta non è stata fatta da noi. Anzi. Noi saremmo i primi a volere i ristoranti aperti. Perché ci aiutano e ci portano clientela. Pensiamo agli alberghi aperti tutto l’anno, che si occupano ad esempio di turismo congressuale o natalizio…»

Lo scorso inverno hanno sofferto tantissimo. E dunque?
«Hanno sofferto anche a causa della ristorazione bloccata. Sotto Natale nessuno voleva venire in Ticino con i ristoranti chiusi».  

Ci sono poi i garni, gli hotel senza ristorante.
In alcuni casi, se c’è un ristorante vicino, si sono create convenzioni. In quel modo il ristorante può tenere aperto per i clienti di quel singolo albergo. Mi spiace però vedere anche tanti turisti che si stanno abituando a mangiare il panino in strada».

A non dovere piangere sono gli hotel stagionali. È così?
«Dopo il lockdown della scorsa primavera, hanno avuto un’estate grandiosa. E anche questa potrebbe essere un’altra grande annata. No, direi che gli hotel stagionali, che rappresentano circa il 50% dei nostri hotel, non possano proprio lamentarsi».

Non avete paura di ritrovarvi dopo Pasqua etichettati come untori che hanno fatto impennare i contagi da Covid?
«Non è una nostra scelta quella di restare aperti. Ci viene chiesto di accogliere il turista e di sensibilizzarlo. Stiamo educando i nostri clienti. Siamo molto attenti sia a colazione, sia a pranzo, sia a cena. Così come in altri frangenti».

Quali sono gli hotel che vanno più forte in questo preciso periodo?
«Quelli a quattro o cinque stelle, dotati di ampi spazi interni. Con centro wellness e ristorante inclusi. Proprio perché c’è un bisogno di sentirsi protetti». 

Tanti turisti circolano senza rispettare le regole però…
«Sono leggende metropolitane. Io non credo che lo svizzero tedesco abbia piacere ad ammalarsi di coronavirus, vedo clienti che rispettano con piacere le regole».

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