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CANTONE 
12.02.2021 - 06:000
Aggiornamento : 08:32

«Niente protesta di piazza. Ma un lockdown va pagato»

La voce dei piccoli imprenditori attraverso il fondatore di un gruppo che su Facebook raccoglie tremila indipendenti

Luca Moretti: «Quello degli aiuti è un ginepraio dove si fanno le pulci ai poveri cristi»

LUGANO - A Cesare, anzi a Luca Moretti, l’essere riuscito ad aggregare tremila persone in Facebook con un gruppo pubblico chiamato “Lavoratori Indipendenti e Piccole Imprese in Ticino”. La difficoltà che sta vivendo la categoria è tema di questi giorni e ci torniamo con chi ha avuto l’idea di dar vita a…

...possiamo chiamarla lobby, signor Moretti?
«La mia idea è che il gruppo continui anche dopo la pandemia. Per diventare una sorta di associazione di categoria. Chiamiamola lobby dei piccoli. Questo gruppo si è prefissato di aiutare gli indipendenti nella situazione del coronavirus. Dalla compilazione dei formulari, alla consulenza per gli aiuti a prezzi simbolici».

Qual è stata la scintilla?
«Direi una personale scottatura. Faccio il consulente finanziario e assicurativo per piccole aziende e due anni fa sono stato fregato da un cliente che mi ha causato una grossa perdita. In quell’occasione ho toccato con mano le lacune del sistema sociale con gli indipendenti».

Poi è arrivata la pandemia…
«La fragilità economica dei piccoli imprenditori è però qualcosa che si trascina da decenni. Il Covid l’ha purtroppo accentuata ed evidenziata. Siamo un cantone che non dà molto retta ai piccoli commercianti, dà più importanza al frontalierato e allo sfruttamento della manodopera a basso costo». 

È vero che la strada per gli aiuti è spesso in salita?
«Mi preme tornare sui nuovi imprenditori. A chi ha avviato l'attività nel 2020 invece di essere aiutato si è ritrovato penalizzato in un ginepraio. Aggiungiamoci che in generale gli aiuti sono lenti, macchinosi, complicati e per pochi grandi imprenditori. È tutto dire dover far capo a un revisore dei conti. Un mio cliente, un altro esempio, si è trovato senza aiuti soltanto perché lo scorso anno ha costituito una Sagl per gestire la stessa ristorazione che fa da vent’anni… È un’assurdità».

Altri aspetti critici?
«Prendiamo l’Indennità di perdita di guadagno, IPG, che è stata strutturata per aiutare soprattutto gli indipendenti. Soltanto che i cavilli sono assurdi… Occorre aver perso il 55% del fatturato. Una soglia che equivale alla morte dell’impresa, quando in realtà un danno per Covid del 20% è già pesante. Ho clienti che non prenderanno nulla perché hanno perso “solo” il 50%. Parliamo di aiuti contro la disperazione, non per guadagnarci».

D’accordo, però c’è anche se n’è approfittato...
«Vero, durante la prima ondata c’è stato chi ha usato questi soldi per comprarsi la Ferrari… Adesso però lo Stato esagera sul fronte opposto, facendo le pulci ai poveri cristi. Per poche mele marce stanno penalizzando tantissimi cittadini».

In diversi puntano il dito contro la politica. È davvero indifferente?
«Io ho parlato a nome del gruppo con sindaci, consiglieri di Stato e in particolare con il presidente del Governo, Norman Gobbi. Ho trovato disponibilità, sensibilità e ascolto. Non è però semplice contrastare decisioni che arrivano da Berna». 

Nel gruppo qualcuno spinge per manifestare il dissenso in piazza. Che ne pensa?
«Non sono d’accordo, perché non sono metodi tradizionali svizzeri. Non funzionerebbe».

Domanda finale secca: sono prioritari oggi gli aiuti o le riaperture?
«Con umiltà non mi arrogo conoscenze sanitarie che non ho e ascolto i medici. Ma la gravità della situazione deve essere direttamente proporzionale agli aiuti. Un lockdown va pagato».

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